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  1. Condello Giuseppe Rispondi
    L'articolo, molto utile e azzeccato per alcuni aspetti, però non affronta un reale problema. Scusate però, ma pensate che un sussidio alla povertà e al reinserimento lavorativo possa funzionare al Sud? Pensate che col reddito di cittadinanza formato cinquestelle, o col rei accoppiato all'adr si risolverà il problema al Mezzogiorno? A cosa servono Reddito Cittadinanza e potenziamento dei Centri per l'impiego se al Sud mancano la domanda di lavoro e delle imprese e gli investimenti per creare lavoro? Il vero problema è la politica industriale. Poi vengono gli altri due punti. Non mi sembra che questo governo si stia occupando di questa problematica.
  2. Claudio Martinelli Rispondi
    Racconto di un normale giorno di "politiche attive" presso un centro per l'impiego pubblico. Un signore di 56 anni, alcolizzato cronico, si presenta per acquisire lo stato di disoccupazione. E' accompagnato da un operatrice del servizio sociale comunale "Unita' di strada", rivolto alle persone senza fissa dimora.Lo status di disoccupato gli occorre per richiedere l'esenzione ticket al servizio sanitario. Una volta acquisita la sua immediata dislonibilita' al lavoro (did), l'operatore gli deve proporre un "patto di servizio" che preveda l'obbligo di adesione ad una "misura" di politica attiva. Il patto sancisce anche la clausola della "condizionalita". Se il sistema informativo funziona, il colloquio si conclude con la stampa di un certificato di disoccupazione, da consegnare alla Ausl (il che, sarebbe vietato dalla legge, vedasi norme sull'autocertificazione). Si potrebbe continuare...ma sarebbe utile che i decisori politici e gli studiosi di politiche sociali e del lavoro svolgessero ricerche qualitative prima di fare le norme. Interviste, osservazione sul campo ecc.
  3. mimmo Rispondi
    Ma in questo modo restano esclusi coloro che non hanno avuto un lavoro, cioè i giovani
  4. Claudio Martinelli Rispondi
    Gli enti privati non avrebbero convenienza a prendere in carico i beneficiari del rei, in quanto si tratta generalmente di persone che non hanno alcuna speranza di ricollocazione. Inoltre mi risulta che le procedure attuali siano problematiche, gli utenti non ricevono i soldi. Gli operatori assunti per questi compiti dai Comuni con il finanziamento statale, appena ne hanno l'opportunita' cambiano lavoro. Infine, gli operatori dei centri per l'impiego, anche i piu' efficienti, occupano il 90% del tempo lavorativo a combattere contro un sistema informativo elefantiaco e inefficiente. La relazione di aiuto alla persona, e con i datori di lavoro, dovrebbe essere lo strumento piu' importante per ricollocare le persone. Manca il tempo. Le nuove assunzioni saranno solo un tampone. Sulla condizionalita' bisognerebbe fare un discorso a parte e mi dilungherei troppo. Fate ricerche empiriche qualitative, se potete. Intervistate gli operatori. I numeri non servono a nulla per capire i problemi e migliorare le politiche attive. Cordiali saluti
  5. Savino Rispondi
    E' chiaro che gli strumenti già ci sono. Bisogna capire quali sono le aspettative degli italiani, cosa credono gli italiani che sia il reddito di cittadinanza. Perchè potrebbe essersi trattato anche di voto di scambio.
    • Stefano73 Rispondi
      Quindi quando Berlusconi promise di creare 1 milione di posti di lavoro oppure quando Renzi prima delle elezioni europee creò il bonus 80 euro erano tutti casi di voto di scambio ??
      • Savino Rispondi
        Si
      • Condello Giuseppe Rispondi
        Caro Stefano73, il punto è che il reddito di cittadinanza, specie al Sud, può essere soggetto a casi di voto di scambio, specie in territori ove c'è carenza di lavoro nel settore privato, e dove la politica intercetta i bisogni individuali e non collettivi delle persone. Allora, se non si prevedono meccanismi seri, con filtri seri, sì che ci potrebbe essere il clientelismo. E poi nel Sud, ove in molti territori la rappresentanza politica è più frammentata è facile che il rapporto di scambio avvenga. E poi, parlo da meridionale, molti nel Mezzogiorno hanno votato i Cinquestelle per la promessa del Reddito di Cittadinanza. Ciò non è voto di scambio, sicuramente non lo è, ma è chiaro che vi è una domanda politica che al Mezzogiorno, senza un progetto di politica industriale, rischia di essere una classica foglia di fico, o peggio una domanda politica di assistenzialismo, Tanto la politica nazionale per tacitare il Sud ha lasciato che i meridionali emigrassero o avessero degli aiuti al reddito, al Nord andava bene, perché questi soldi erano per consumi di aziende settentrionali. In parole povere lo schema di politica pubblica proposto è vecchio, vecchissimo.