logo


  1. Henri Schmit Rispondi
    Su un punto è difficile non essere d'accordo: esiste una concorrenza fra paesi, similare a quella che lo Stato garantisce fra operatori privati; un elemento non secondario di questa concorrenza è la fiscalità; è legittimo anzi indispensabile rendere la propria fiscalità competitiva per attrarre investimenti, assicurare occupazione e generare gettito; tanto che non si infrangono le regole internazionali, bilaterali e multinazionali, non si tratta di guerra, ma di sana concorrenza. Sono i perdenti inefficienti che gridano alla concorrenza sleale senza fornire le prove; gli altri si adeguano. Come? Abbassando le tasse sugli utili aziendali. In questo paese si sta invece promuovendo la flat tax SUI REDDITI PERSONALI (per le società infatti è già flat). Si tratta di due cose ben diverse. L'idea di una (non flat, ma solo) much flatter tax personale è stata respinta addirittura nell'America di Trump; le aliquote e gli scaglioni sono rimasti sette come nel passato.
  2. Andrea Manzitti Rispondi
    Caro Dario, concordo che definire "atto ostile all'Europa" la riforma USA sia un'esagerazione. Hanno fatto quello che rienevano fosse nel loro interesse e questo non necessariamente finisce per essere una offesa agli altri. Piuttosto, l'alternanza dem-rep alla guida degli USA ha fatto sì che tutte le più grandi riforme di fiscalità internazionale targate OCSE siano rimaste lettera morta o, nella migliore dlele ipotesi, attuate a metà e dopo anni di stallo. Prendi ad esempio BEPS. Con Obama, gli USA hanno partecipato e contribuito al completamento del progetto. Trump ora si è messo di traverso e di quel progetto, non ne vuol sentire neanche parlare. Anzi, ha fatto un bel condono forzato sugli utili parcheggiati all'estero dale multinazionali USA e dumping di aliquote e sistemi. Sarà legittimo, ma certamente assai egoistico.