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  1. Mr. Digital Rispondi
    Non sono affatto d'accordo. La prudenza è sempre una "non scelta". Abbiamo già dmenticato com'è nata l'antitrust? Per "demolire" una società (la Standard Oil) che aveva finito per monopolizzare produzione, raffinazione, trasporto e commercializzazione di petrolio. E - oggi - quale materia prima è più rilevante del controllo sulle informazioni? C'è un assunto, poi, che non mi aspettavo. Il "mito" che possa nascere una start up in grado con la sua innovazione di "cambiare paradigma" (es: un nuovo algorimo per un nuovo motore di ricerca). Ebbene, semplicemente, le major di internet la acquisirebbero seduta stante... arricchendo l'innovatore ma concentrando ancora più il predominio (basta, a riprova, quante società ha acquisito google negli ultimi anni). Altro che prudenza ... è già tardi.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Tutto giusto, ma penso che il problema sia molto, molto più grave. Digitale e big data sono risorse, opportunità, ma anche un rischio: per la privacy e per la sicurezza (evidente, ma difficile da gestire), per l'economia e per i mercati (sviluppo vs squilibri; le regole del passato non tengono conto del potenziale digitale, potenziale di sviluppo e potenziale di abusi vari) e infine per la società (impatto della digitalizzazione e robotizzazione sul lavoro, complessità e opacità della gestione, servilismo delle singole funzioni, aumento delle disuguaglianze e dei conflitti), e per la democrazia (impossibile senza libertà e uguaglianza, non solo formali, finti, ma veri, sostanziali): finora la democrazia digitale è solo un inganno;forse perché la democrazia ante-digitale non era effettiva, ben compresa e applicata effettivamente. Ultimo rischio: per ragioni d'interesse chi se ne occupa, gli esperti, sta dalla parte dei potenziali usurpatori, raramente dalla parte delle vittime. "Meno male che Soros c'è".