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  1. Francesco Rispondi
    Non sono economista, ma credo che il problema del debito pubblico non sia più tanto una questione economica, ma una questione politica sul futuro dell'UE. L'Unione Europea è un progetto politico, lanciato dopo gli orrori dell'ultima guerra mondiale, al fine di evitare nuovamente queste catastrofi. Su questo l'Unione ha raggiunto quell'obiettivo. Eppure dovremmo sempre tenere a mente che nulla è scontato. Secondo, la storia di Paesi "bravi" e di "monelli" sia falsa. Le colpe dell'Italia sono indubbie. Ma la Germania guadagna eccome dall'UE e non rispetta affatto tutte le regole dell'UE (vedi surplus commerciale); è piuttosto assodato che la crisi greca ci sia costata moltissimo perché è stata gestita più nell'interesse di Francia e Germania che della Grecia. L'Italia rappresenta un ottimo mercato per i suoi partner UE, e finora non riceve soldi dall'Europa, ma paga sia per il budget UE che per i suoi vicini in crisi. Quindi non rappresentiamo ancora tutto questo "peso" per gli altri. Oggi l'Unione soffre effettivamente una grande crisi, anche per ragioni economiche. Solo la volontà politica dei nostri governi potrà scongiurare la sua rottura. Credo che ogni decisione capace di salvare il progetto europeo avrebbe un valore inestimabile e non quantificabile in €, anche se la ricetta adottata non fosse "finanziariamente" condivisa da alcuni economisti. Oggi quindi all'UE servirebbe più visione politica e meno contabilità: ne gioveremmo tutti. E non solo economicamente.
  2. Pentangeli Rispondi
    Nell'idea di una UE coesa e integrata, l'assicurazione comune del debito è giustificata dalla solidarietà alla base di qualsiasi modello welfarista onde colmare asimmetrie strutturali. In particolare, la Germania si avvale di surplus commerciali che già basterebbero a giustificare una redistribuzione, ma anche della sua cintura di paesi slavi dove delocalizza a basso costo con politiche fiscali compiacenti. L'offerta tedesca è la domanda degli altri paesi europei; l'uno non esiste senza l'altro, oppure il mercantilismo è davvero ancora l'idea di economia che abbiamo? (sapore di ortodossia neoliberale). Ricordo inoltre, insieme a PaoloM88, il vantaggio dell'euro che non subisce i normali aggiustamenti di mercato. Stesso motivo per cui l'Olanda, che ha scelto la via del dumping fiscale, dovrebbe partecipare alla redistribuzione. Altrimenti il dumping e gli eccedenti strutturali vanno vietati. L'Unione Europea avrà un futuro politico (e non meramente "economico") se non si ridurrà al giardino del potente di turno, ma se invece riuscirà a stabilire una solidarietà duratura - fiscalità, lotta al dumping, copertura.
  3. Paolo Rispondi
    Ma all'Italia o ai paesi che non ce la fanno crea una limitazione alla sovranità non a favore della UE ma a favore della Cancelleria tedesca? O mi sbaglio proprio? Per me, dato che l'UE non è integrata fiscalmente, vizio iniziale già evidenziato fin dai tempi della Costituzione Europea e mai approvata, occorrerrebbe dotare l'Unione di un sistema fiscale che le permetta, in coordinazione con le politiche monetarie della ECB di affrontare con tutti gli strumenti di tipo macro le questioni dei bilanci dei paesi UE senza imporre nuovi vincoli, costrizioni o forzature che danneggiano la loro crescita economica o le loro possibilità produttive. No di certo alle Salviniane o Leghiste svalutazioni concorrenziali, che non hanno senso nei paesi area Euro e danneggiano il potere di acquisto dei salari interni delle nazioni che svalutano.
    • Serendippo Rispondi
      Però Perotti ammette che con gli eurobond i tassi di interesse sarebbero - con altissima probabilità - molto bassi, favorendo la crescita e rendendo un default altamente improbabile. Quindi perché no? Esiste ancora la politica? Vagheggiamo un mondo a rischio 0 quando in realtà incombono su di noi catastrofi ambientali, demografiche e nucleari; e i mercati non sarebbero in grado di reggere un piccolo rischio calcolato come gli eurobond?
      • Henri Schmit Rispondi
        Il rischio non sono gli eurobond ma è l'Italia, i suoi politici, i discorsi pubblici e i programmi elettorali, le sue politiche fiscali.
  4. Paolo M88 Rispondi
    A mio parere il problema fondamentale, al di là degli aspetti tecnici e delle implicazioni della proposta di Minenna e degli altri economisti, è quello evidenziato nella conclusione dell’articolo. Si tratta cioè di capire se e perché il contribuente tedesco dovrebbe accettare questa o altre forme di trasferimento verso i paesi del Sud Europa. La risposta, ovvia ma dalle implicazioni non banali, è che un’unione monetaria non può funzionare senza trasferimenti dai paesi forti verso i paesi deboli. Se la Germania non è disposta a pagare alcun tipo di costo per restare nell’Euro allora dovrebbe prendere in seria considerazione l’ipotesi di abbandonare l’Euro. Così facendo non dovrebbe più preoccuparsi delle innumerevoli proposte finalizzate ad estorcere “soldi, tanti soldi, al contribuente tedesco”. Ma dovrebbe accettare, al contempo, di perdere i benefici della partecipazione alla moneta unica, ovvero accettare la rivalutazione del Marco e i danni che questo causerebbe alle esportazioni. Si può ritenere che la proposta di Minenna e degli altri economisti sia troppo onerosa per il contribuente tedesco. Ma il problema fondamentale non è che “il contribuente tedesco (tramite il suo governo) non sia disposto ad offrire centinaia di miliardi” ma il fatto che “finora la Germania non abbia offerto nemmeno un miliardo”. I tedeschi non saranno masochisti, ma non possono continuare a volere la botte piena e la moglie ubriaca.
    • Henri Schmit Rispondi
      La questione è quali squilibri o squilibri causati da quali cause giustificherebbero questi trasferimenti. Non è solo la Germania che è reticente, ma altri 17 paesi che più o meno tutti pensano che prima debbano convergere le politiche fiscali nazionali e l'efficienza nella loro attuazione gestita dai singoli governi.
      • Paolo M88 Rispondi
        I trasferimenti sarebbero giustificati semplicemente per sanare l’asimmetria dell’unione monetaria, che attualmente offre solo vantaggi al paese più forte. Ho commentato l’articolo perché mi pare che la posizione dell’Autore, espressa anche oggi su Repubblica, sia invece che i trasferimenti non solo siano ingiustificati ma addirittura dannosi. A mio parere però il paragone utilizzato per supportare questa tesi, cioè quello degli Stati Europei come inquilini di uno stesso condominio, è sbagliato. Se un inquilino virtuoso si trova a fronteggiare delle richieste troppo penalizzanti da parte degli altri condomini può decidere di cambiare casa senza pagare alcun costo. Se la Germania abbondonasse l’Euro dovrebbe invece pagare, come scritto nel commento precedente, un costo molto alto. E questo significa che la permanenza nel condominio offre un grande vantaggio, a fronte del quale però la Germania non è disposta a concedere nulla in cambio agli altri condomini. D’altra parte, se tornare al Marco non fosse ritenuta un’opzione penalizzante, non si capisce come mai la Germania non sia già uscita dalla moneta unica. In sostanza io penso che la Germania dovrebbe concedere qualcosa ai Paesi del Sud e, da questo punto di vista, la proposta di un sussidio di disoccupazione europeo è forse più ricevibile rispetto alle proposte di mutualizzazione del debito. Ma su qualche cosa i tedeschi devono cedere. Come già scritto, non possono continuare a volere la botte piena e la moglie ubriaca.
    • mariorossi Rispondi
      Chiedere alla Germania di uscire dall'Euro e' equivalente a chiedere alla Germania di pagare il debito dei paesi del Sud. Per esempio il sistema bancario tedesco vanta 800bn di attivo sul ECB attraverso la bilancia target 2. Se la Germania laciasse l'Euro questi saldi verrebbero immediatamnete convertiti in una riserva che si deprezzerebbe piu' o meno instantaneamente. Quindi in pratica la Germania regalerebbe qualche 100-300bn (una svalutazione dei 20% mi sembra quasi certa, il 50% possibile) ai paesi debitori... Secondo me sarebbe molto meglio cercare di spingere la politica monetaria verso un paradigma molto meno rigoroso, alzare il target dell'inflazione o aggiungere una componente di full employment come negli USA. In questo modo si potrebbe far passare il costo dai Paesi del Nord ai detentori del debito nominale, che mi sembrano un target molto piu' fair: non vedo perche un operaio tedesco debba pagare piu' tasse per evitare ai ceti abbienti italiani di pagare meno tasse...
  5. amadeus Rispondi
    L'analisi può essere interessante, ma il problema centrale, peraltro ben evidenziato dal prof. Perotti è sempre quello: il moral hazard. Anche ammesso che i tedeschi siano disposti a qualche concessione, magari non così ampia come la mutualizzazione del debito, come fanno a fidarsi in merito alla efficiacia di un simile contratto e alla sua opponibilità nei confronti dei futuri governanti italioti che non lo hanno firmato ? Se basta un Salvini per minacciare di far saltare il banco e tutto il resto ? In fondo basta il precedente storico: l'Italia, grazie all'euro, ha goduto per un decennio di uno spread quasi azzerato nei confronti della Germania: con quali risultati ? Perchè questa volta dei politici italiani, liberi di decidere, dovrebbero comportarsi in modo differente ?
  6. bob Rispondi
    caro professore apprezzo la sia analisi ma gli Stati non sono sono soggetti privati a cui possiamo applicare esempi dell'assicuratore con l'assicurato, questo può farlo una compagnia privata ad un soggetto privato. Gli Stati sono entità politiche e non si può prescindere dalla politica nell'analisi che lei illustra. Un "malato" si cura andando ad analizzare il' origini del suo male. Se ho un tumore ai polmoni il medico per prima cosa mi domanda se nella vita ero un fumatore. Vogliamo analizzare chi ha creato questo enorme debito? Vogliamo, anche considerando periodi storici diversi, perchè l' Italia fino a certi anni, non solo cresceva, ma non aveva un debito così elevato? Poi non solo stagnava ma esplodeva il debito pubblico? Abbiamo prima di tutto la capacità e l' onesta intellettuale di fare una analisi politico-storica critica come lei ha fatto una analisi di numeri? Forse allora potremmo capire perchè i tedeschi si tengono alla larga da noi, giustamente! La Germania è una Nazione, ragiona da Nazione, si comporta da Nazione perchè mai si dovrebbe confrontare con una accozzaglia multiforme di soggetti localistici regionali in cui ognuno tira a campare per se. Ha ragione il tedesco cittadino di una Nazione a non assumersi il debito di un Paese fatto di mille tribù come il nostro
  7. Claudio Rispondi
    Lo spread è in sè stesso indice di criticità e di probabilità di default. Più è alto lo spread e più è probabile l'avverarsi del default stesso. La Germania non è certo masochista, masochista e senza una visione è chi si è inventato il giocattolo dell'euro. Ma il giocattolo dell'euro sta arrivando a finne corsa..
  8. Maurizio Cocucci Rispondi
    Questo articolo conferma quelle che erano alcune mie perplessità scaturite da anticipazioni ascoltando Marcello Minenna in alcuni interventi oltre al servizio della giornalista Milena Gabanelli. Insistere nel richiedere alla Germania la condivisione di rischi così come adottare eurobond è inutile perché non è (solo) una mera questione politica, bensì di vincoli costituzionali. La Legge Fondamentale tedesca (in sostanza la Costituzione) vieta espressamente la condivisione di rischi e l'esposizione a passività che non siano approvate dal Bundestag. Secondo l'art.38 la sovranità compete ai cittadini i quali sono rappresentati dai membri del Parlamento, pertanto nel caso delle finanze pubbliche ogni singolo euro che il governo spende deve essere tassativamente approvato. Gli articoli poi dal 104 al 115 sono in qualche modo più espliciti perché trattano appunto il tema finanze pubbliche ma a questo proposito è più indicativo leggere alcune sentenze della Corte Costituzionale di Karlsruhe, ad esempio quella del 7.09.2011 (v."Bundesverfassungsgericht BvR 987/10" - disponibile anche in inglese) a seguito del ricorso presentato da alcuni cittadini contro le misure di salvataggio adottate dal governo tedesco a favore della Grecia anche se approvate dal Bundestag. In quella sentenza la Suprema Corte ha affermato che la misura rientra nella Legge Fondamentale ma ha anche aggiunto come sia incostituzionale la condivisione dei rischi e l'esposizione a passività derivanti da altre nazioni.
  9. Federico Leva Rispondi
    È evidente che un assicuratore deve avere un premio superiore al rischio, però non è vero che non si possano assicurare singoli eventi disastrosi e rarissimi. Per esempio, Berkshire funge da riassicuratore delle assicurazioni USA contro gli uragani e dice di poter sopportare 400 G$ di danni: https://www.reuters.com/article/us-berkshire-buffett-insurance-idUSKCN1G80RA Ovviamente 2000 G€ di default sono un rischio un ordine di grandezza superiore e quindi servono dimensioni almeno proporzionalmente maggiori. Mi chiedo allora se abbia senso il presupposto scolastico di questo articolo che in UE esistano solo Italia e Germania: la potenza dell'Eurosistema e dell'UE è appunto il fatto di essere ben piú vasti di questi due paesi tutto sommato piccoli.
  10. Giovanni Vadalà Rispondi
    Egregio professore non pensa che abbiamo coltivato nell'opinione pubblica l'illusione che ci sia in un "altrove" un "Panralone che paghi per noi? In fondo è questa la convinzione pre politica e preeconomica che muove tutte le proposte degli scienziatoni. La buona economia del buon padre di famiglia NO! Grazie per il chiaro parlare.
  11. Pier Giuseppe Fontanili Rispondi
    In sostanza i nostri debiti ce li dobbiamo pagare noi, come è giusto che sia
  12. Umbe Rispondi
    Troppi condizionali sia nella proposta dei 4 sia nel suo commento. Stando così le cose, tutto rimarrà com'è. Non sono logica e razionalità a guidare politica ed economia. Basterà uno starnuto dei mercati e...addio Italia, Germania, Francia.
  13. Mario Angli Rispondi
    ''Nessuna ha mai spiegato perché quest’ultimo dovrebbe acconsentire'' Perché a) Trump ormai vuole la guerra commerciale, a causa degli squilibri causati dall'Euro. b) l'Eurozona così com'è non va bene per l'Italia a breve o lungo termine. Quindi salta tutto, i tedeschi tornano ad una moneta rivalutata, si beccano probabilmente una recessione, salta Deutsche Bank con ovvio bailout dal governo tedesco (e vedi come salta il rapporto debito/PIL con quello). Sicuri che i costi di questo scenario siano minori?
  14. Antonio Rispondi
    Tutto eventualmente vero ma l’analisi pecca di un piccolo particolare: l’italia e la Germania non sono operatori privati ne’ tantomeno assicuratori, sono stati appartenenti ad un Unione Económica e Monetaria.
    • Henri Schmit Rispondi
      Appunto. Gli Stati, debitori sovrani nei limiti del patto di stabilità, decidono, in rappresentanza dei loro contribuenti e elettori, delle regole di funzionamento dell'eurozona, anche di un'improbabile riassicurazione reciproca dei debiti nazionali, prodotti da politiche fiscali nazionali, decise da governi legislatori (presunti) eletti dai contribuenti nazionali.
  15. Aldo Rispondi
    Grande professore Perotti! Per fortuna che c'è e scrive per noi queste difficili verità! Aldo da Parma
  16. Bruno Puricelli Rispondi
    Con il coinvolgimento dei cittadini italiani che, anzichè pagare subito in euro una qualsivoglia forma di tassazione temporanea, diciamo fino a 30 anni, sottoscriverebbero il debito con dei "pagnerò" a 30 anni, lo Stato si creerebbe il booster di 400 mlds sul sottostante costituito da tale credito nei nostri confronti. Si tratterebbe di pseudo Cdf a noi intestati per rafforzare il nostro coinvolgimento e, grazie a tale escamotage, i conti dimostrano che otterremmo circa 1500 mlds gratis in 30 anni. Il rischio vero connesso alla nostra partecipazione è praticamente zero. Da subito il debito scende di 400 mlds con tutto quel che segue... Attendo commenti al riguardo
    • Bruno Puricelli Rispondi
      correggo: "sottoscrivessero"!
  17. Henri Schmit Rispondi
    Grande analisi che arriva forse ancora in tempo per interrompere un dibattito pubblico fantasioso sconnesso dalla realtà. Il problema profondo può essere riassunto nella seguente antinomia: gli altri contribuenti ed investitori dovrebbero assicurare un rischio votato esclusivamente dai contribuenti italiani e dai loro affabulatori più o meno eletti che decidono della politica fiscale italiana.
  18. raffaele Principe Rispondi
    E' chiaro che la migliore proposta è quella di non aumentare lo stock di debito, spostando risorse dalla spesa agli investimenti, soprattutto al Sud per sostenere, la ripresa. Ma se ciò è complicato, si potrebbe pensare di spostare annualmente un piccolo stock di debito, più o meno il 5%, in un fondo europeo, garantito da tutti gli Stati dell'area Euro, con garanzie reali (beni alienabili tipo aeroporti, porti, oro della Banca d'Italia ecc.) da parte dello stato debitore. D'altronde è quello che è successo in Grecia, dopo l'intervento della Troika, a prezzi da realizzo, mentre se dati a garanzia prima, si potrebbero stimare a prezzi di mercato, magari rivalutabili.
  19. Guido Iodice Rispondi
    Caro professore, lei scrive: "La proposta assume che, nonostante questo, il contribuente tedesco possa accettarla, per due motivi: (i) il costo di un default italiano è troppo elevato anche per la Germania; (ii) il piano innesta un circolo virtuoso di bassi interessi e alta crescita in Italia, che va a beneficio della stessa Germania." "La proposta assume che gli investimenti pubblici in Italia abbiano un moltiplicatore così elevato che si pagano da soli. Ma se è così ovvio che questo è il caso, perché la Germania dovrebbe opporsi già ora a consentire all’Italia un aumento della spesa per investimenti pubblici oltre i limiti del fiscal compact?" Però il fatto che i tedeschi non ci credano NON implica che non sia davvero così. Se partiamo dall'idea che i nostri investimenti pubblici non avranno mai un alto moltiplicatore, allora possiamo anche chiudere bottega. Mi pare che Tria invece, in modo ragionevole, abbia suggerito di scomputare gli investimenti pubblici dal calcolo del deficit ai fini delle regole di bilancio UE, ovvero la classica golden rule keynesiana. Forse così potremmo dimostrare ai tedeschi che gli investimenti in Italia possono essere remunerativi. P.S. non sono un sostenitore né della proposta Minenna né di questo governo grazie al quale stiamo pagando più tassi di interesse.
    • Henri Schmit Rispondi
      Carlo Cottarelli ieri l'altro su La Stampa spiega perché la tesi del ministro Tria relativa all'esclusione (da che cosa?) degli investimenti pubblici non è convincente e rischia di essere l'ennisima illusione di un paese sconnesso dalla realtà circostante.
    • Saverio Nardini Rispondi
      Guardi che le regole di bilancio UE prevedono già da tempo una differenziazione fra il limite dello 0,5% per la spesa corrente e del 3% per gli investimenti. I problema grosso è che non solo abbiamo dato finora prova di non saper e non voler investire (per cortesia non chiamiamo "investimenti" le spese in edilizia nel 2018 che ci facciamo ridere dietro anche dai coreani), ma di essere intenti persino a DIS-investire (ad es svendendo immobili per poi doverli affittare, o subappaltando servizi sanitari a privati che ne raddoppiano il costo, o parliamo di tutti gli appalti senza gara e quelli irregolari? dei moltiplicatori invidiabili, sicuramente etc...). Cominciamo intanto a farlo il 2,5% di investimenti, DOPO eventualmente potremo parlare di andare oltre, farlo ora sono chiacchiere.