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  1. Luca L. Rispondi
    Una statistica seria sulla povertà si dovrebbe basare su quello che le persone hanno (reddito e capitale) e non su quello che spendono.....quello che spendono riguarda la propensione al consumo e non la povertà..... Dire che si è poveri se non si spendono 1700 euro al mese....mi sembra davvero fuori da qualsiasi logica... Questo tipo di statistica dovrebbe essere assolutamente rivista perché non è assolutamente attendibile.....
  2. Savino Rispondi
    Bisogna battere l'egoismo degli italiani, seme della povertà. Adesso vedrete che, dopo le misure punitive del decreto dignità, gli imprenditori non assumeranno proprio più, nè i precari, nè a tempo indeterminato. Questo si chiama egoismo
  3. EMILIO MENEGHELLA Rispondi
    La crescita del PIL c'è (1,5% nel 2017) ma è inferiore a quella media della UE (2,5% nello stesso anno). Oltre che addebitabile a questo fattore, l'aumento dei poveri in Italia è dovuto al nulla di efficace che si è fatto negli anni della crisi (dal 2007 in poi) per sostenere ed incrementare l'occupazione. Il sistema italiano è complesso nell'incoraggiare la contrattazione di secondo livello (vedi detassazione e decontribuzione) e manca di una reale contrattazione aziendale. Ancora nulla si fa per ridurre il gap formativo tra offerta di lavoro e preparazione delle risorse umane.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Commento i commenti: La retorica a favore dei giovani è spesso abusata. Sono loro il futuro, contribuenti e beneficiari dei servizi pubblici, ma il sistema deve funzionare per tutti, anche per gli anziani, sia come operatori economici sia come beneficiari di una pensione. La differenza fra dipendente pubblico e privato è abissale, perché solo il secondo può perdere il lavoro. Questo dovrebbe riflettersi sullo stipendio: un pubblico dipendente strapagato (criterio relativo ma indispensabile) è un abuso del sistema. Se poi il sistema non funziona nemmeno …. Il criterio vale a più forte ragione per chi percepisce una pensione di anzianità, in particolare se non ha contribuito sufficientemente. Non c'è simmetria fra pensioni troppo alte o troppo basse; serve una pensione sociale minima a prescindere da retribuzione e contribuzioni, mentre al insù dovrebbe valere il limite delle contribuzioni. La pensione eccessiva di un pubblico funzionario è il peggior abuso immaginabile. Una distinzione similare vale per gli investimenti: la bravura del governo e l'efficienza dell'economia si misurano sugli investimenti privati; gli investimenti pubblici non sono vietati e possono servire, ma debito è debito e la differenza rimane: il debito privato ha la sanzione (mal regolamentata) del fallimento, mentre quello pubblico continua a speculare allegramente sperando che l'ombrello dell'UE ripari dal default.
  5. Giovanni Vadalà Rispondi
    Tutti danno la colpa alla C.D. Politica, come se la redistribuzione del reddito potesse essere disposta per legge. I sindacato che vogliono sedere sempre ai "tavoli" nazionali per giocare a fare gli economisti perchè non spingono nelle aziende per rivednicare contratti e adeguamenti salariali?
  6. Gianmario Rispondi
    Desidero conoscere il metodo "esatto" con cui i funzionari dell'Istat giungono a stimare l'indice di povertà. Dato che siamo in un paese caratterizzato da un livello elevato di evasione fiscale e fragilissima cultura del "dato", è urgente chiarire pubblicamente ed in modo formale quale sia la metodica di raccolta dei dati iniziali, la natura degli stessi, la metodica di elaborazione degli stessi, ciascuno dei criteri usati per interpretarli e giungere alle stime finali. Non sarebbe male anche indicare quale sia un indice di affidabilità statistica di tali risultati. Tutto questo sarebbe utile saperlo prima che i risultati siano pubblicati e dati in uso a giornalisti, politici, operatori dei media che non sembrano, in genere, preoccupati di conoscere le fasi di un processo come quello accennato! Grazie!
  7. Michele Rispondi
    Mitica la frase nel sommario dell’articolo: “Serve una ripresa più forte, con politiche redistributive più attente“. Come a dire: caro mio, avresti diritto ad una fetta più grande della torta, ma ora non è possibile; dobbiamo aspettare che la torta si ingrandisca; ma un poco più grande non basta. Ci vuole una torta molto più grande perché tu possa averne una fetta adeguata alla dimensione attuale...
  8. Michele Rispondi
    Numeri che dimostrano - una volta di più - che 20/25 anni di politiche volte alla precarizzazione del lavoro danno i loro frutti: in recessione i poveri aumentano e in fase espansiva i poveri aumentano di nuovo. Quello che questi numeri non dicono (ma altri si) è che anche i ceti medi, in maggioranza, sono stati impoveriti da queste politiche. Così si tira in ballo la globalizzazione, la tecnologia, l’euro, l’Europa.... Tutte sciocchezze. Il punto centrale sono le politiche redistributive (fisco), le regole del mercato del lavoro e l’attitudine (inculcata) all’individualismo, tutte cose che abbattono il potere contrattuale di chi vive del proprio lavoro a beneficio delle imprese e delle rendite
  9. Savino Rispondi
    E' proprio dai dati della povertà che si deduce se c'è crescita o meno, se c'è sviluppo o meno. I ricchi, già quando non ci speculano sopra, hanno vita agiata comunque, con o senza la crisi. Figuriamoci se speculano sulle macerie della crisi, come, pare, stia accadendo. La funzione sociale dell'intera materia economica è migliorare la condizione dei poveri, perchè solo se migliorano i poveri l'economia tira. I poveri da attenzionare oggi sono i giovani, sia da single che con famiglia o convivenza. Ha ragione il presidente di Confindustria Boccia: bisogna smettere di parlare di immigrazione, pensioni e assistenzialismo e concentrarsi sui nostri giovani che non hanno lavoro, non hanno tutele e non vedono futuro proprio sul piano personale. Davanti a loro ci sono generazioni troppo egoiste, pensiamo all'accozzaglia di pubblici dipendenti fannulloni, che continuano a lamentarsi per il salario accessorio o ai lavoratori dell'intero comparto trasportistico, perennemente in sciopero, creando disagio per futili e cavillosi motivi. Sono tutti genitori e nonni egoisti, fautori di diseguaglianze sociali e povertà a discapito dei nostri giovani.
    • Marcello Romagnoli Rispondi
      Il presidente di Confindustria sbaglia quando dice che occorre concentrarsi sui nostri giovani così come occorre smetterla di mettere i figli contro i genitori o i nonni. Non si risolvono i problemi mandando prima in pensione gli anziani dopo aver fatto il contrario solo pochi anni fa. Si risolve il problema tornando a investire (pubblico e privato) per creare nuovi posti di lavoro per tutti. Non si risolvono i problemi di povertà con politiche come quelle del Job Act o dell'aumento dei lavori a tempo determinato poco pagati tanto chiesti e voluti da Confindustria. Non si risolve neppure il problema con le offese tra lavoratori pubblici e privati. Vogliamo scendere su questo piano? I lavoratori pubblici sono tutti o la maggior parte dei fannulloni? Si potrebbe replicare che l'evasione fiscale viene soprattutto dal privato: 1 a 1 e palla al centro. Oppure che ci sono troppi dipendenti pubblici quando le statistiche dicono l'esatto contrario...se le si legge. Basta con queste villanie. Occorre riprendere in mano la sovranità monetaria nella quale il debito pubblico non è debito, se speso per invewstimenti, come per una persona o una azienda, ma un sistema di incentivazione dell'economia che il privato non sa fare. Criticare le altre categorie perchè scioperano è criticare un diritto che la Costituzione italiana da a tutti. Togliere il diritto di sciopero non conviene neppure a lei Sig. Savino.
      • Savino Rispondi
        Non è normale e non è equo che, quando piove, c'è chi ha 5 ombrelli e c'è chi non ne ha neanche uno. Le generazioni che hanno vissuto i tempi d'oro e di spreco in questo Paese si facciano un esame di coscienza (se ce l'hanno la coscienza).