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  1. Marco Spampinato Rispondi
    Non sono per nulla in grado di entrare nel dettaglio delle cifre menzionati. C'è tuttavia un problema teorico e valutativo sul quale non ho ancora letto alcuno studio di economisti: ha veramente senso incentivare le assunzioni con sgravi contributivi temporanei? Detta altrimenti: che tipo di occupazione aggiuntiva è quella che si dovesse avere per una riduzione, relativamente modesta e temporanea, del costo del lavoro, dovuta ad incentivi? Da molti anni ho il dubbio che assunzioni di lavoratori "non strettamente necessari" alla produzione non siano un "bene", sia dal punto di vista dell'impresa, sia sopratutto da quello del lavoratore. Scoprire di essere utili solo "finché dura un incentivo" è come dire di essere sostanzialmente inutili. Non è allora meglio che il lavoratore non accetti nemmeno un lavoro che esiste solo per "condizioni contingenti", determinate da un incentivo fiscale? Questo apre un problema sugli usi alternativi della spesa pubblica. Ad es.: dati gli stessi X miliardi di euro, è preferibile spenderli in incentivi fiscali oppure vale la pena usarli per un'altra politica a favore di lavoratori non occupati - o che non trovano occupazione stabile? In che modo può valutarsi l'efficacia complessiva di politiche del lavoro - tenuto conto sia del punto di vista del lavoratore sia dell'impatto che certe politiche hanno su produttività e innovazione dell'intero sistema produttivo?
  2. Paolo Rossi Rispondi
    Da un altro autore leggo quanto:"troviamo conferma all’interno del Rendiconto Generale dello Stato e dalle sue rilevazioni a consuntivo. Pertanto scopriamo che, come già ebbi modo di evidenziare in precedenza, il conto delle politiche di incentivazione del lavoro durante i mille giorni di Renzi ha un peso decisamente rilevante: 28 miliardi. Il calcolo può essere riscontrato con facilità da chiunque: è sufficiente in tal senso esaminare il Rendiconto Generale dello Stato per gli anni 2015 e 2016 alla voce “Politiche passive del lavoro ed incentivi all’occupazione” che a sua volta può essere recuperato all’interno dell’Analisi dei Costi per Missione e Programma (del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Per il 2017 mancando ancora tali dati a consuntivo possiamo utilizzare il dato della Legge di Bilancio. Emergono pertanto le seguenti poste contabili: 7.168 milioni per il 2015, 12.023 milioni per il 2016 e 9.204 milioni per il 2017." Cosa non quadra? Grazie.
    • Lorenzo Borga Rispondi
      Gentile Paolo, non conoscendo lo studio citato immagino che comprenda - come pare - anche la voce politiche passive del lavoro, che con il Jobs Act sono aumentate di qualche miliardo. Inoltre il costo trattato nel fact-checking è pluriennale: i dati potrebbero essere coerenti (bisognerebbe scorporare i numeri da lei riportati per capirne di più).