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  1. Claudio Rispondi
    Sono perplesso sulla correttezza della Tabella 1: l'applicazione del quoziente sembrerebbe ininfluente (o quasi) poiché l'aliquota media risultante da 0 a 3 figli varia poco o nulla.
    • Luisa, Nicola e Paolo (autori) Rispondi
      Grazie per il commento. L’applicazione del sistema del quoziente familiare comporta alcune operazioni sequenziali: identificazione del numero delle quote che spettano a ciascun tipo di famiglia; divisione del reddito complessivo per il numero di quote; calcolo dell’imposta dovuta sul quoziente familiare; moltiplicazione dell’imposta per il numero delle quote stesse; applicazione di un meccanismo (il cd. plafond) che evita di favorire eccessivamente le famiglie con i redditi più alti. L’applicazione di questo sistema sequenziale alla struttura delle aliquote italiane è tale per cui nel caso di un reddito lordo familiare pari a 25 mila euro, l’aliquota media non cambia al crescere dei figli perché a tutti si applica l’aliquota effettiva del primo scaglione (pari al 23%). Analogamente o quasi nel caso di reddito familiare a 45 mila euro. Mentre le cose cambiano se il reddito è di 65 mila euro, perché le famiglia con 1 figlio sono ricomprese dentro il primo e secondo scaglione, mentre quelle con tre solo nel primo con un evidente vantaggio fiscale. Chiaramente modificando la struttura delle aliquote, ad esempio applicando quelle francesi che comportano però una forte perdita di gettito, le cose cambiano ed il vantaggio fiscale per le famiglie numerose si palesa in modo più evidente
  2. Riccardo Rispondi
    A me sembra che questi risultati siano dovuti principalmente "alla sostituzione delle detrazioni da lavoro, che in Italia sono decrescenti, con una deduzione proporzionale". Sarebbe interessante simulare uno scenario dove il solo quoziente famigliare viene introdotto - modificando proporzionalmente le aliquote per mantenere invarianza di gettito - ma senza toccare le altre detrazioni. Da quanto sapevo io il problema del quoziente famigliare è il disincentivo al lavoro della persona a reddito più basso nella coppia se ci sono grosse differenze di reddito tra moglie e marito. Mi stupisce invece questo risultato, che sembra suggerire un effetto regressivo tout court del quoziente famigliare.
    • arthemis Rispondi
      sarebbe interessante vedere il risultato della simulazione per i DINK (double income no kids) nei vari scaglioni di reddito complessivo...
    • Luisa, Nicola e Paolo (autori) Rispondi
      Grazie per il commento. L’effetto regressivo –tipico del meccanismo del quoziente- non trova in effetti mitigazione nelle detrazioni da lavoro che viceversa hanno un impianto a forte progressività. Non le abbiamo incluse nel nostro esercizio perché dove si applica il quoziente familiare, come in Francia, non sono previste. La loro inclusione comporterebbe un mix di imposta su base individuale e su base familiare difficilmente gestibile. Nulla vieta comunque che si possano immaginare configurazioni tali, ad esempio operando dal lato delle deduzioni per fonte di reddito, congegnandole in modo da renderle linearmente decrescente, tali da attenuare l’impianto regressivo del quoziente.
      • Luisa, Nicola e Paolo (autori) Rispondi
        Grazie per il commento Arthemis. Se confrontiamo le aliquote medie nel sistema vigente e nel sistema con quoziente per questo tipo di nuclei familiari osserviamo che l'aliquota è maggiore per il 70% delle famiglie con redditi inferiori mentre il sistema del quoziente è più conveniente per il 30% delle famiglie più benestanti.