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  1. Henri Schmit Rispondi
    Un'osservazione aggiuntiva: si può benissimo rinunciare allo ius soli automatico (come vige negli USA, nazione creata attraverso l'immigrazione... e l'appropriazione indebita delle terre altrui) e prevedere che la cittadinanza è sempre ottenuta solo su richiesta (non mi sembra grave la situazione di minori stranieri nati in Italia), ma A CONDIZIONE che che l'iter si risolva in tempi rapidi, al massimo 12 mesi, e non come adesso in 48, 60 mesi, anche per cittadini UE per i quali le verifiche documentali sono facili e immediate. Si tratta di tipico caso di ABUSO in cui la burocrazia riesce a sospendere il diritto.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Sono sostanzialmente d'accordo con l'analisi proposta. Ricordo però che se esiste un dovere morale, costituzionale e convenzionale di aiutare chi è in pericolo, non c'è un diritto alla libera immigrazione; la carta ONU dice (giustamente) solo che chiunque deve essere libero di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e che è sempre libero di rientrarvi. L'ideologia dell'accoglienza di tutti (professata anche dalla Chiesa) e l'aiuto proattivo delle ONG incita l'emigrazione verso il paese che non adotta una politica seria (restrittiva, selettiva) dell'immigrazione e di aiuto, di cooperazione con i paesi di partenza e di transito dei flussi migratori. Con Minniti prima, con l'appoggio tardivo delle missioni militari della Francia che da anni prova a stabilizzare i paesi africani, siamo sulla strada giusta. Mi permetto di aggiungere che la demagogia contro lo ius soli e i tempi amministrativi per le richieste dello statuto di rifugiato e, anni dopo, per le domande di naturalizzazione (si tratta di multipli dei tempi di altri paesi europei) sono disumani, abusivi, vergognosi.
    • Piero Borla Rispondi
      In concreto : quanto durano queste pratiche di naturalizzazione ? e quelle di riconoscimento della cittadinanza dei nati diciottenni ?
      • Henri Schmit Rispondi
        Tre o cinque anni fa, durante un incontro su appuntamento con la dottoressa responsabile alla prefettura di Milano mi è stato risposto "almeno quattro anni, meglio calcolarne cinque". Ho preso atto senza commentare e ho definitivamente rinunciato. Quindi non posso votare. Per rivalsa scrivo per influenzare il voto. In altri paesi che conosco bene dura un anno, o due se il richiedente munito da permesso di soggiorno (quindi non UE) viene da un paese dove le verifiche sul passato (atti dell'anagrafe, casellario) sono meno facili.
      • Henri Schmit Rispondi
        Dimenticavo: avevo già i documenti richiesti, certificato di nascita straniero, certificato di matrimonio italiano, casellari dei tre paesi dove avevo vissuto in precedenza: quello francese è arrivato in 48 ore, gratuito, su domanda online, da un datacenter a Nantes; altrove dura poco di più, in Svizzera per esempio bisogna prima pagare 20 franchi. La naturalizzazione, non più annullabile una volta riconosciuta, non è riducibile alla produzione di documenti; autenticità e completezza devono giustamente essere verificate. Detto ciò, la cittadinanza è tuttavia UN DIRITTO (che rivendico) e non una concessione burocratica (che rifiuto). Un immigrato (come il sottoscritto) che ha SCELTO di vivere (e pagare le tasse) in Italia tutto sommato merita la cittadinanza (e il diritto di voto) almeno quanto qualcuno che si può vantare solo dello ius sanguinis pur vivendo magari da generazioni altrove. Sono passati oltre due secoli da quando il principio "no taxation without representation" ha permesso a chi lo rivendicava di fare una rivoluzione. Oggi, in Italia, nel dibattito pubblico e nella giurisprudenza costituzionale, prevale la regola del "diritto acquisito". Ma che cos'erano i privilegi della nobiltà e del clero se non diritti acquisiti secolari?
  3. Piero Borla Rispondi
    Il ddl 'ius soli' non è stato approvato e non avrà miglior sorte nella prossima legislatura. Per orientarsi su quanto sia possibile ancora fare servirebbero elementi di conoscenza sulla applicazione delle norme vigenti in materia di concessione di cittadinanza. Quanti sono gli stranieri residenti distinti per anno di arrivo ? Quanti hanno chiesto la cittadinanza ? Quanti sono i nati in Italia per anno di nascita ? Quanti, fra i nati già diciottenni, chiedono la cittadinanza ?
  4. Riccardo Rispondi
    Forse ho capito male io, nel caso spero Maurizio Ambrosini voglia correggermi. I dati ISTAT misurano la popolazione immigrata regolare, quella che - per intenderci - è registrata all'anagrafe, può lavorare e andare in comune a chiedere la carta d'identità, sopra la quale c'è però scritto cittadinanza "paese straniero". Non misura i dati sugli irregolari e sulle persone in attesa di risposta per la loro domanda di regolarizzazione (richiedenti asilo nella quasi totalità, che è diventata la prassi per chiunque arriva coi barconi). Se è così, quello che stiamo misurando è una popolazione che da un lato diminuisce con l'acquisto della cittadinanza italiana; dall'altra, il suo incremento è enormemente sottostimato perchè non considera tutti i richiedenti asilo e categorie affini. Inoltre la popolazione immigrata è chiaramente una variabile stock, mentre i flussi sono una variabile flow (è la stessa differenza tra patrimonio e reddito di una società / famiglia ecc..). Per cui sottostimare di 250k l'aumento di una variable stock pari a 5000k non è precisamente cosa da poco. Inoltre (i dati sono facilmente consultabili) mentre la popolazione immigrata è in maggioranza relativa femminile e proveniente da paesi di tradizione cristiana, la maggioranza relativa (e credo anche assoluta) dei richiedenti asilo è maschile e proveniente da paesi di tradizione islamica, con ciò alterando significativamente i dati sulla distribuzione di genere ed etnica della popolazione immigrata.
    • Riccardo Rispondi
      EDIT per l'ultima frase. Inoltre (i dati sono facilmente consultabili) mentre la popolazione immigrata "definita dall'ISTAT" è in maggioranza relativa femminile e proveniente da paesi di tradizione cristiana, la maggioranza relativa (e credo anche assoluta) dei richiedenti asilo è maschile e proveniente da paesi di tradizione islamica, con ciò alterando significativamente i dati sulla distribuzione di genere ed etnica della popolazione immigrata "totale". Riguardo agli immigrati provenienti da paesi di tradizione islamica, c'è un bello studio del PEW Reserch Center con tutti i numeri: http://www.pewforum.org/2017/11/29/europes-growing-muslim-population/
      • arthemis Rispondi
        assumiamo che tutte le domande di asilo del 2016 (123.482) siano di maschi provenienti da paesi di religione islamica. Ammettiamo pure che tutte le domande siano accettate: come si ariva ai +250k all'anno?
        • Riccardo Rispondi
          Cito dall'articolo "A fine 2016, 250 mila tra richiedenti asilo e rifugiati riconosciuti (dati Unhcr, 2017)." ma in effetti il numero sembra essere troppo alto per riferirsi ad un solo anno.