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  1. Ross Rispondi
    Caro Simone Ferro, le sottopongo una proposta di riforma alla quale lei - che dispone dei dati necessari - potrebbe associare delle cifre per valutarne le conseguenze economico-finanziarie. La mai proposta va nella direzione dell'equità e prevede che le pensioni vadano calcolate con il metodo contributivo per tutti. Per tutti significa anche per coloro che sono già in pensione. L'unica eccezione la farei per coloro che con il ri-calcolo non raggiungessero il minimo. Ad essi concederei quindi una pensione pari al minimo. In questo modo otterremmo una discreta equità tra tutti, dei forti risparmi di spesa e potremmo quindi ottenere un'età di pensionamento molto più bassa di quella attuale, oltre ad un sistema sostenibile nel tempo. Ovviamente un intervento rivoluzionario come questo non ha alcuna possibilità di essere adottato ma sarebbe quello che più si avvicina all'equità di trattamento tra le varie fasce di età dei lavoratori. Cosa ne pensa?
    • Simone Ferro Rispondi
      Caro Ross, un ricalcolo contributivo immediato e "brutale" comporterebbe sicuramente degli ingenti risparmi e rappresenterebbe una conquista in termini di equità intergenerazionale. Esso comporterebbe tuttavia dei problemi di fattibilità e dei dilemmi morali rilevanti: un pensionato che prende più del dovuto, magari il doppio di quanto spetterebbe da contributivo, non ha nessuna colpa; dimezzargli l'assegno dal giorno alla notte sarebbe infattibile e sbagliato, anche perché magari su quell'assegno ci ha fatto affidamento quando ha programmato i suoi risparmi passati o ci ha fatto affidamento la sua famiglia nel decidere l'istruzione dei figli. La manovra sarebbe ingiustamente punitiva. Mi pare invece più praticabile un ricalcolo soft ottenuto tramite blocco dell'adeguamento all'inflazione fino a certe soglie di reddito (guardando al reddito del nucleo famigliare, non dell'individuo), ed un ricalcolo totale solo per la parte eccedente queste soglie di garanzia. Questo tipo di ricalcolo avrebbe qualche speranza di passare il vaglio della Corte costituzionale e non comporterebbe tagli troppo drastici. Se interessato può leggere la proposta di Boeri "non per cassa ma per equità", della quale si è parlato anche su questo sito, che con un ricalcolo a scaglioni riesce a finanziare una pensione minima universale a costo zero. Purtroppo la proposta non è stata presa abbastanza in considerazione.
  2. Savino Rispondi
    Il pregiudizio nei confronti dei giovani in Italia è impressionante e avrà effetti devastanti per l'economia e la società. Non è più un problema di politica, ma è una questione di mentalità arretrata imputabile agli italiani di una certa età che, anche e sopratutto se benestanti, si ostinano a voler continuare a tenere le redini in mano del portafogliio familiare. L'altro giorno discutevo con conoscenti di coppie di neosposi di 40 anni che debbono, in questo periodo, accendere un mutuo casa trentennale. Io chiedevo: ma vi sembra una cosa normale? Occore anche una sostenibilità biologica ed umana di un mutuo casa. Di queste cose le gemerazioni precedenti egoisticamente se ne stanno fregando. I politici semplicemente hanno il sentore dell'aria che tira, ma non possiamo dare loro tutta la responsabilità. E' la gente tenuta ad essere responsabile, a dover capire che le scelte che stiamo per fare sono di medio e lungo raggio.
  3. Luca Rispondi
    Solo due piccole osservazioni. La riforma colpisce di più chi è meno vecchio, anche se i giovani sono più lontani dalla pensione, sono quelli che saranno più danneggiati. Probabilmente rimediare ad alcune iniquità (pensioni d'oro per esempio) non avrebbe grandi conseguenze economiche, ma renderebbe un po' più accettabili le perdite che le ultime riforme hanno inflitto ai cittadini comuni.
  4. aria adele rossetti Rispondi
    vorrei solo che tutte le pensioni venissero calcolate con il contributivo
  5. Paolo Palazzi Rispondi
    I pensionati sono coloro che già sono in pensione. Quindi il discorso vale per il futuri pensionati, cioè per tutti coloro che non sono già pensionati. Quindi le proposte di cambiamento delle regole per il pensionamento andrebbero valutate nei loro effetti su tutta la popolazione non pensionata secondo parametri complessi, età anagrafica, età lavorativa, sesso, tipo di occupazione, ecc. Cosa che non mi sembra faccia neppuer l'Inps