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  1. Enrico Rispondi
    Lei pensa che la mancanza di consapevolezza del fine-ricreazione sia da attribuire agli italiani "in toto", ai poveri od ai ricchi? Non sarà, come dice all'inizio, che non siamo uno stato "etico"? Condizione difficile da cambiare nella situazione da lei fotografata (giusta e condivisibile), le soluzioni possibili sono poche ed inuattabili data la scarsa popolarità che darebbero al politico che tentasse simili passi. Anche se il medico pietoso fa la piaga purulenta è, purtroppo, quello di maggior successo, con l'aqgravante della falsa pietà usata per fini che ci portano alla situazione in cui ci troviamo. Senza (quasi) via di scampo.
  2. Michele 2 Rispondi
    I grafici sarebbero stati piu' efficaci se gli assi verticali avessero avuto la medesima scala, particolarmente in figura 2. Comunque grazie, molto interessante. Fa specie vedere nei commenti che molti hanno gia' tutte le spiegazioni pur non avendo analizzato i dati.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo, interessante e utile, anche nella parte comparativa. Il titolo forse promette troppo: l'analisi tratta del come e del quanto, non del perché. I commenti di Savino e di Michele danno risposte opposte ad una domanda che non può rimanere inevasa. Penso che il liberalismo vero, progressista e sociale, sia stato soppiantato da uno stupido, ignorante ed arrogante liberismo, contrastato male da un'ideologia sindacalista, neo-protezionista e dei diritti acquisiti altrettanto cieca.
    • Savino Rispondi
      Ogni cultura riformista è stata travolta o dall'ignoranza o dall'egoismo
      • Henri Schmit Rispondi
        Concordo.
    • Michele Rispondi
      Caro Schmit leggo sempre con interesse i suoi commenti, di cui la ringrazio. Mi permetto una osservazione: il “liberalismo vero” è un po’ come il “comunismo vero” dei nostalgici, delusi dal socialismo reale del URSS, che quindi invocavano un mitologico “comunismo vero”, mai esistito e probabilmente impossibile. Un po’ come il “liberalismo vero”.
      • Savino Rispondi
        Siamo una società ancora troppo benestante per invocare alternativamente le riforme di un "liberalismo vero" piuttosto che quelle di un "comunismo vero". Credo che il primo passo da fare sia quello di demitizzare la "protesta ad ogni costo" dei nostri tempi, che non mi risulta figlia dell'indigenza, bensì di un rancore per il mancato raggiungimento di facili guadagni o futili mete.
      • Henri Schmit Rispondi
        Concordo. Ma si tratta di una consapevole revisione, oggi si dice anche di un revisionismo, dell'ideologia liberale, o di un ritorno alle fonti del pensiero liberal-democratico, fondato su un paradosso, di cui il liberismo e lo statalismo sono le due versioni unilaterali, entrambe incomplete, anzi contradditorie, portando in se il germe della loro autodistruzione. I "classici, Locke, Rousseau, Condorcet, ciascuno a modo suo, avevano capito questo. I grandi teorici di oggi sono meno grandi, si limitano a difendere o a ricordare l'importanza di una della due "esigenze" (la libertà, il mercato; o l'uguaglianza e l'equità) dimenticando che da sola senza l'altra porta al disastro.
  4. Michele Rispondi
    Il primo responsabile di questi andamenti sono le politiche del lavoro perseguite da 25 anni a questa parte, il colpo finale lo ha dato il jobact: flessibilità a dosi massicce che si è trasformata in precarietà e quindi redditi più bassi. Senza che la produttività sia migliorata. Colpa delle imprese che hanno sfruttato la flessibilità solo per fare più profitti, pochissimi investimenti, focus su monopoli naturali e locali e molte cessioni a imprese estere. La conseguenza è il declino del paese nel suo complesso.
  5. Giampiero Rispondi
    Una domanda: quanto contribuisce la immigrazione ad abbassare i valori dei redditi bassi? E' chiaro che "importando povertà" i redditi nel primo decile calano. Si tratta di influenze quantitativamente rilevanti?
  6. Giovanni Rossi Rispondi
    In uno stato " etico" i fattori di equilibrio della disuguaglianza sono posti in atto da parlamenti e governi che emanano leggi strutturali che intervengono su welfare,fisco,efficienza e quindi produttività della PA ,sulla magistratura contabile e su quella ordinaria; non ultimo infine, sull'istruzione.In un paese di raccomandati in cerca di " raccomandatori", la forbice sociale si è allargata, dell'ascensore sociale nessuna traccia , la carta stampata non racconta i fatti, ma si schiera come mero suggeritore di una parte contro l'altra. In tutto ciò il calo demografico ed il mancato controllo dell'immigrazione, peraltro inevitabile e indispensabile, visto l'invecchiamento della popolazione italiana, hanno facile gioco i demagoghi alla Salvini, Meloni ed i 5S che invece di collaborare per una corretta politica degli afflussi migratori, speculano sulla rabbia cieca italiani che abboccano all'amo. Il " renzismo " al tramonto, trafitto dalla realtà ed i reduci della post sinistra radical chic che propugnano ricette economiche poco credibili, insieme alla solita cialtroneria della maggioranza degli italiani, non promette miglioramenti all'orizzonte; qui il problema non sono solo le ricette economiche, ma la mancanza di consapevolezza che la ricreazione è finita da un bel pezzo
  7. Michele Rispondi
    Il primo responsabile di questi andamenti sono le politiche del lavoro perseguite da 25 anni a questa parte, il colpo finale lo ha dato il jobact: flessibilità a dosi massicce che si è trasformata in precarietà e quindi redditi più bassi. Senza che la produttività sia migliorata. Colpa delle imprese che hanno sfruttato la flessibilità solo per fare più profitti, pochissimi investimenti, focus su monopoli naturali/giuridici locali e molte cessioni a imprese estere. La conseguenza è il declino del paese nel suo complesso.
  8. Marcomassimo Rispondi
    Questo articolo fa capire anche il perchè della ripulsa verso gli immigrati, i quali sono considerati come persone ancora più povere con cui dover condividere la propria povertà col pericolo concreto di vederla aggravata
  9. Andrea Rispondi
    Ottimo articolo. Sarebbe bene che anche i nostri politici lo meditassero perché le cure per diseguaglianza sono assai diverse da quelle per la povertà. Nel caso di questa parlare di diseguaglianza è demagogia. Immagino che il nostro debito pubblico (che va tassativamente ridotto) assorba ricchezze (Interessi) che limitano redditi classi medie e medie-alte, riducendo i consumi e dunque possibilità di reddito dei poveri. Sono equilibri difficili da determinare, ma i politici sembrano cavalcare elemosine e progetti faraonici. Sono solo fuochi di artificio.
  10. Savino Rispondi
    La disuguaglianza aumenta perchè il modello di cambiamento che vogliono gli italiani altro non è che la conservazione dell'esistente. Un governo del cambiamento per gli italiani è stile DC, cioè rassicurante per mantenere dentro il materasso tutti i risparmi accumulati, alla faccia dei veri disperati e dei giovani riders che devono fare 4 lavoretti in contemporanea per guadagnare 800 euro. Avete visto quel bancario che non è riuscito ad incassare il 2 miliardi di lire depositati da suo nonno i Svizzera ed "ereditati"'?