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  1. giancarlo Rispondi
    Poniamo la questione in questo modo: se l'INPS funzionasse come un normale Fondo Pensioni privato, le entrate da contributi + i rendimenti da impieghi finanziari garantirebbero pensioni dignitose ? al netto del sostegno dalla fiscalità generale...vista l'entità del debito pubblico ? Grecia docet.
  2. Enzo Brescia Rispondi
    allora,alla fine,quanti sono questi soldi?
  3. amadeus Rispondi
    Il sistema previdenziale in Italia è insostenibile o virtuoso? Questa era la domanda iniziale. Da quando si valuta la sostenibilità sulla base dei soli flussi monetari correnti, come fate nel vostro articolo, senza guardare cosa potrebbe accadere in futuro? E' ben vero che le ultime riforme hanno riguardato quasi esclusivamente il fabbisogno di cassa, cioè i flussi correnti, e non hanno intaccato il fabbisogno futuro, che è addirittura aumentato, ma proprio per questo motivo bisognerebbe guardare oltre l'orizzonte immediato. Nel sistema contributivo - infatti - il differimento dell'età di accesso alla pensione non cambia il valore cumulato della stessa visto che viene calcolata in base al montante contributivo ovvero i contributi pregressi. Quindi l'allungamento dell'età aumenta il debito pensionistico futuro, anche per i nuovi contributi che nel frattempo vengono versati e servono per pagare le pensioni correnti. Il problema vero è che, in mancanza di un patrimonio accumulato, la curva demografica incipiente potrà essere affrontata solo con le entrate correnti ovvero i contributi versati da coloro che sono in attività e percepiscono un reddito da lavoro. Quindi il calcolo sulla sostenibiltà andrebbe fatto proiettando di anno in anno le pensioni da erogare sulla base dei contributi già versati aumentandole progressivamente per effetto del montante dei nuovi contributi che di anno in anno vengono versati, ma, nel sistema contributivo diventano ipso facto maggiori pensioni.
  4. paolo serra Rispondi
    Sarà in corso dal 1989 ma evidentemente a qualcuno interessa sempre enfatizzre la spesa previdenziale con voci assistenziali, meppoure i sindacati hanno mai avuto interesse a fare chiarezza sui conti. Così, pero, nlle statistiche europee e su tutti i medai sembra che la nostar spesa sia superiore alla media europea, il chè non è affatto vero, ma serve a distrarre il dibattito pubblico sul vero problema del paese, il differenziale negativo su evasione ed elusione fiscale.
  5. Savino Rispondi
    Di insostenibile c'è il fatto che non si possa continuare a coprire la spesa per pensioni con una fonte finanziaria che sia diversa dalla contribuzione per pensioni, cioè con la fiscalità generale. In una S.p.A questo storno di fondi dà luogo a falso in bilancio. Per motivi di lavoro, mi è capitato di ricercare su quali fondi venissero effettuati investimenti infrastrutturali ed anche lì l'incoerenza è sovrana, passando dall'iniziale fondo di rotazione fino alle forme di cartolarizzazione.
  6. Enrico Parisini Rispondi
    Analisi accurata, ma non finita. Rimane la confusione : io vorrei sapere se i 220 miliardi incassati da contributi di lavoratori oggi sono sufficienti a pagare la sola parte pensionistica delle erogazioni INPS, e se le previsioni garantiscono lnel prossimo futuro
    • Felice Pizzuti Rispondi
      Come ho scritto anche nel commento, attualmente i contributi superano le prestazioni previdenziali nette di circa 39 miliardi. Le previsioni indicano un calo costante del rapporto prestazioni pensionistiche/Pil nei prossimi decenni.
  7. Felice Roberto Pizzuti Rispondi
    Essendo stato citato, mi limito a precisare che, diversamente da quanto riportato nell’articolo, io non considero le trattenute IRPEF sulle pensioni una entrata dell’Inps, al quale chiaramente non competono. Invece da anni richiamo l’attenzione sul pur semplice fatto che per il complessivo bilancio pubblico, le prestazioni pensionistiche rilevanti sono quelle al netto delle trattenute Irpef e che il saldo previdenziale (escludendo dunque le prestazioni assistenziali che, ovviamente, sono finanziate dalla fiscalità generale) con le entrate contributive è abbondantemente attivo (circa 39 mld di euro nel 2016, pari al 2,3% del Pil). Trovo poi impressionante che nel dibattito ancora non si capiscano le motivazioni contabili e macroeconomiche che impongano la distinzione tra spese assistenziale e previdenziali e, in particolare la sua rilevanza per la valutazione della distribuzione del reddito.
    • Gabriele Guzzi Rispondi
      Gentile professor Pizzuti, grazie per la sua risposta. Anche noi rileviamo l'urgenza di dover distinguere con maggiore chiarezza la spesa assistenziale e previdenziale all'interno del bilancio Inps. Per quanto riguarda il secondo punto, Lei parla di bilancio pubblico complessivo, tenendo insieme il saldo dell'Inps con quello della fiscalità generale. Se da un punto di vista macroeconomico complessivo questo è corretto, troviamo tuttavia che la spesa previdenziale consista in una voce particolare del bilancio pubblico, e ne va quindi valutato il saldo specifico. Questo è equivalente alla perdita o all'utile registrato annualmente dall'Inps, il quale non considera le trattenute fiscali un'entrata ma una partita di giro. Comunque, dal mio punto di vista, le sue considerazioni sono perfettamente appropriate e toccano un punto importante della discussione. Un saluto. Gabriele
    • amadeus Rispondi
      Se i contributi previdenziali, come accade in Italia, sono deducibili dal reddito imponibile, ne consegue che, per equità, le pensioni che generano debbano essere sottoposte a tassazione. A maggior ragione in una logica contributiva. Lei ragiona ancora secondo la logica del pay as you go. Ma quella è la logica che ci ha portato alla situazione attuale. Il sistema contributivo, per quanto virtuale, crea delle posizioni contributive individuali che in futuro dovranno essere onorate. Con che cosa (visto che non c'è uno straccio di patrimonio)? Non dico affatto che si debba accumulare un patrimonio pari al montante contributivo, ormai è assolutamente impossibile oltreché inutile e dannoso per l'economia ma un patrimonio nullo o addirituttura negativo è ancora più dannoso. Perchè lo Stato chiede, giustamente, alle casse professionali di dimostrare la sostenibilità delle prestazioni promesse e lo stesso esercizio non viene fatto per l'INPS?
  8. Massimo Matteoli Rispondi
    La riflessione tra spesa pensionistica e spesa assistenziale non è da "ragionieri" ma serve ad evitare una pericolosa "bufala" sulla insostenibilità del sistema pensionistico italiano. Confondendo tutte le spese dell'INPS in un unico calderone si fanno gravare prima sui contribuenti previdenziali (lavoratori ed imprese) e poi sui pensionati interventi che servono non all'equilibrio del sistema pensionistico ma solo a coprire minori spese pubbliche. Con questo vero e proprio "stratagemma" gli oneri relativi queste spese non fanno carico alla collettività nel suo insieme, ma diventano una tassa occulta sul mondo del lavoro.
  9. Giuliano Cazzola Rispondi
    La questione della separazione tra previdenza ed assistenza è già in corso, dopo la riforma del bilancio Inps con legge n.88/89 e con successivi provvedimenti. logica vuole che la spesa pensionistica sia quella che risulta, a prescindere da come viene finanziata, sia da contributi che da trasferimenti. trattare gli apporti dello stato come bolle di sapone che svaniscono nel nulla non ha senso.