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  1. lucio Rispondi
    vivendo in Africa mi viene difficile capire queste stime dell'Istat e l'uso del termine poverta' assoluta che in genere in quest'area viene riservato a persone che vivono con meno di un dollaro e un quarto al giorno. dal sito istat https://www.istat.it/it/dati-analisi-e-prodotti/contenuti-interattivi/soglia-di-poverta vedo che una famiglia composta da una coppia con due bambini di eta' compresa tra 4 e 10 che vive in una citta' del sud viene considerata povera assoluta se spende meno di 1.300 euro al mese. senza alcuna considerazione sul livello di ricchezza patrimoniale della famiglia (casa di proprieta', affitto, mutuo o no). mi pare del tutto irrealistico e sovrastimato: sbaglio?
  2. Gerardo Gaita Rispondi
    Quando si capirà che il problema a monte non concerne una corretta distribuzione della ricchezza ma quello di assicurare la migliore contribuzione possibile al processo di creazione della ricchezza e che il PIL è un indicatore economico quantomeno poco affidabile, essendo costruito in accordo con il punto di vista secondo cui ciò che guida l’economia non è la produzione di ricchezza ma il suo consumo, non sarà mai troppo tardi.
  3. Guido Di Massimo Rispondi
    Combattere solo la povertà degli italiani ignorando gli stranieri non solo è eticamente vergognoso; è anche un errore politico: creare un ghetto di “esclusi per legge” invece di favorire l’integrazione non può che accentuare o creare problemi sociali.
  4. Pentangeli Rispondi
    Grazie, questo articolo è l'ennesima dimostrazione della vetustà dell'indicatore PIL per apprezzare la bontà del progresso di una nazione. Questo indicatore è sempre più irrilevante in quanto, contrariamente agli anni del boom economico dove crescita del PIL andava di pari passo con lotta alle diseguaglianze e cicli keynesiani, ma anche con l'assenza di vincoli di tipo ambientale o etico al consumismo sfrenato, oggi la crescita del PIL si sposa, senza complessi, con la crescita delle diseguaglianze. Sarebbe ora di abbandonare questo indicatore in ambito politico.
  5. Ciro Rispondi
    Ovviamente, pur valutando i dati su cui si basano queste autorevoli considerazioni in buona parte corretti, volevo far sommessamente notare che in molte grandi città dell'Italia meridionale (Napoli, Palermo, Bari) è diffusissima la cultura del lavoro nero o, peggio, l'aggregazione di interi nuclei familiari al sistema economico allargato della criminalità organizzata. Questi nuclei familiari, come è naturale, non percependo alcun reddito ufficiale rientrano naturalmente anch'essi nella grande platea di "poveri assoluti", pur avendo un tenore di vita ben al di sopra della soglia di povertà. Chiaramente, non arrivo a dire che sono tutti "finti poveri", ma vi assicuro che se in numeri reali fossero quelli teorici avremmo ogni giorno le barricate in strada. Quel sottoproletariato urbano, a cui mi riferisco, è "povero professionale" motivo per cui preferisce l'assistenza all'occupazione. Con l'assistenza attuale ma, soprattutto, con i futuri strumenti assimilabili (Reddito Cittadinanza comunque declinato) potranno continuare a godere di questo speciale statuto di povertà teorica. Purtroppo, senza efficaci e sofisticati strumenti di verifica del reddito reale molte famiglie "finte povere" continueranno a sottrarre risorse destinabili ai veri poveri.
  6. Mario Angli Rispondi
    Se importi 600 mila poveri in 5 anni, di sicuro il numero dei poveri stranieri aumenta..
  7. Mauro Cappuzzo Rispondi
    Dall'articolo sembra di capire che l'esclusione die non italiani sia un problema solo se si tratta di cittadini di altri stati dell'Unione Europea (quali? Romania, Bulgaria, Polonia?) mentre non sarebbe un problema per cittadini provenienti da altrove. Ma i poveri non sono tutti uguali? Credo comunque che in una situazione di carenza di risorse come quella attuale il principio "prima gli Italiani" abbia una sua giustificazione e una sua logica. Usciti dalle difficoltà nulla vieterà di aiutare anche gli altri.
  8. Fernando Rispondi
    mi piacerebbe togliermi un dubbio: le statistiche sulla povertà ( sul reddito) dei cittadini tengono conto in qualche modo misura dell'evasione fiscale? O forse sono costruite su altri elementi, che la rendono ininfluente ai fini del risultato? Grazie
  9. Arduino Coltai Rispondi
    Di fronte a questi dati verrebbe da chiedersi che senso abbiano le posizioni di chi propone di continuare con l'accoglienza indiscriminata ed incontrollata dei migranti. E verrebbe anche da chiedersi quanto possa definirsi 'di sinistra' la politica di chi, in tal modo, rischia di incrementare continuamente e considerevolmente il numero di poveri nel nostro paese a fronte di risorse che, nonostante la ripresa (alquanto timida per la verità) continuano ad essere molto carenti.
  10. Henri Schmit Rispondi
    Il nazional-populismo è probabilmente il vero collante dei due partiti di governo. Dovrebbero esultare i filosofi dell'identità, dell'omogeneità e della politica come lotta di amici contro nemici, fra noi e loro, in auge negli anni 20 e 30, soprattutto nei paesi germanici, riscoperti nel nuovo millennio e rimessi alla moda fra studiosi. Da un paio di anni il nuovo-vecchio discorso si sta estendono alla politica, alla piazza, alla televisione, ai media. Chi scrive è straniero e sta con loro.