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  1. Federico Leva Rispondi
    «Le startup sono il principale motore della creazione di posti di lavoro»: fatico a trovare conferma di questa affermazione nello studio OCSE collegato. Si intende forse la figura B2, «Average shares of gross job creation of small young units by 2-digit sector»? «Notes: the graph reports the cross-country distribution of the share of gross job creation (gross job creation of small young units over total gross job creation) of small (0-49 employees) young (0-5 years old) units by 2-digit sector». Includendo le medie imprese con 49 impiegati e le imprese vecchie 5 anni mi pare che siamo abbastanza lontani dal parlare di startup nel senso comune del termine. E comunque il dato si colloca per lo piú intorno al 30 %. Comunque non capisco perché dovrebbe importarci dove abbiano sede le startup, finché sono in UE. Piú interessante è dove vadano ad assumere. Lo stesso articolo indicato dimostra che la crescita degli impiegati è concentrata in un numero minuscolo di startup, che presumibilmente si espandono anche oltre i confini nazionali della propria sede legale.
  2. Giovanni Medioli Rispondi
    Penso che si sommino due problemi. Il primo è culturale: gli startupper italiani non mancano ma hanno ancora spesso una visione "prendi i soldi e scappa". Nessuno parte pensando "diventerò grandissimo", "da grande farò l'unicorno". Il secondo ostacolo è di sistema: oggi è (relativamente) facile partire, crescere no. All'estero si cresce, qui prevale l'idea dell'impresa bonsai. E chi parte pensando "da grande voglio fare il nano", forse, ha un atteggiamento un po' strano
  3. Marco Rispondi
    Bella analisi. Sarebbe utile aggiungere anche un'analisi sul grado di innovazione di tali aziende. Quante di queste sono realmente innovative e non maschere per prendere i contributi? Quante replicano modeli già esistenti senza aggiungere nulla di nuovo? Nella mia esperienza ho visto aziende fotocopia prendere centinaia di migliaia di euro di contributi solo perché residenti in zone agevolate. Altro problema è la burocrazia. Ci sono camere di commercio che non sanno inquadrare le aziende realmente innovative e magari le tengono sospese per mesi prima di dargli il via. Di solito questo capita in aree a più bassa concentrazione di imprese innovative. Si possono trovare soluzioni a questi problemi?
  4. Henri Schmit Rispondi
    Bell'articolo su un tema cruciale. Il passaggio decisivo è il seguente: "Perché in Italia è così ridotto l’ammontare degli investimenti in venture capital, peraltro fortemente agevolati sul piano fiscale? Per varie ragioni (domanda interna debole, commesse pubbliche assenti e così via), i beni e servizi innovativi hanno pochi sbocchi sul mercato. Gli investitori, pertanto, faticano a vedere prospettive solide per le startup. Altri ostacoli hanno carattere sistemico..." Non vedo il problema della domanda interna e delle commesse pubbliche; il mercato è globale e il MSviluppoEconomico (meritevole) organizza incontri "Borsa dell'Innovazione e dell'Alta Tecnologia" con operatori ed investitori internazionali. Il problema rimane: perché nonostante le evidenti capacità di numerosi operatori innovatori, giovani e meno giovani (!), in Italia non fioriscono i progetti innovativi? Perché tutto è pensato in termini di caccia alla rendita sicura, preferibilmente pubblica? Perché uno start up o un investimento innovativo rischioso conviene farlo altrove, in sistemi-paese più snelli, più trasparenti, in cui la PA non il principale ostacolo al successo?