logo


  1. Stefano Rispondi
    Esistono decine di migliaia di giovani neolaureati, diplomati che da nazioni come l’Italia, la Grecia, la Spagna o il Portogallo decidono di traferirsi per ragione economiche in altre nazioni come la Germania, la Svezia, l’Olanda, la Norvegia o il Regno Unito (ma non viceversa e si chiedano gli autori perché). Molti vengono apprezzati per la loro qualifica, ma molti sono persone a cui non viene offerto alcun sostegno di integrazione, alcuni, nonostante il titolo di studio parificato, si adattano anche con lavori umili. Sarebbe opportuno che le nazioni esportatori netti di giovani investano per farli rimanere a casa invece di ambire a investire in giovani stranieri che vanno scolarizzati, formati a cui si deve insegnare la lingua e che poi bisogna auspicare si vogliano “integrare” o dopo la gratuita formazione ringraziano tornandosene in Patria. Forse dovrebbero farlo i loro Paesi, come avviene da noi, mandano un curriculum all’estero come fanno i giovani italiani.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Mi sono fatto raccontare da un funzionario dell'ufficio per rifugiati politici del Lussemburgo come funziona e quali sono i numeri del fenomeno in quel paese. Nonostante l'assenza di frontiere esterne e di accesso diretto al mare, quindi di una marina e del problema dei salvataggi in mare, i numeri delle richieste di asilo politico sono esattamente proporzionali a quelli dell'Italia, in un rapporto di 1 a 100 circa, come la popolazione residente (550K vs. 60M). Non ho saputo indagare se il paese subisce o negozia con i suoi vicini l'arrivo dei richiedenti. Il tempo delle decisioni amministrative (e degli eventuali ricorsi) è breve, poco meno a poco più di un anno, la percentuale delle decisioni di riconoscimento dello statuto di rifugiato è alta, quella dei richiedenti che spariscono senza lasciare tracce non è annullabile ma rimane accettabile. Il collocamento provvisorio e definitivo, sparso fra i 100 comuni, è tutt'altro che facile, ma esistono programmi efficienti o almeno effettivi di insegnamento delle lingue e delle regole, di facilitazione dell'integrazione nel circuito economico e di scolarizzazione assistita dei minori. La maggiore differenza con l'Italia è la quasi assenza di polemica politica sterile, quindi una relativa condivisione dei valori di accoglienza e di aiuto e il finanziamento pubblico della realizzazione di questi obiettivi. Rifugiati e immigrati non hanno il diritto di voto ma dopo 7 anni di residenza i maggiorenni possono chiedere la cittadinanza.
  3. giovanni Rispondi
    Come si commenta la notizia letta sul Fatto quotidiano che il governo dice che nel 2017 i migranti ci costeranno 4,7 - 5 miliardi?? O la mia osservazione è fuori tema??