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  1. Mario Angli Rispondi
    Domanda, supponiamo che davvero l'uscita dall'euro sia un regalo ai ricchi. Allora l'elite globalista dovrebbe volerlo a tutti i costi, perché ci guadagnerebbero. O sbaglio? Invece vogliono che l'Italia rimanga nell'euro, rinunciando a un guadagno secondo la logica dell'articolo. Quindi una massa di evasori fiscali sta rinunciando a un guadagno facile? Mah
  2. Asterix Rispondi
    Credo che sarebbe ora di liberarci delle ideologie e ragionare sui fatti. Piani B sull'uscita dall'Italia dall'euro li hanno fatti tutte le banche di affari mondiali, le grandi imprese e molte stati Ester i. Solo da noi non se ne può parlare. Solo Claudio Siciliano responsabile centro studi Consob che scriveva sulla voce per criticare i no euro ne ha recentemente pubblicato uno. Nel suo libro ammette che bagnai e co avevano ragione e prova da tecnico a proporre una italexit concordata con i creditori senza strappi ma costosa per lo stato che dovrà aiutare le famiglie e le imprese in difficoltà. Perché voi della voce, invece che negare che il futuro dell'euro è l'implosione o la fuoriuscita di più stati non provate a commentarlo da tecnici??
  3. Maurilio Menegaldo Rispondi
    Mi sembra che la proposta del prof. Savona attribuisca un ruolo eccessivo al fattore valutario nelle difficolta dell'Italia: in fondo, il boom economico degli anni '50/'60 si ebbe con una moneta forte e cambi molto stabili. Certo, avere un cambio favorevole ha il suo peso; ma mi pare che la perdita di competitività del nostro Paese, più che all'impossibilità di svalutazioni competitive, sia dovuta al fatto che vi è stato negli ultimi un deficit d'investimento nei settori innovativi, quali elettronica e chimica fine, dai quali l'Italia è ormai fuori; si continua poi con modelli organizzativi vecchio stile, e si è spostata una quota considerevole di reddito nazionale dal monte salari e dall redisstribuzione verso il basso verso i profitti e le rendite, anche tramite l'alto ammontare degli interessi sul debito pubblico. A ciò si aggiungano precarizzazione e invecchiamento della popolazione e si vedrà come il mercato interno risulti depresso, mentre si subisce forte concorrenza su quello esterno. Ciononostante l'Italia ha ancora un'ottima bilancia commerciale. Penso quindi che il ritorno alla lira, anche se fosse un caso di successo, risolverebbe solo in minima parte i problemi dell'economia del nostro Paese, dato che rimarrebbero intatti tutti gli altri fattori di debolezza oggi presenti.
  4. Maurizio Cocucci Rispondi
    Non so se meriti tanta attenzione questo "Piano di uscita dall'euro" a prescindere che sia A, B o altro. Già leggendolo fa capire (a chi è competente in materia) che è del tutto irrazionale, è un puro esercizio accademico però privo di basi solide di sostegno che qui sono state in gran parte menzionate. Se vogliamo proseguire a dare la caccia ai 'mulini a vento' si faccia pure ma così non si prenderanno in considerazione i problemi veri ed il Paese non migliorerà di certo. Ma evidentemente c'è chi ha tempo da perdere.
  5. Amegighi Rispondi
    E' molto interessante la posizione di noi cittadini italiani, di cui Savona è ora anche rappresentante. Nei suoi scritti cita che siamo dentro la "gabbia tedesca". Mi piacerebbe sapere di che "gabbia" parla, dal momento che forse siamo dentro la sua, di "gabbia", non permettendo a nessuno di noi di decidere, ma semplicemente mettendoci di fronte al fatto compiuto di mandare in fumo i nostri risparmi di una vita, le nostre pensioni, e il futuro dei nostri figli. Pensa forse che dopo una simile botta, tutto riprenderà come prima, con imprese avanzate tecnologicamente, pronte ad assumere giovani laureati meritevoli e ad investire nella ricerca e sviluppo ? O, invece, capannoni per stampare magliette o fabbricare giocattoli da inondare l'UE ? Perchè, in tutti questi salti finanziari e giri di conti, mi sembra che questi punti siano bellamente glissati e si consideri la gente semplicemente come un numero, un accessorio, direi quasi un "fastidio". L'Economia è Scienza Sociale. Dovrebbe far riflettere questo termine. Non è Scienza sperimentale, e quindi i risultati non sono riproducibili. Ciò implica che tutto quello che dice Savona è appunto una pura ipotesi, un salto nel buio. Anche nella miglior valutazione statistica può andare completamente storta, proprio perchè ipotesi. Ma Economia è Scienza Sociale, dove sociale sta per persone, individui, con una loro capacità decisionale, loro interazioni sociali, individui come società sociali in cui condividere aspetti positivi e no
    • Henri Schmit Rispondi
      Bellissimo commento!
  6. Giovanni Rispondi
    In sostanza il piano prevede di liberarsi dei debiti pregressi per poter liberamente farne dei nuovi. A quel punto chi presterebbe i soldi all'Italia?
  7. Michele Rispondi
    Molte idee Leghiste di questo governo penalizzano i poveri a vantaggio dei più abbienti: la flat tax soprattutto, ma anche l’idea di Tria di finanziare con le imposte indirette la riduzione di quelle dirette etc. Riuscirà il M5S a tenere a freno Salvini e i suoi? Difficile dirlo. Ora ci sarà una breve luna di miele. Poi il governo Conte sarà travolto dalle contraddizioni del Contratto di governo e saranno nuove elezioni nel 2019.
    • Henri Schmit Rispondi
      Condivido il giudizio seconda il quale la pseudo-flat tax e la presenza di Tria siano oltre le numerose promesse senza copertura l'aspetto più grave e preoccupante del programma di governo. Sapranno gli Italiani opporsi a questo evidente regresso sociale? Avranno l'energia dimostrata questi giorni dai Giordani? Quale ruolo quale responsabilità spetta al mondo accademico, agli autodichiarati esperti?
  8. Umbe Rispondi
    Il materiale è a disposizione da 2015. Il fatto che lei non lo conoscesse non signifca che fosse "segreto". Il piano B si chiama B perché è messo a protezione tecnica del piano A che è la vera politica proposta. Se non lo conosce posso indicarle dove trovarlo.
  9. Guido Rispondi
    Il Piano "B" probabilmente è stato messo nero su bianco solo come moral suasion se non fosse stato possibile il piano "A"; inoltre un bravo economista studia sempre i rischi massimi da "Cigno Nero", studiare il worst case non implica volerlo necessariamente, anzi...la finanza si basa proprio sull'analisi dei rischi per qualsiasi decisione futura. L'Europa così come è non va bene, va cambiata il che non vuole dire Italexit come sostengono i catastrofisti
  10. Massimo Tozzi Rispondi
    SI parla di debito pubblico e non si dice niente e ci si dimentica di tutti quelli che come me hanno un mutuo erogato in EURO, che dovrò restituire in EURO. Sono nei guai.
  11. Henri Schmit Rispondi
    Si Savona è questo. Temo che sia purtroppo il meno pericoloso, il più"rassicurante" dei cinque ministri più importanti del nuovo governo. Salvini, amico di Len Pen, Brennan, Putin, Orban, rovinerà quel poco di fiducia che rimane da parte dei partner europei, Di Maio è troppo debole, troppo inconsistente per frenarlo, Conte non conterà, e Tria aggiunge al programma e alla squadra euroscettica l'avallo governativo della flat tax "non per favorire il reddito delle famiglie e delle imprese (sic), ma per rinforzare la produttività del capitale e delle risorse umane con l'effetto di incentivare indirettamente anche gli investimenti" (LeFormiche di qualche mese fa). Davanti a questi programmi allucinanti (da drogati), il mondo accademico ha una grave responsabilità, di cercare, spiegare e diffondere la verità, cioè i rischi che queste idee, se realizzate, rappresentano per la tenuta dei conti, i rapporti internazionali e il benessere degli Italiani.
    • Motta Enrico Rispondi
      Del commento di Henri Schmit mi sembra molto interessante l'affermazione che "il mondo accademico ha una grave responsabilità,...". In effetti su temi come l'Euro, il debito pubblico, e (molti) altri regna la più totale confusione a livello teorico e accademico, e qualsiasi uomo politico può trovare sostegno ai propri programmi bislacchi in un economista più o meno famoso. È come se gli astrofisico discutessero ancora tra modello eliocentrico e geocentrico, oppure i biologi tra darwinismo e lamarckismo. I casi sono due: o tra gli economisti c'è un sacco di ignoranti, oppure le posizioni in questa materia sono nient'altro che opinioni prive di valore.
    • Henri Schmit Rispondi
      Dopo l'intervista del ministro Tria sul Corriere della Sera correggo il mio (pre-)giudizio da negativo in provvisoriamente positivo. Sulla copertura delle politiche del governo, sul deficit e sul debito, sull'importanza di una politica fiscale favorevole agli investimenti, ritengo che siano esattamente le idee che servono, per inquadrare le politiche future, per rassicurare i mercati, per far scendere lo spread, freno dell'attività economica e penale sui risparmi.
  12. Savino Rispondi
    Se a Savona non piaceva l'Euro dall'inizio poteva ben evitare di far parte di un Governo che faceva i trucchi contabili per, qualche anno dopo, entrarvi. Negli anni '90, infatti, non avevamo dignità di stare nemmeno nella zona pre-Euro e, probabilmente, dovevamo fermarci a quello stato di fatto per ragionare sui nostri problemi. A distanza di un quarto di secolo, dopo che la frittata è stata fatta, Savona, a 81 anni, fa la parte del pentito e si butta col nuovo che avanza di Salvini e Di Maio. Ad una classe dirigente che così tanto male ha fatto in passato all'Italia non dovrebbero essere permesse queste sette vite.