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  1. Michele Rispondi
    Bizantinismi giuridici che hanno come unica conseguenza alimentare l’attività avvocatizia. In questo caso parassitaria. A mio giudizio è legittima una attività di controllo a distanza del lavoratore, anche con le moderne tecnologie. Del tutto da rifiutare invece la pesante precarizzazione del lavoro voluta dal Jobact. Si segue una strada del tutto sbagliata: inutili tutele sui controlli e precarizzazione totale sui temi più sostanziali. Tutto a danno dei lavoratori ma anche delle imprese per le quali la eccessiva flessibilità del lavoro diventa una droga mortale
  2. Gianni Rispondi
    Se nessun sindacato, vigente il vecchio testo dell'art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, ne ha mai preteso l'applicazione a PC, cellulari o GPS, vien da chiedersi: dov'era la necessità di modificare detta norma nel 2015, col Jobs Act? Il Jobs Act distingue le apparecchiature in due categorie: quelle che eseguono solo controlli a distanza e quelle che eseguono controlli a distanza e hanno una qualche utilità nell'attività lavorativa, stabilendo che per questi ultimi basta l'informativa del datore di lavoro. Se così è i datori di lavoro, mentre in precedenza potevano vedersi e contestato l'uso di questi ultimi strumenti da parte delle OO.SS (secondo un criterio di ragionevolezza che il prof. Ichino ci conferma esserci sempre stato), ora hanno un sostanziale via libera, proprio mentre lo sviluppo tecnologico ampia a dismisura le possibilità e le modalità di controllo remoto. E' chiaro che in questa seconda categoria di apparati rientra il braccialetto Amazon, che da un lato assolve alla funzione di aiutare il magazziniere a non sbagliare, ma dall'altro ha in sé la potenzialità di un permeante controllo a distanza particolarmente permeante. Col Jobs Act, ad Amazon, quando deciderà di controllare i lavoratori col braccialetto, basterà una email.
  3. EzioP1 Rispondi
    carrello. Allo scopo di evitare errori può essere fatta una analisi su campionatura del contenuto dei pacchi allo scopo selezionati per verificare il corretto confezionamento. Rimane il processo del riordino dei prodotti occorrenti e questo può essere fatto dal computer centrale su base previsionale e con adeguamento sulla base del rilevamento delle quantità ancora esistenti a magazzino, così come già oggi avviene nei supermercati. Essendo l'associazione del computer portatile o del braccialetto alla persona definita a priori dal sistema si ha anche, volendo, la possibilità di verifica a campione dell'efficienza del sistema a scopo di riconoscimento individuale o collettivo a seconda degli accordi intercorsi tra lavoratori, sindacati e azienda.
  4. EzioP1 Rispondi
    L'organizzazione del lavoro nei magazzini. Avendo sviluppato anni addietro due progetti per magazzini con l'analisi e la scelta del modo di operare dal ricevimento merci al confezionamento delle commesse per la consegna, trovo il modello applicato da Amazon valido. Uno dei diversi modelli di confezionamento degli ordini ricevuti in pacchi per la consegna può essere fatto con prelievi dei singoli prodotti nelle quantità richieste da un insieme di ordini per essere poi resi disponibili ad un punto di confezionamento dei pacchi relativi ad ogni singolo ordine. Questo modello richiede un doppio lavoro, prima per il prelievo in quantità e poi per il confezionamento dei pacchi; inoltre il prelievo in quantità soddisfa le richieste che sono state elaborate sulla base degli ordini ricevuti ad un certo momento, ogni successiva richiesta è trattata in un secondo ciclo di prelievi. Un modello più dinamico e più rispondente al variare delle esigenze è quello che avendo a disposizione dei computer portatili o braccialetti elabora centralmente tutti gli ordini e li trasmette ai computer portatili od ai braccialetti indicando il luogo dove sono i prodotti da prelevare, la quantità, e il pacco a cui devono essere assegnati e segnala al centro il prelievo avvenuto ed a quale pacco è stato destinato. In questo modo l'operatore che segue le indicazioni del computer portatile o braccialetto, va nel luogo preciso, preleva la quantità occorrente e mette i pezzi nei pacchi organizzati sul suo carre
  5. arthemis Rispondi
    commenti sul bracciale che già usa Leroy Merlin?
  6. Stefano Rispondi
    Spero che le convinzioni dell’articolista, senza offesa, siano ingenue. Quando si decide di localizzare in tempo reale uno smartphone o un’auto aziendale, assegnato ad un dipendente pensa lo si faccia per poter rintracciare il telefono qualora lo si smarrisca ? Quando la forza lavoro di Amazon indice uno sciopero e si cerca di capirne le ragioni leggendo migliaia di loro commenti, quando si sente parlare del “passo Amazon” si capisce che c’è tensione nel modo in cui i lavoratori “percepiscono” il proprio lavoro a vantaggio di un signore che è diventato in pochi anni l’uomo più ricco del pianeta perché riesce a garantire dall’acquisto alla consegna in 24 ore. I dati rilevati e trasmessi dal bracciale non servono a “monitorare” l’attività del lavoratore, sia mai…è vietato per Legge; servono, come è ovvio che sia a: “…facilitare il lavoro del magazziniere, rende molto più agevole il reperimento del plico da prelevare dagli scaffali, pur lasciandogli le mani libere, e lo avverte con un segnale in caso di errore”. Se poi si scopre, consultando le statistiche del magazziniere, che questo si “distrae” sovente, che il suo passo Amazon è più lento degli altri, per pura coincidenza, il suo contratto, rinnovabile ogni due mesi, “potrebbe” non venire riconfermato.
  7. Andrea Rispondi
    La polemica su Amazon nasce perché siamo in campagna elettorale e stracciarsi le vesti preventivamente paga. E' comunque una abitudine italiana discettare su tutto e tutti senza avere competenza e neppure cognizione dell'argomento in questione. Mi spieghino la differenza sul possibile controllo a distanza del lavoratore tra un operatore dotato del dispositivo di Amazon e uno dei molti che lavora quotidianamente con uno scanner tradizionale in un supermercato o in un magazzino ricambi.
  8. EzioP1 Rispondi
    Premesso che in qualsiasi lavoro, da quello prevalentemente manuale (es. lo zappatore) a quello più propriamente intellettuale (es. sviluppo di idee), la prestazione per entrambi non può che essere valutata nei suoi contenuti quantitativo e qualitativo. Se poi gli operatori di entrambi i tipi di lavoro vedono nella valutazione una critica al loro operato bisogna riconoscere che ciò è dovuto all'implicito riconoscimento che ciò che hanno eseguito poteva essere fatto meglio in quantità e in qualità. E' un atteggiamento negativo nei confronti del sistema 'mondo del lavoro' interpretare con solo malizia ogni meccanismo che porti a valutare il rendimento del lavoro. Da che mondo è mondo, dal lavoro manuale a quello intellettuale, il rendimento è il paradigma alla base di ogni miglioramento.
  9. Antonio Scialà Rispondi
    Vorrei chiedere al Prof. Ichino una precisazione. Quando scrive che "La nuova norma [...] introduce l’obbligo [...] di comunicare preventivamente al lavoratore [...] che informazioni derivanti dall’uso di quegli strumenti vengano in qualsiasi modo utilizzate.", vuol dire che basta la semplice comunicazione? Non è necessario il consenso del lavoratore affinché quelle informazioni vengano utilizzate?
  10. Giorgio Rispondi
    Questo articolo mi preoccupa molto, è molto chiaro che, in nome del profitto, Amazon ha voluto dare un messaggio a tutte le multinazionali affermando che il dipendente non deve essere trattato da essere umano pensante ma bensì da strumento da sfruttare in nome del profitto. Dopo un braccialetto elettronico che costringe il lavoratore ad essere simile ad un Robot, cosa dobbiamo aspettarci fra qualche anno? Io non vedo nessun aspetto positvo in tutto ciò.
  11. Savino Rispondi
    In Italia continuano e si accentuano i problemi di produttività e di rendimento sui posti di lavoro. Mentre il mondo del lavoro è saturo di gente che non esercita con professionalità il proprio dovere, crescono sacche di disoccupazione ed inattività per svariate fasce d'età della popolazione. Per cominciare ad assumere nuovi occupati in pianta stabile occorre verificare chi, oggi, ci tiene a conservare un posto di lavoro e ad osservarne tutti i crismi di comportamento professionale e personale e chi no. E' davvero insopportabile continuare ad osservare un'Italia di fannulloni e di non professionalmente aggiornati predicare nei confronti dei nostri giovani o meno giovani che hanno difficoltà a trovare lavoro. Assurdo, ad esempio, che i maestri di scuola con un semplice diploma pretendano gli stessi diritti dei laureati. Basta con il mito italiano del guadagno facile. Bisogna affrontare i sacrifici per portare il pane a casa e non esistono scorciatoie. Gli italiani rancorosi se lo mettano in testa e si rimbocchino, piuttosto, le maniche per uscire da una crisi che è già durata esageratamente più delle due guerre mondiali messe insieme.
    • Gianni Rispondi
      Non mi pare che i lavoratori di Amazon facciano parte degli "insider", ipertutelati e dal guadagno facile, improduttivi e dallo scarso rendimento, da mettere sotto più stretto controllo. Se in qualche reportage si trovano foto di magazzinieri accasciati sulle loro postazioni di lavoro, il motivo è che sono esausti, non lavativi.