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  1. Riccardo Rispondi
    Articolo discutibile, secondo la logica dell'articolista se non ci fosse stato il piano marshall saremmo rimasti tutti in europa a fare la fame? Invece il piano ha permesso a noi europei di vivere A CASA NOSTRA.
  2. Lucio Guerrato Rispondi
    Avendo lavorato per 40 anni nella cooperazione allo sviluppo posso dire che il ragionamento è empiricamente corretto, ma il PIL in Africa è un'ipotesi più che un dato certo. Poi la ripartizione del PILtra la popolazione è praticamente introvabile. Chi viaggia in questi paesi si accorge del livello di precarietà e miseria in cui vive la maggior parte della popolazione nelle grandi città ed in campagna dove grazie al clima c'è di che vivere ma in cui, lontani da tutto, non c'è alcun avvenirei. La maggior parte dei paesi Africani sub-saheliani non giungeranno mai ad un livello di sviluppo che induca a rendere preferibile ad una larga massa della popolazione vivere nel proprio paese piuttosto che emigrare. Abbiamo versato migliaia di miliardi in Africa utilizzando tutte le possibili forme di aiuto ed i risultati appena percepibili sono fagocitati da una piccola parte della popolazione e in ogni caso sommersi da uno sviluppo demografico fuori controllo. Il linguaggio dei politici, sviluppiamo l'Africa, è basato sull'ignoranza dei fatti e crea illusione (senza contare poi che nessuno valuta i veri costi dei cosidetti "piani Marshall"). So che il discorso è spiacevole in quanto tutti abbiamo bisogno di una soluzione, ma purtroppo questa situazione avrà forse una soluzione a lunghissimo termine (quando diceva Keynes saremo tutti morti).
  3. Pietro Rispondi
    non ho trovato in rete il sondaggio World Gallup Poll -è possibile avere riferimenti per risalire alla ricerca? grazie
  4. guido segre Rispondi
    Suggerisco di analizzare anche la correlazione fra grado di corruzione X GDP/capita e tasso di emigrazione. Il mio sospetto è che un elevato livello di corruzione spinga verso l'emigrazione. Nel caso questa correlazione fosse verificata, è opportuno porsi la domanda di che fare per l'Europa. Forse un primo provvedimento utile sarebbe il blocco, il più esteso possibile, dei conti bancari dei satrapi africani, oltre ad una politica severa (multe) verso le aziende che corrompono in Africa, di qualunque nazionalità esse siano.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Interessante ma non sorprendente la tesi di M. Clemens. Si potrebbe utilmente aggiungere un'analisi delle caratteristiche personali di chi emigra. Le crisi in Africa degli anni 60 e 90 erano molto peggiori dell' situazione attuale, ma allora non c'era internet. Quali le conclusioni? Rinunciare ad aiutarli a casa loro? Follia! Dichiarare la libertà universale a trasferire la propria residenza in UE? Altra follia! Il fenomeno è complesso e necessita misure articolate. Con Minniti l'Italia era sulla strada giusta. Ora rischia l'isolamento, i reflusso della migrazione secondaria, il discredito dei ricollocamenti, la sconfitta nella rivalità con chi seriamente e da decenni prova a stabilizzare e sviluppare i paesi africani. La politica fallimentare della voce alzata per l'immigrazione è solo una distrazione dal vero problema che si chiama fallimento e inettitudine nelle politiche fiscali, economiche e internazionali, coerenti, costanti e efficienti nell'interesse del paese.
  6. Fabrizio Fabi Rispondi
    Articolo importante, da meditare. Gli "aiuti allo sviluppo" devono mirare a sostenere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali; non foss'altro che per costruire una premessa minima per poter fare accordi di regolazione delle migrazioni con governi locali ragionevoli. Per i paesi in cui ciò non sia possibile, meglio niente aiuti allo sviluppo: non resta che "aiutarli a casa nostra" (almeno non saremo complici di dittatori & c.). Ahimé, gli pseudo aiuto allo sviluppo proseguiranno, perché utili a coprire politiche di sfruttamento delle risorse, in combutta con potentati locali.
  7. luigi Rispondi
    Teoria interessante. Ma vale anche nel lungo periodo?
  8. Mario Angli Rispondi
    Conclusioni paradossali: per ''fermare l'immigrazione'' bisogna incentivarla con quote. Pare chiaro che l'obiettivo non è affatto fermarla.
  9. Umbe Rispondi
    Quanto poco basterebbe per affrontare fenomeni anche molto complessi. Curioso invece il fatto che più sono cialtroni più vengono considerati abili a risolvere.
  10. Savino Rispondi
    La politica sull'immigrazione l'ha già fatta Minnniti, conciliando fermezza e accoglienza e abbozzando l'integrazione. Essa andava solo confermata. L'abbaiare di Salvini ha avuto un solo significato: "togliti tu, che mi ci devo infilare io". Non siamo nati ieri per capire questo. Salvini getti la spugna se non è capace a fare almeno quanto Minniti.
  11. Ciro Rispondi
    Ho una domanda: ma perchè solo i paesi EU devono accogliere i migranti africani? Ma quale obbligo sussiste per i paesi europei di accogliere tutti questi profughi? Il diritto internazionale? C'è forse qualche vincolo di diritto internazionale? Ma se questo è il caso, allora perchè paesi come la Cina, il Giappone, la Corea, l'Arabia Saudita, il Quatar (e molti altri) non accettano i cosiddetti "richiedenti asilo"? In questo modo non violano forse il diritto internazionale? Quindi, spiegatemi, per favore, l'Europa rispetta il diritto internazionale e gli altri paesi no? Qualcuno mi può spiegare in merito? Grazie
    • luigi Rispondi
      La contraddizione è che la richiesta d'asilo viene fatta solo quando si mette piede nel Paese. Quindi, prima bisogna salire su un barcone e raggiungere l'Europa, e poi si può fare domanda. Ovviamente dall'Africa si va in Europa, non in Giappone. In realtà anche i paesi asiatici hanno molti richiedenti asilo (dal Myanmar, dallo Sri Lanka, ecc.)
    • mariorossi Rispondi
      L'Italia ha sottoscritto alla convenzione di givevra sui rifugiati, impegnadosi ad accettare le richieste d'asilo. Questa e' legge nazionale e un impegno che l'Italia ha preso volotariamente. La legge Italiana quindi stabilisce che uno straniero che si presenta sul territorio nazionale Italiano ha diritto a richiedere asilo e che lo stato Italialo ha l'obbligo di valutare la richiesta. Sia la legge Italiano che il diritto internazionale, stabiliscono che il diritto di asilo si puo' solo esercitare solo a condizione di provenire da un paese a rischio. Il dovere di accogliere rifugiati e' quindi fortemente dipendente dalla posizione geografica del paese stesso. Stabilire che un migrante in acque internazionali proviene da un paese sicuro e' molto complesso, per cui il rispingimento automatico diventa difficile. Con l'accordo di Dublino, l'Italia si e' impegnata a riprendersi il richiedente asilo se questo lascia il territorio Nazionale. Ma l'obbligo di valutare la richiesta non e' stato creato da questo accordo, risale a molto prima. Ci sono attualmente 65 milioni di rifugiati al mondo secondo l'onu. La stragrande maggioranza non sono in Europa. Negli ultimi 5 anni il numero totale di richieste di asilo In Italia e' 418K, contro 1.687M in Germania e 351k in Francia secondo l'Eurostat. Circa il 40% vengono accolte per vario motivo.