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  1. Valerio Rispondi
    Sul trattare la questione si continuano ad omettere alcuni punti fondamentali del Rdc. Innanzitutto è stato specificato quanto sia necessario il potenziamento e l'organizzazione dei centri di collocamento, corsi e interconnessioni col mondo del lavoro prima di rendere attiva l'erogazione del Rdc. A mio modo di vedere totalmente errata la parte dove si ipotizza una "incentivazione" del sommerso a minor reddito, in quanto come fatto notare da altri commenti, sono obbligatorie anche ore di corsi e partecipazione a lavori di carattere pubblico per poter continuare ad avere il Rdc (quindi è una sicura disincentivazione al nero e anzi rende possibile individuare eventuali casi di totale nero escludendo la possibilità che persone prediligano il non lavorare e stare sotto un ponte al provare ad essere reinseriti nel mondo del lavoro o avere un reddito). Non di minore importanza è l'assorbimento nel Rdc di altre forme si assistenzialismo che, come organizzate oggi, sono realmente una incentivazione a rimanere svogliatamente inattivi o passivi nella ricerca del lavoro. Banali esempi, lavori stagionali che prevedono nella pausa un sussidio di disoccupazione non controllato con gente che può andare serenamente in vacanza a spese dello stato; sussidio di disoccupazione (aspi e similari) dove anche qui non è necessario niente se non l'iscrizione ai centri per l'impiego ecc.ecc Questa sarebbe quindi parte della copertura che non viene considerata e annullerebbe qualcosa di davvero deleterio
    • Flavio Rispondi
      E' da tanti anni che si sente parlare di modernizzazione dei centri per l'impiego da parte dei vari governi ed ancora non vi sono stati risultati concreti. Perchè adesso la strategia dovrebbe funzionare? Lo chiedo perchè a me piacerebbe che funzionassero davvero. Però sono scettico.
  2. Marco Rispondi
    I mie complimenti all'autore per questo articolo che propone molti spunti interessanti. Tuttavia ho alcuni dubbi a cui spero l'autore o chi altro possa rispondermi. La proposta del M5S prevede un tot di ore obbligatorie settimanale da spendere in formazione e in lavoro socialmente utile, mi pare sia stato un punto non discusso nell'articolo e mi chiedevo quanto questo vada ad intaccare il concetto dell'incentivo al lavoro nel sommerso. In quanto alle coperture, cosa ne pensa di trasferire parte delle politiche riguardanti i sussidi di disoccupazione specie quelli chiaramente inefficaci come la cassa-integrazione verso il reddito di cittadinanza?
  3. michele di saverio Rispondi
    E' un problema di ordine pubblico e di giustizia sociale, primachè economico. Il problema di base sono i milioni di famiglie che stanno crepando di fame in Italia. E che gli economisti ignorano. La democrazia si fonda da 2.000 anni su un reddito medio distribuito all'interno del ceto medio. Se nza il quale è difficle pensare che si riesca a tenere l'ordine pubblico e la nazione unita, mentre la gente si lascia morire di fame restando a guardare. Il ragionamento sembra poco quantitativo. Se siamo il "Paesi dei furbi" e molti manterrebbero RdC e lavoro in nero, si può rispondere che senza il RdC altrettanti patrioti continuerebbero a cumulare pensioni false su pensioni false, rubando soldi all'INPS sotto altro nome. 2) I lavoratori in nero sono molti di meno di quelli con un lavoro in regola. L'RdC avrebbe l'effetto di fissare un salario minimo, di evitare che l'eccesso di offerta di manodopera porti a zero il prezzo di mercato...Se mi paghi meno di tot., tanto vale starsene a casa senza far niente.. A leggere le cifre sulla povertà, la stragrande maggioranza dei disoccupati non ha un lavoro sufficiente per vivere. 3) l'RdC si può finanziare con una tassa. Di cui nessuno parla. E' il modo di redistribuire equamente i guadagni di produttività (su capitale e lavoro) generati dalla rivoluzione tecnologica, e da quella in corso. Che è la causa e la colpevole della disocuppazione di massa, ben oltre la crisi. Guadagni introitati dai pochi soliti noti e rubati ai più
  4. P.PIERANGELINI Rispondi
    Premesso che ho molti dubbi sulla efficacia e validità del RDC anche se siamo in fondo ai paesi europei per quanto riguarda la spesa sociale per senza lavoro e quindi quantomeno andrebbe aumentato il reddito di inclusione varato da ultimo governo; noto che si ammette che una aumento della spesa dello stato aumenta il pil effettivo cosa che in passato è stata negata, forse sarebbe meglio impiegare tanti soldi in un piano di investimenti piuttosto e che questo per logica dovrebbe essere escluso dal deficit ma sono cose troppo intelligenti per la Europa attuale
  5. Michele Rispondi
    Il reddito di cittadinanza è un modo diverso di chiamare una vera riforma strutturale che preveda una generale indennità di disoccupazione. Misura che hanno tutti i paesi europei e che in Italia manca o è organizzata in modo frammentario e iniquo. L’alternativa - caldeggiata dall’autore - è di lasciare le “masse di lavoratori scoraggiati” e “dequalificati” al loro destino ai margini della società ad alimentare l’economia sommersa.
    • Flavio Rispondi
      Va bene, tutto bello, ma come si finanzia?
  6. luca05 Rispondi
    Ma non ci avevano sempre detto e raccontato fino alla nausea che per il Reddito di Cittadinanza avevano tutte le coperture e coperture perdippiù "bollinate" -nientepopodimeno chè- dalla Ragioneria dello Stato??? Adesso -contrordine- ci dicono che il RDC si può fare solo a debito e per di più con trucchetti contabili...
  7. Roberto Rispondi
    Se i suoi dubbi sull'aumento del pil potenziale sono veritieri è quindi probabile che con il reddito di cittadinanza ci sia prima un'aumento di pil effettivo dovuto all'incremento della spesa pubblica e di conseguenza un minor output gap e maggior deficit strutturale. Che ne pensa?
  8. Luca Rispondi
    La spesa per gli ammortizzatori sociali è già di circa 20 miliardi di euro, si tratta semplicemente di sostituire un sistema che non ha dato alcun risultato positivo con altro sistema.
  9. Savino Rispondi
    Il dato preoccupante è che stiamo assistendo ad un sostanziale discredito dell'impegno profuso da un individuo per la ricerca e l'esercizio del lavoro. La parola d'ordine rischia di essere "fesso chi lavora", con il depotenziamento di ogni forma di sacrificio, fisico e mentale. Avrei voluto vedere se un'Italia del dopoguerra così disimpegnata e così facilona sarebbe riuscita mai a generare il boom degli anni '60. Così si avverte tutto il rischio che la crisi possa diventare un alibi, in un'Italia di furbetti, dove si compiono azioni indicibili (riprese in modo ironico da alcuni film, puntualmente superati dalla realtà) per il mito del guadagno facile e senza sforzi.
    • michele di saverio Rispondi
      la povertà non può diventare conveniente, perchè viene altrimenti meno il principio meritocratico. tuttele democrazie ormai hanno una misura di protezione contro la povertà estrema. E danoi sarebbe pure condizionata a certi requisiti. con 8 miliardi di euro l'anno potrei "proteggere" un milione di persone a 600 euro netti al mese. La tranquillità di avere un diritto intangibile, che è molto più della buona fede delle associazioni di volontariato (che possono aiutare chi vogliono), avrebbero l'effetto opposto di spingere la gente a "volere di più" che una mera sopravvivenza e, garantiti dei bisogni primari (ho da mangiare, un tetto, da scaldarmi..) avrebbe l'effetto di pianificare con cura un proprio avvenire migliore. Ma spesso la povertà è incolpevole. Questi disoccupati sono persone qualificate che hanno fatto sacrifici fisici e metali per arrivare. Eppure si trovano alla fame. Per colpa del progresso dell'automazione o di qualche datore senza scrupoli che licenzia anche con un'azienda in attivo e in crescita di utili e di quote. Solamente per guadagnare ancora di più. Bisogna finanziare la riforma con: * un divieto di cumulo permanente fra le pensioni, * una tassa, sullo stesso "capitolo di spesa", che renda costosi i licenziamenti collettivi e di Borsa (chi fa utili e cresce di fatturato, e lascia a casa la gente) * l'obbligo, anche retroattivo, di restituire contributi, esenzioni, indennizzi a chi incassa soldi dallo Stato e poi delocalizza prima di 10 anni
      • Savino Rispondi
        E' vero che la politica ha il dovere di ascoltare. Ma se le aspettative sono sproporzionate rispetto ai bisogni, la politica ha anche il dovere di tapparsi le oreccchie ed indicare la retta via del lavoro.