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  1. Davide Rispondi
    Non sono d'accordo per niente. Una questione di democrazia? La democrazia non dovrebbe discriminare, in nessuna direzione. Se il parlamento fosse 80% donne perché lo meritano andrebbe bene lo stesso. Si è passati dalle pari opportunità al pari risultato indipendentemente dal merito. Se agli uomini interessa più la politica delle donne, è probabile che siano più rappresentati. Eppure si vuole impedire questo sulla base di dubbi argomenti morali, ancor più dubbi benefici e complotti maschilisti. Legge pessima, frutto di un governo pessimo, che dati alla mano non rappresenta i cittadini ed è stato sonoramente bocciato. Andrebbe cancellata in quanto promuove la mediocrità, si vedano individui come la Fedeli e la Mogherini, che fanno più danno alle donne che bene.
  2. CARLO FUSARO Rispondi
    Ottima e utile analisi che tra l'altro smentisce alcuni dati che circolavano nei giorni scorsi. Due integrazioni: A) l'esito migliore (delle donne) nella parte uninominale si deve al fatto che le candidate non potevano essere, complessivamente, meno del 40%; di qui un numero di elette vicinissimo a quella cifra; (invece nella parte proporzionale/plurinominale c'era la possibilità delle pluricandidature); B) è vero che la legge precedente non conteneva forti norme per la promozione del genere, ma prevedevano le famose e criticatissime "liste lunghe" bloccate. Per cui nei partiti in cui c'era stata mobilitazione a favore delle candidature di donne queste si sono tradotte, necessariamente, in elette. Il sistema della legge Rosato-Fiano 165/2018 è di gran lunga il più efficace (molto di più della c.d. doppia preferenza di genere). Per ottenere esiti ancora migliori basterebbe ridurre le pluricandidature (forse tre o due potrebbe essere l'ideale: anche se i dati mostrano che i partiti ne han fatto uso assai limitato. Ma - appunto - più largo con le donne che con gli uomini, proprio per ridurre nella parte proporzionale l'impatto sul vincolo dell'alternanza di genere).