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  1. Fabrizio Cerreto Rispondi
    Sarebbe interessante confrontare anche il volume di traffico generato sull'infrastruttura. La rete AV italiana ha raggiunto quasi i livelli di saturazione, soprattutto nella tratta Bologna-Roma. Quanti treni-km supportano le reti confrontate?
  2. Dean Rispondi
    Buongiorno Dr Arrigo, amici che vivono in Inghilterra mi fanno notare quanto segue: 1) secondo wikipedia l'Italia ha 26.500 km circa, contro 17.300 in UK. 2) l'orografia italiana e' certamente molto piu' accidentata di quella francese, in media, ed enormemente di piu' di quella britannica o svedese (paesi sostanzialmente piatti). Il costo di costruzione e di manutenzione di un'opera e' assai maggiore di quello di una linea in pianura. 3) Rispetto a UK, in Italia abbiamo una percentuale molto maggiore di elettrificazione, 16.700 km su 26.500 (63%) vs. 5.300 su 17.700 circa (30%). Una linea elettrificata costa molto di piu' di manutenzione, particolarmente se si usa la catenaria anziche' quella "porcheria" di terzo binario che si trova a sud di Londra, fonte di un sacco di guai e pericoloso, ma piu' economico da costruire e mantenere.
  3. Enea Rispondi
    Mi pare che non si possa fare un confronto sensato sommando solo i trasferimenti pubblici da bilancio. Infatti negli anni presi ad esempio RFI ha ricevuto numerosi finanziamenti per la dispendiosa costruzione della Reta AV-AC, totalmente finanziata da contributi pubblici, mentre in Francia, ad esempio, l'investimento è stato fatto in compartecipazione tra lo stato e il gestore nazionale (https://uic.org/IMG/pdf/2010_high_speed_brochure_2010.pdf - pag 20) che ad esempio può spiegare i minori trasferimenti francesi (e sicuramente il maggior debito di SNCF, pari a circa 45 miliardi di debito rispetto a quello molto più ridotto di FS).
  4. Valerio Rispondi
    Su Wikipedia, la lunghezza delle linee ferroviarie italiane sono lunghe 26500 km, quelle francesi 29488, quelle svedesi 9821 e quelle britanniche 16208. Il che manda benedire le tesi di questo, che definire articolo è francamente improprio.
  5. Frank Rispondi
    Alcune osservazioni: 1) il dlgs 188/2003 è stato sostituito dal dlgs 112/2015 (in recepimento della direttiva direttiva 2012/34/UE): il riferimento a quanto indicato è l’art. 14 c. 4 2) interessante il confronto con indicatori tra reti simili in Europa, ma vanno altresì considerati, ad esempio: la situazione orografica italiana è ben diversa da altri paesi (e questo spiega, tra l’altro, anche i maggiori costi per AV); l’impatto del tipo di traffico - passeggeri vs. merci - dato che quest’ultimo provoca maggior usura dei binari (trasporto merci sulla rete AV, cosa succederebbe? ipotesi prospettata dal ministro ed allo studio di FSI, oltre che di altre IF merci); l’unità di traffico per km (linee secondarie a scarso traffico richiedono, naturalmente, minore manutenzione) 3) la valutazione sulla destinazione di risorse pubbliche ad una specifica tipologia di trasporto è squisitamente politica (il favor al ferro è, come noto, forte), al di là della possibilità di utilizzare evoluti strumenti di confronto tra politiche alternative che possono essere più o meno contemplati nella cornice normativa (es. analisi costi-benefìci per le azioni necessarie al Piano di potenziamento della capacità dell’infrastruttura, art. 33 c. 3 dlgs 112/2015)
  6. Michele Rispondi
    Il cuore di buona parte dei problemi italiani sta nella qualità della spesa. Se spendiamo di più e otteniamo di meno qualche problema strutturale c’è. È innegabile. Le varie riforme degli appalti pubblici non sono servite. È inutile fare politiche di bilancio se poi si spende male o malissimo. Questo riguarda tutta la spesa pubblica: dalle infrastrutture alla sanità, dagli investimenti alla spesa corrente.
  7. Francesco Brasi Rispondi
    Quanto incide, nel più elevato costo medio per km, la geografia italiana? Rispetto a Francia, Inghilterra e Svezia mi sembra di poter affermare che il nostro territorio sia più "ostico" per la costruzione e manutenzione della rete ferroviaria.
  8. oscar Rispondi
    Sulla repubblica comparve nei giorni della “ neve” un intervista al presidente delle ferovie dove tra le altre cose si parlava dei famigerati sistemi di riscaldamento degli scambi caratterizzandoli come impianti di energia analoga a quella consumata da un comune appartamento, 3 kW/h. Mi incuriosirebbe sapere chi e’ riuscito a mettere 2 errori in una parola, una potenza si esprime in kW e un energia in kWh. Se il responsabile nel non sapere distinguere un energia da una potenza fosse il presidente questo spiegherebbe tutto, se il responsabile fosse il giornalista lo spiegherebbe solo in parte.