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  1. Enzo Brescia Rispondi
    restituire tutti i soldi versati ai legittimi,busta paga integrale al lavoratore che cosi dovrà arrangiarsi a fare i suoi conti per la vecchiaia
  2. Filippo Rispondi
    Questa proposta, nella sua semplicità, è eccellente, anche se alla fine probabilmente è applicabile solo a pensioni medio-alte. Penso che sarebbe da promuovere e applicare, perché finalmente anziché tentare di imporre un'anticipazione a spese dei contribuenti fa leva su quello che in regime contributivo è, questo sì, un diritto del lavoratore, ossia decidere quando e come andare in pensione a parità di "ritorno" complessivo.
  3. piti Rispondi
    Se si vuole rendere libera o almeno più bassa (cioè ragionevole) l'età della pensione il passaggio obbligato è contributivo integrale senza salvaguardia nemmeno futura del pro rata retributivo. Il quale essendo pagato dall'erario e non dai contributi offre pretesti immensi all'ampia fazione che ideologicamente vuole tenere l'età pensionabile elevata come fissata dalla Fornero. Il pro rata retributivo per chi lavora non è diritto acquisito ma aspettativa legittima: può essere modificato e lasciando libera l'età pensionabile (fissato un minimo di importo) permette a chi desidera non perdere una lira rispetto al regime precedente di permanere al lavoro fino al raggiungimento della pensione desiderata. I coefficienti di conversione diventano ovviamente molto alti al crescere dell'età e anche col contributivo puro chi vuole una pensione alta può ottenerla. Tenere una quota retributiva significa rinunciare all'idea della pensione a 60 anni col pretesto che la quota retributiva la pagano tutti con le tasse e ciò non vale più. Una volta contributivi puri tutti i lavoratori in attività, nessuno avrà armi per mandare la gente in pensione a settant'anni.
  4. Raffaele Consalvi Rispondi
    Proposta interessante con tanto di compatibilità economiche , ma mancano a mio avviso la compatibilità sociale . Mediamente un dipendente oggi va in pensione con 1.300/1400 euro al mese , una cifra che serve per fare una vita magra piena di rinunce . Con questa proposta il pensionato dovrebbe accontentarsi per 4 - 5 anni di prendere diciamo 1000 euro !!!! La vedo dura ....
  5. amadeus Rispondi
    Forse lei non si è accorto che la riforma Fornero, oltre ad introdurre il contributivo per utti (alla buon ora!) ha eliminato la scelta del timing di uscita per il contributivo. Quest'ultima decisione, pur non producendo alcun risparmio in un orizzonte pluriennale (perchè comporta un proporzionale aumento delle pensioni attese future) aveva il vantaggio immediato di ridurre il fabbisogno di cassa. Ciò che la sua proposta non ha mentre il finanziamento sulla pensione futura - non essendo elargito dallo stato - non ha impatti sui saldi di cassa. L'anticipo pensionistico, essendo erogato in toto dall'INPS, invece impatta ma è stato deciso per venire incontro ai lavoratori c.d. 'svantaggiati'.
  6. zipperle Rispondi
    Due obiezioni a quanto affermato dall’autore in merito alla neutralità della componente contributiva rispetto al tempo della pensione: 1) la rivalutazione secondo il PIL nominale presuppone che l'ente previdenziale investa i contributi ottenendo un rendimento pari almeno al coefficiente di rivalutazione (altrimenti l’ente va in deficit); 2) purtroppo pare che i contributi della componente contributiva non vadano a finanziare un montante rivalutato e convertibile in una rendita vitalizia ma servano a finanziare pensioni erogate sulla base del retributivo e di altri criteri non equi dal punto di vista attuariale (altrimenti l’ente va in deficit).
  7. Fernando Di Nicola Rispondi
    Perchè allora non prevedere quanto già previsto con la riforma Dini, cioè di optare per il contributivo pieno, rinunciare ai benefici del retributivo ed andare liberamente in pensione? Per coprire in termini di cassa (e con maggior costo attuariale) gli anni in cui dobbiamo finanziare i tanti regali "retributivi" fatti?
  8. Giuliano P Rispondi
    Molto interessante l'articolo, ma come la mettiamo con i furbetti? Già ora troviamo ovunque cassintegrati che lavorano in nero. Cosa succederebbe se sul mercato si riversassero decine di migliaia di persone con mini-pensione contributiva?
  9. Vincenzo Galasso Rispondi
    Proposta interessante, ma centra la natura del problema. Ogni riforma che anticipa la spesa previdenziale, anche a fronte di una riduzione equa in termini attuariali della pensione futura, crea un disavanzo di cassa corrente ed aumenta la spesa previdenziale corrente. Tali aumenti di spesa (corrente e per i successivi nove anni) vanno immeditamente finanziati. Se non lo sono aumentano il debito pubblico. Anche l'anticipo del TFR rientra nella stessa logica ed aumenterebbe la spesa previdenziale. Impossibile fare una stima del costo di questa proposta, poichè bisognerebbe capire a quante persone consentirebbe di anticipare la pensione, ma sicuramente avrebbe un impatto importante sulla spesa pubblica. Capisco bene che a livello del singolo individuo la spesa addizionale relativa alla pensione percepita in anticipo sarebbe compensata dalla riduzione dell'ammontare della pensione stessa, in maniera tale che la ricchezza previdenziale complessiva dell'individuo (ed il debito previdenziale dello stato) rimarrebbe invariata nel lungo periodo. Ma questa misura "intertemporale" non è quella che si usa nei conti pubblici. L'APE volontaria ovvia esattamente a questo vincolo, attraverso l'uso del mercato del credito e senza la necessità di una (costosissima per i conti pubblici) riforma delle pensioni. Al posto di una riduzione equa dal punto di vista attuariale, il richiedende paga interessi e assicurazione, ma la metà è a carico dello stato. La meno cara tra le soluzioni possibili.
  10. Pietro Brogi Rispondi
    L'unica soluzione che abbia un senso etico e strategico è l'erogazione esclusivamente contributiva di tutte le pensioni sia in essere sia future. Questo permetterebbe l'erogazione anticipata per chi voglia uscire prima dal mondo del lavoro. Per le pensioni inferiori ad un minimo dovrebbe essere integrata da assegni sociali. Far pagare ai giovani che lavorano contributi e tasse e debito pubblico per mantenere privilegi immeritati e non guadagnati è veramente immorale. Non di tiri fuori la storia dei diritti acquisiti perché per esempio la rivalutazione inflattiva delle pensioni non è certamente già erogata........
    • maurizio Rispondi
      quanto sono d'accordo. Continuando così alla fine in Italia anche io pochi giovani rimasti andranno via e rimarranno solo i nati dal 35 al 55 senza nessuno che gli paga le pensioni...allora forse si accorgeranno che hanno tirato troppo la corda.
  11. Anna Rispondi
    Gentilissimi, il problema dell'aumento dell'età pensionabile intercetta anche il problema della salute e dell'invecchiamento a cui troppi studiosi non pensano perchè non vivono quel problema e lo ignorano. a volte si presenta come deterioramento fisico ed a volte mentale. Una soluzione sarebbe quella di ridurre drasticamente e per legge, l'orario di lavoro degli over...... mettete voi il limite, ma per favore proponetelo; non vedete quello che succede negli ospedali, nelle case di riposo e negli infortuni mortale sul lavoro!!!!!!! spesso la causa è una eccessiva usura umana....