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  1. Giovanni Rossi Rispondi
    Senza motivazioni etiche, i rappresentanti di uno stato che si dice democratico, non saranno in grado di elaborare nessuno strumento di controllo che impedisca da un lato la distruzione del capitale umano, e dall'altro la violazioni di leggi scritte per essere facilmente eluse. Alcuni esempi : Tutti i big data e del commercio on line, le multinazionali " vecchio stampo " e del sistema finanziario, create appunto sul presupposto della speculazione. Ma questa mancanza di interesse nelle motivazioni etiche che ha determinato l'incremento della disuguaglianza, da parte degli economisti e degli studiosi che ha citato, è la radice del problema ! E' pleonastico, da parte degli economisti affermare che la disuguaglianza fa male all'economia, ed allo sviluppo di una competizione sana, perché solo per loro è ovvio e quindi uno stato etico è necessario per intervenire rettificando le storture del mercato. Si potrebbe dire che uno stato o un governo non possono fermare tutto ciò, ma è questa l'essenza del problema !, finchè la maggioranza dei governi non assumerà decisioni etiche e condivise, che modifichino queste storture del mercato globalizzato, anche urlando ai 4 venti che la disuguaglianza è un freno allo sviluppo economico, non si otterrà alcun risultato
  2. Chiara Fabbri Rispondi
    Grazie di aver evidenziato un tema al quale l'ortodossia economica non dedica alcuna considerazione. Spero che il dibattito si allarghi in modo da trovare soluzioni credibili
  3. enrico petazzoni Rispondi
    Carissima Anna, hai perfettamente ragione. Il problema però mi sembra spinoso. L'economista di solito osserva la realtà e predispone ricette che, consegnate ad un inesistente dittatore benevolente, dovrebbero aiutare individui isolati a districarsi in mercati più o meno competitivi. Egli non considera l'azione autonoma di tali individui per modificare il quadro istituzionale dato, né le loro collocazioni all'interno di specifici gruppi di riferimento, né la distribuzione dei diritti di proprietà e dunque dei poteri nella società nel suo complesso, né la pluralità degli obiettivi e delle regole dei differenti gruppi (cfr Akerlof e Kranton: Identity Economics). Non produce ricette per favorire l'aggregazione delle persone, la loro fiducia reciproca, la loro azione collettiva. La disuguaglianza dipende soprattutto dalla debolezza dell'individuo solo davanti ad entità burocratiche o imprenditoriali sempre più grandi, lontane e incontrollabili. I Commons di E. Ostrom, i Club di J. Buchanan sono prime parzialissime risposte ad una ricerca di radici locali, di empowerment. Nell'800, quando lo Stato era ancora piccola cosa, le persone cercavano protezione reciproca nella cooperazione, oggi lo Stato del Welfare si sta sfaldando e noi dovremmo far tesoro di quelle antiche esperienze. Come dice il proverbio "l'unione fa la forza" e con quella forza si possono progressivamente, ma realisticamente, redistribuire diritti e poteri in forme più democratiche e durature.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Grande articolo! Interessante l'argomento a favore dell'uguglianza per ragioni di utilità. In ultima analisi non si tratta di scegliere fra uguaglianza e libertà (come alla fine del 700 già era chiaro), ma dosare, studiare, valutare, bilanciare bene, cioè porre dei limiti.
  5. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    Secondo Lukacs è l'eccessiva disuguaglianza che mette in pericolo la democrazia
  6. Anna Rispondi
    Gentilissima, mi fa molto piacere sentire che nelle Università c'è ancora qualcuno che ha studiato le cause delle Rivoluzioni, spero che l'argomento venga approfondito anche dagli economisti globali. Non possiamo sperare che se ne occupi il liberismo economico che, secondo me, funziona solo su piccola scala e poi ha bisogno di determinare la politica per sopravvivere , ed allora?? che liberismo è ? Forse bisogna pensare che solo il liberismo etico può sopravvivere sul lungo periodo ed alle varie crisi di cui è disseminata la sua strada. oppure lo possiamo anche chiamare liberismo realista democratico, non so faccia Lei. Con stima
  7. Greg Rispondi
    La disuguaglianza è un male in se' o lo è solo l'ECCESSIVA disuguaglianza? Se guardiamo i dati macro vediamo che la disuguaglianza aumenta (sicuri sicuri?) ma la povertà (povertà assoluta, l'unica che conta) crolla… E poi to what extent questo principio è giusto? Non è giusto che chi ha studiato tanto o ha inventiva e lavora tanto guadagni (molto) di più di chi non ha voglia di fare niente o non vuole fare sacrifici per realizzarsi? Non si confonda uguaglianza delle opportunità (sacrosanta) con uguaglianza assoluta (chimera). E io temo che questa retorica sull'uguaglianza, pur partendo da basi condivisibili, tenda a far confondere un giusto principio con una pratica sbagliata. Perché non è vero che uno vale sempre uno.
    • ernesto Rispondi
      Mi sembra che Lei stia cercando di giustificare le disuguaglianze attraverso la meritocrazia. Un percorso pericolosamente scivoloso. Il tema del dibattito non mi sembra questo, ma bensì l'etica della disuguaglianza. Infatti non è difficile provare che la disuguaglianza, in quanto categoria socio economica) è solo parzialmente giustificata dagli atteggiamenti individuali ("chi non ha voglia di fare") ma trova il suo fondamento nella storia e nei comportamenti macro sociali ed economici (come lo sfruttamento delle risorse o delle posizioni dominanti)
  8. Savino Rispondi
    Con le disuguaglianze discriminanti e senza ascensore sociale non sapremo mai se a questo mondo ci sono nuovi Einstein, nuovi Michelangelo o nuovi Churchill. Questa crisi non la risolveranno i figli agiati di papà, ma i figli studiosi delle persone normali, se verranno messi nelle condizioni di farlo. Ovviamente, se verranno costretti ad una situazione di sopravvivenza e resilienza avranno ben altro a cui pensare.