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  1. Sergio Bevilacqua Rispondi
    Giubileo entra nel merito del dibattito che la politica ha imposto ai tecnici. Finalmente ci si pone il problema del rinnovamento dei CpI abbandonati a se stessi dopo lo smantellamento delle province. Giubileo formula alcune ipotesi di modelli possibili e di impatto sull'organico dei futuri CpI coinvolti nella gestione del paventato reddito di cittadinanza. Bene, perché sblocca un dibattito impaludato sul ruolo del pubblico e del privato. Aggiungo alcuni temi. Uno dei punti di debolezza storici dei CpI è il rapporto con il sistema azienda. Se ne parla anche nei commenti al post. Però c'è un ambito pubblico che ha una storica relazione con questo sistema, sono gli assessorati regionali allo sviluppo. E' necessario che le stanze di chi si occupa di lavoro dialoghino con le stanze di chi si occupa di sviluppo. E questo Boati è possibile da domani se c'è la volontà politica di farlo. Secondo tema: esiste una sperimentazione che ha preceduto il reddito di cittadinanza ed è il cosiddetto SIA - sostegno all'inclusione attiva. Uno dei limiti più significativi ha riguardato l'integrazione, da sempre difficile, tra politiche sociali e del lavoro. Vogliamo valutare cos'è successo imparando dagli errori. O corriamo il rischi di riproporli nella gestione del REI - reddito d'inclusione e poi in futuro nel reddito di cittadinanza? Valutare l'efficacia dei servizi aiuterebbe tutti a crescere, ad iniziare dai CpI
  2. Marco Rispondi
    Nella tabella si propone un idealtipo di CPI con 7 operatori di cui solo 6 dedicati all'utenza. Moltiplicato per 600 CPI, si vorrebbe far credere che con 3600 operatori si riuscirebbe a far fronte ai 2835000 (istat febbraio 2018) disoccupati presenti in Italia? Cioè ogni operatore dovrebbe gestire 787 utenti? Cioè con 30 ore a settimana di lavoro in quanto tempo lì vede tutti almeno 1 volta per 1 ora?
  3. Paolo Rispondi
    Trovo che sia molto più appropriata, senza tante complessità, la strategia suggerita da Poletti: giocare a calcetto. Metafora per "relazionarsi"..
  4. Mauro Boati Rispondi
    Una suggestione che stimola due riflessioni.1) Come mai si pensa al rafforzamento dei CPI (sacrosanto) sempre slegato dall'organizzazione della rete di operatori pubblici e privati introdotta dal Jobs Act? Oggi la "rete" è un elenco su di un foglio ma non esistono interazioni, divisione di compiti, flussi governati di informazioni. Utilizzare le forze già disponibili mi pare più veloce che riorganizzare completamente i CPI; cosa comunque da fare. 2) Investimento economico a parte, quanto tempo si può prevedere per la messa a regime della riorganizzazione suggestiva presentata. Le ultime riorganizzazioni dei CPI hanno dato (o non dato) esito dopo una decina d'anni. Cominciamo a far funzionare quel che c'è ... e in parallelo .....
  5. Franco Rispondi
    Valuto che il dott. Giubileo abbia molto semplificato la situazione istituzionale attuale dei CPI. Sono necessari CPI efficienti al di là del Reddito di cittadinanza. Condivido la centralità dell’aspetto commerciale nelle politiche attive del lavoro. I CPI hanno due clienti: le aziende che vanno ricercate per classificare la loro domanda di lavoro; le persone che vanno convinte che i servizi del CPI collocheranno la loro offerta di lavoro. Penso che il CPI pubblico non è costitutivamente idoneo a svolgere attività commerciali. Non sono le abilità commerciali il centro dell’attenzione dei concorsi pubblici per esami. Né ho informazioni che la reputazione di quei centri in termini di politiche attive sia maggiore di quella di analoghi operatori privati. Considero che esistono 20 sistemi regionali di servizi per il lavoro, né mi pare che l’ANPAL vada oltre un tenue coordinamento. Non sono pessimista. Prima o poi avremo consapevolezza che, finito il tempo del collocamento obbligatorio, i CPI pubblici e privati dovranno assumere un ruolo nella intermediazione del lavoro. Farlo attraverso il passaggio dal Reddito di cittadinanza è probabilmente il modo più oneroso, ma se non ci si riesce in altro modo, ben venga
  6. Antonio Rispondi
    Il costo annuo stimato per le figure professionali dei Cpi mi sembra molto poco credibile.
  7. enzo Rispondi
    Quali sono gli obiettivi prioritari ai quali dovrebbe rispondere una riforma del sistema pubblico al servizio del mercato del lavoro? Conosciamo i problemi, esiste una domanda di lavoro che trova difficoltà ad essere soddisfatta a causa di barriere di tipo informativo, formativo, geografico. Credo che un sito istituzionale ben fatto contenente un data base con i curricula di disoccupati, in cerca di prima occupazione e lavoratori, facilmente aggiornabile da parte degli stessi fruitori, valido su scala nazionale e con alcuni indicatori specifici : ambito territoriale accettabile, disponibilità alla formazione ecc. sarebbe auspicabile.Il sistema dovrebbe anche essere collegato al sistema formativo, per favorire la riqualificazione verso i settori professionali con domanda di lavoro ( anche se possibile con corsi di alcuni mesi) e con servizi atti a favorire la mobilità , come ad esempio agevolazioni sia nel servizio che nei costi della ricerca di alloggi.
  8. Savino Rispondi
    Il familismo amorale e l'assoggettamento supino clientelare degli italiani ha, in un colpo solo, scavalcato le criticità citate ed altre non citate. Per gli italiani, infatti, il lavoro si trova con conoscenze e raccomandazioni. Bypassati completamente la fase dei master, i CPI, gli psicologi del lavoro. Checco Zalone docet. Allora perchè meravigliarsi di una società arretrata e provinciale, che vuole risolvere la decennale crisi globale con l'assistenzialismo della Balena Bianca?