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  1. Lorenzo Rispondi
    La mia impressione è che l'Europa che abbiamo conosciuto e partecipato fino ad oggi sparirà. Non perché sparirà l'idea d'Europa, ma perché alcuni paesi, tra cui l'Italia, non riconoscendosi più in essa, finiranno ai margini. Ai margini degli interventi, ai margini delle presenze, ai margini delle attività di lobbying. Si vede già sulla questione dazi americani. L'assenza dell'Italia, una volta impensabile e che avrebbe creato un vuoto assordante, è praticamente ignorata. Un quarto di secolo dominato sulla scena dall'uomo di Arcore ci ha ridotto a questo: ininfluenti.
  2. Henri Schmit Rispondi
    L'articolo descrive bene la situazione attuale, una fase di ridefinizione o di ricalibro delle politiche europee, sotto il profilo delle spese e delle risorse. La nuove politiche menzionate non sono finora comuni ma di natura cooperativa. Il volano che dovrebbe interessare l'Italia è ovviamente una politica comune dell'immigrazione. Il contesto è più maturo che mai prima, ma manca una strategia, una proposta, manca l interlocutore italiano. Il secondo blocco è più incerto. Il presidente francese sta gradualmente ridimensionando le sue idee iniziali. L'ora è quella del realismo. Inutile parlare di un ministro europeo delle finanze senza precisare i suoi compiti e quindi i poteri dell'UE di fronte ai singoli paesi; è ovvio che ci potrebbero solo essere maggiori costrizioni per le politiche fiscali nazionali. Quindi l'unica cosa da fare a livello nazionale è di proseguire con gli sforzi di convergenza. Per l'Italia questa significa sempre la stessa cosa: pareggio di bilancio, controllo della spesa, miglioramento della fiscalità, della competitività, della produttività, e riduzione del debito. Senza questo non ci può essere alcun progresso verso una maggiore integrazione europea. Serve più Italia.