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  1. Federico Leva Rispondi
    Avevo notato anch'io l'assillante ricorrere dell'"occorre". Ma l'ho interpretato in maniera opposta: è un sintomo di appartenenza all'establishment e di totale continuità. "Occorre" è la parola delle impotenti enunciazioni di principio. Per esempio, è tipica dei discorsi di qualsiasi Presidente della Repubblica. Ecco una dichiarazione in cui ce n'è uno ogni due frasi: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Discorso&key=149 Ben tre in un discorso di una paginetta: http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Comunicato&key=3057 7 in un messaggio di fine anno: http://presidenti.quirinale.it/Scalfaro/documenti/sca_disc_31dic_94.htm L'analisi linguistica ci dice che il governo sventolerà molte bandiere ma concluderà poco o nulla. La speranza è che, come sempre, il programma sia carta straccia.
  2. Savino Rispondi
    Dati Urispes: 6 milioni di doppiolavoristi in nero e 2.350.000 pensionati che svolgono una attività in nero, il tutto sottrendo lavoro ai nostri giovani.
  3. MTJ Rispondi
    Disciplina, serietà, meritocrazia, autocritica, buona volontà, ascolto. Sono (anche) queste le parole che dovrebbero essere frequenti nel lessico della politica di qualità. Non è così e, temo, non lo sarà.
  4. Savino Rispondi
    Assieme alle notizie preoccupanti di poliotica ed economia leggo anche che metà degli italiani andranno in vacanza quest'estate. Hanno protestato una domenica sola e per loro basta questo. Hanno lasciato l'Italia un mare di guai per le loro scelte e ora se ne vanno in vacanza.
  5. Marcomassimo Rispondi
    Dopo la crisi del 2007 il tasso di disoccupazione in Italia è rimasto alto; molta gente ha perso il lavoro ora si arrangia alla meno peggio; alcuni sono emigrati; certo è facile per un professore o anche uno studente bocconiano mettersi dalla parte (e magari anche al soldo) dei potenti e parlare con snobismo della massa becera, ignorante e passiva che cerca assistenzialismo; però, forse farsi un giro fra le periferie potrebbe essere a volte più istruttivo che rivoltare carte e statistiche; Keynes sapeva bene che il cosiddetto libero mercato è intrinsecamente incapace di generare la piena occupazione e che lo stato a volte ha il dovere di far ripartire la macchina; che non tutto lo statalismo è di per sè dannoso; certo il povero Keynes mai avrebbe potuto immaginare un l'incubo di un mondo come quello odierno; strapotere della finanza, debiti pubblici stabili ad alti livelli per decenni e tendenzialmente per secoli, diseguaglianze assurde e in più il pasticcio di una moneta senza stato che genera naturalmente squilibri; al vedere questo spettacolo irreale gli sarebbero venute meno le speranze forse avrebbe compiuto gesti inconsulti; direi di non affibbiare alla gente della strada colpe che non sono sue e le responsabilità di un sistema di cui non sfrutta certo vantaggi.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Interessante la key word analysis in un teatro politico dove prevalgono discorso, comunicazione, apparenza, promesse su atti, fatti, adempimento e realizzazione.
  7. Giuseppe Rispondi
    E' notorio che entrambi gli schieramenti abbiamo raggiunto il loro obiettivo di governo con false promesse. Appare evidente che chi lavora dovrà farsi carico anche di chi aspetta l'assistenzialismo promesso durante le elezioni. Sarà un ulteriore incentivo all'aumento dei fannulloni. Giovani con la buona volontà preferiscono il lavoro anzichè prendere la disoccupazione dall'Inps.
  8. Egisto Rispondi
    Bellissima ed interessante idea. Ottima l'analisi. Le propongo di valutare uno studio simile anche per i curricula dei nuovi ministri (e anche ai sottosegretari?), così da individuare quali sono stati gli aspetti nelle esperienze lavorative e di studio che ne hanno permesso la selezione. Uno studio del genere forse aiuterebbe ulteriormente a capire questa alleanza giallo-verde
  9. Giuliano P Rispondi
    L'idea che tutto si possa fare senza indicare le risorse ci porta ad una sola conclusione: il debito pubblico crescerà, in barba alle future generazioni che si vedranno appesantite da un fardello insostenibile. La nostra generazione verrà maledetta in futuro dai nostri figli, nipoti e pronipoti.
    • Marcomassimo Rispondi
      Ma, sai il debito degli stati è SEMPRE esistito; dopo la prima e dopo la seconda guerra mondiale l'Italia, come tutti gli altri Stati, si sono ritrovati con debiti devastanti; però dopo qualche anno ne sono usciti; per questo che non stiamo qui a pagare in Italia il conto, sicuramente salato dei 100.000 scudi romani della battaglia di Canne; il fatto nuovo è che con l'ordine monetarista-liberista globale il debito pubblico (e per la verità anche privato), della maggior parte dei paesi avanzati, è divenuto una costante, un pilastro del sistema da cui uscire è praticamente impossibile; qualcosa che si estende per decenni e tendenzialmente per secoli è probabile che all'alba del 2° secolo del millennio, qui come negli USA, staremmo ancora a pagare gli interessi delle spese pubbliche folli degli anni 80'; anni che guarda caso corrispondono all'avvento del Reganismo ed alla prima fase della affermazione del nuovo ordine liberista. Quindi quando le Vestali del Pensiero Unico (spesso lautamente prezzolate da interessi potenti) vi parlano di debito, abbiate uno sguardo più lungo e storico e considerate tutte le variabili in giuoco e pensate che nessun Pensiero Unico nella Storia considera di norma un problema da tutti i suoi punti di vista perchè ovviamente non ha INTERESSE a farlo.
  10. Savino Rispondi
    Italiani, soprattutto al sud, ma non solo, troppo legati ad un'idea di Stato-mamma Così, tutto è dovuto: il reddito, la pensione, la casa, i contributi UE, statali o regionali, l'esonero dal ticket sanitario, la borsa di studio ecc. La globalizzazione e l'allargamento dell'area UE hanno smascherato e reso nudo l'italiano medio evidenziando i propri vizi e l'inesistenza di responsabilità
    • alesssandro bortolini Rispondi
      Sono d'accordo con la sua osservazione.. Diamo la colpa del nostro disastro alla UE, alla Germania e all'euro, quando in realtà siamo vittime delle nostre manchevolezze. Una classe di governo miserabile ha ridotto il Paese in uno stato pietoso. Abbiamo avuto a disposizione un ventennio di tassi ai minimi storici e potevamo fare riforme radicali per recuperare il gap di produttività, per riformare la giustizia, la pubblica amministrazione, il fisco e ridurre il debito. Nulla è stato fatto.