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  1. Savino Rispondi
    Una volta la legislatura del Senato durava 6 anni e quella della Camera 5. Nelle intenzioni dei Padri Costituenti il bicameralismo doveva servire a qualcosa, cioè ad una maggiore ponderatezza nel legiferare. Renzi ha almeno posto il tema: o ci sono delle sostanziali differenze e propedeuticità oppure, se deve essere solo un problema di poltrone, meglio abolire tutto.
    • Henri Schmit Rispondi
      Si, Renzi aveva ragione di affrontare la questione di un bicameralismo datato, sentito come inutile peso (cf. pesi e contrappesi), ma non ha saputo proporre una soluzione razionale (quale ruolo?), moderna, precisa (procedura elettorale indeterminata, competenze complesse) e democratica (in realtà era prevista un nomina partitica dei senatori). Il Senato di Renzi aumentava la litigiosità fra partiti. In parallelo l'Italicum doveva creare una maggioranza monolitica basata sulla cooptazione. Quello che manca ora come allora è un organo consultivo senza potere di decisione ma con un ampio potere di persuasione per migliorare la qualità e la coerenza di tutta la legislazione. Il progetto di Renzi proponeva l'opposto.
      • Savino Rispondi
        Non bisogna confondere l'iniziativa legislativa col potere di deliberazione (e decisione). Nel modello Westminster, il primo spetta al Governo, il secondo (con relativo controllo) spetta al Parlamento.
  2. Henri Schmit Rispondi
    L’articolo è preciso ma suscita un’osservazione più generale: i costituenti hanno scelto un parlamento fatto di due camere, con compiti simmetrici, ma a composizione intenzionalmente asimmetrica (315/630 membri; 18/25/40 anni per i diritti elettorali attivi e passivi; elettorato nazionale/suddivisione regionale). L’omogeneizzazione delle leggi elettorali e dei regolamenti interni dovrebbe superare le pesantezze ora ritenute inutili del sistema bicamerale. Ma basteranno questi ritocchi da ragionieri a capovolgere l’impianto razionale, magistrale, benché probabilmente eccessivamente esigente, voluto dai costituenti?