logo


  1. Savino Rispondi
    Già nell'energia e nelle tlc si sono tentate alchimie improbabili, che hanno spezzato l'allora monopolio pubblico. Il risultato è stata la fatturazione non più corrispondente al mese commerciale (30 giorni), bensì al mese lunare (28 giorni), con relativi danni per gli utenti. Una cosa è il monopolio e basta, altra cosa è il monopolio pubblico di un servizio pubblico e, quindi, fruibile a 60 milioni di cittadini con tariffe tenute calmierate e a garanzia del diritto alla mobilità e alla circolazione di persone e merci, quali pilastri della Ue e della nostra Costituzione. Le ragioni di economicità non possono privare del diritto a muoversi liberamente di milioni di cittadini che abitano le zone interne e le arre cosiddette a domanda debole del Paese. Non era legittimo parlare di rami secchi negli anni '80 e '90 e, a maggior ragione, non è legittimo farlo ora, nel momento in cui mobilità e trasporti risultano decisivi per il rilancio e la crescita.
    • francesco Rispondi
      Non sono sicuro del fatto che, nel settore del trasporto passeggeri (TPL), ci siano esempi virtuosi di monopoli pubblici. Le difficoltà economiche e finanziarie delle aziende interessate sono note a tutti. Eppure, in Italia, la soluzione al problema sembra essere quella dell'intervento dello Stato. Si assume erroneamente che siano necessari nuovi investimenti per risanare l'azienda in difficoltà. In realtà, i problemi reali sono ben altri. Il tutto (ritardi, inefficienza dei servizi di trasporto...), ovviamente va a scapito delle classi sociali meno abbienti, che, costretti a pagare queste inefficienze, non possono permettersi un mezzo di trasporto alternativo ai mezzi pubblici. In Inghilterra le gare avviate, nel settore TPL, da diversi anni hanno portato ad un miglioramento dell'offerta e qualità dei servizi di trasporto. L'Autority Inglese (ente indipendente dalla politica) controlla le tariffe e l'operato degli operatori, con ampi poteri di intervento sugli stessi. Una riflessione sul tema è più che mai necessaria.
  2. elio candussi Rispondi
    Al mondo dei trasporti, già da sé molto complesso, è opportuno aggiungere ulteriori elementi. 1- Se un servizio va considerato pubblico, si sottintende di pubblica utilità, quindi per definizione può andare in perdita, come la sanità o l'istruzione; è l'esempio del trasporto locale (TPL) specie nelle aree a bassa densità abitativa; in tal caso può essere affidato a terzi? sì, a condizione di conoscere preventivamente i costi perché la differenza la deve mettere il pubblico; conoscere i costi in anticipo è arduo, con margini d'errore dietro l'angolo; c'è il problema di adeguamenti di costi e ricavi nel tempo, ma con quali criteri? 2- spesso il servizio si svolge su strutture di proprietà dello Stato (es. autostrade e ferrovie); in tal caso chi cura la manutenzione della struttura? chi controlla la qualità del servizio affidato in concessione? e se la qualità non è adeguata? contenziosi infiniti son prevedibili. 3- le ferrovie italiane posseggono una società operante nel TPL, la Busitalia; ha senso che questa partecipi alle gare locali, come è successo in Friuli Venezia Giulia? andando in concorrenza con società a partecipazione di enti locali? mi sembra demenziale questa competizione tra soggetti pubblici!