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  1. micheledisaverio Rispondi
    se invece delle pizze cominciano a trasportare persone,. abbiaamo gli uomini-cavallo indiani di cui parla Dominique Lapierre nella Città della Gioia... tanto vale pagare a chi non ha reddito un sussidio per starsene direttamente a casa. è più dignitoso per tutti, e per non portare il lavoro ai livelli della schiavitù
  2. Savino Rispondi
    Si intrecciano questioni macroeconomiche, microeconomiche e giuslavoristiche. Nel senso che, un lavoretto non può, per definizione,essere considerato la fonte di sostentamento esclusiva di un soggetto o di una famiglia. Quindi, o lo si disciplina per quello che è, cioè attività complementare, oppure, quando è lo stato di necessità a fare di un ragazzo un rider, lo si integra con welfare appropriato e riqualificante. Fermo restando l'evidente problema di opportunità per alcune generazioni, laddove quelle precedenti, meno titolate, stanno palesemente abusando di posizioni regalate.
  3. bruno perin Rispondi
    E' indubbio che il lavoro prestato nel terziario legato ai servizi "smart", porta con se una inevitabile dose di iperflessibilità, senza la quale non nascerebbe l'impresa. Ad oggi solo le imprese hanno manifestato tale bisogno, pianificando l'organizzazione del lavoro e il suo rapporto su parametri di intermittenza, mentre i sindacati lo hanno subito senza un'adeguata analisi di nuova possibile tutela. La dimostrazione è il tentativo permanente di trasformare il rapporto in forma rigidamente subordinata. Unica forma quindi sarebbe il lavoro a chiamata con indennità di reperibilità. Cosa già esistente nella legislazione ma scarsamente utilizzata. In tal caso, quel lavoratore non avrebbe più ambiti discrezionali di accettare la commessa ma l'obbligo. Non sono sicuro che sia un vantaggio per il lavoratore. Penso che la tutela per questi lavoratori non possa esaurirsi solo nell'ambito classico tra impresa e lavoratore ma da forme di mutua solidarietà che veda l'impresa parte finanziatrice prevalente in quanto beneficiaria del sistema flessibile. Il salario minimo garantito potrebbe sicuramente fornire spunti di maggiore tutela, il problema è dove posizionare la soglia minima e come collocarla quando si tratta di remunerare una prestazione intermittente.
  4. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    C'è una grave responsabilità dei giuslavoristi e della classe politica in quello che sta accadendo con il lavoro-non lavoro. Spero che la sentenza venga impugnata e si vada in Corte Costituzionale in modo da costringere il parlamento a legiferare.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Non è solo la giustizia ma soprattutto il legislatore (e forse il sindacato) che ha(nno) lasciato questi lavoratori senza giuste protezioni. Trovo che le spiegazioni tecnico-giuridiche, o peggio ideologiche-liberiste di altri, siano noiosi alibi e che l'arretratezza del paese sia una vergogna per tutti.
    • Henri Schmit Rispondi
      Sentito Francesco Seghezzi di ADAPT, Modena, intervistato su RaiNews24, che sostiene che non bisogna creare nuove categorie di contratto, ibrido fra dipendente e indipendente, ma decidere quali diritti devono essere garantiti, se certi fattori sono presenti. Condivido.
    • Henri Schmit Rispondi
      Sarei anche curioso capire per quale ragione, a quale scopo, presentare una proposta di legge - importante come quella discussa nell'articolo - a un paio di mesi dal termine della legislatura.
  6. Stefano Rispondi
    Grazie per l'articolo che pubblicate, più chiaro della intervista su La Stampa sempre di oggi. Se il diavolo si nasconde nei dettagli ... non aspetterei che un/a ciclista sia coinvolta in un incidente per sollecitare almeno una copertura assicurativa più ampia.