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  1. Federico Leva Rispondi
    Dalla ricostruzione semplificata a due paesi manca un dettaglio, e cioè che le aziende francesi possono prendere a prestito il doppio del denaro: i debiti hanno raggiunto il 132 % del PIL, tanto che la banca centrale è intervenuta. https://uk.reuters.com/article/uk-france-economy-debt/ballooning-french-corporate-debt-rattles-regulators-but-not-lenders-idUKKBN1EF1W2 In larga parte il debito è servito a finanziare acquisizioni, secondo Reuters.
    • Henri Schmit Rispondi
      Informazioni interessanti sull'alto livello di indebitamento di numerosi grandi gruppi (para-statali) francesi, sull'aumento recente dell'indebitamente corporate e su come BdF - contrariamente a BdI? - limita preventivamente la capacità creditizia delle banche, fattore della leva dei grandi gruppi. Il rischio è un aumento dei tassi, ma il ciclo (tassi bassi e ripresa) è favorevole ad un aumento della leva; non era difficile capire che nel 2008/09 la situazione era esattamente quella opposta. E che cosa hanno fatto le autorità (organi di controllo e governo) per prevenire l'esplosione dei NPL? La retorica dominante era che "i ristoranti sono pieni" e "le nostre banche sono le più solide". È quella la differenza con i Francesi.
  2. Valerio Rispondi
    Anche gli orologi fermi segnano l’orario esatto 2 volte al giorno...
  3. Del Boccio Maria antonietta Rispondi
    Una delle diverse possibilità, ad esempio, può essere quello di comprare dei Btp al di sotto della parità. Poi, come salgono anche di 50 punti si possono anche vendere ed incassare la plusvalenza. Cosa è accaduto dopo la fine del 2011? Un altro modo può essere quello di comprare aziende che hanno in pancia oltre 800 milioni di € e nessuno ne sa nulla; per poi accorgersene oltre 7 anni dopo: il caso Parmalat...
  4. Henri Schmit Rispondi
    L'investimento di aziende straniere in Italia (FDI) è, almeno in partenza, positivo. L'acquisto di aziende esistenti (brown field investment) è meno positivo dell'investimento in progetti nuovi (green field), perché c'è un rischio che l'investitore intenda smontare l'attività acquistata, per trasferire all'estero un know how specifico o per eliminare un concorrente. Peggio del brown field investment tuttavia è una situazione in cui gli investitori stranieri non comprano, perché valutano le aziende in vendita non interessanti (Alitalia) o giudicano il contesto economico, fiscale, amministrativo non competitivo, inaffidabile, imprevedibile, troppo rischioso, con scarso potenziale di crescita. Un aspetto importante del brown field investment è di sapere dove il venditore (italiano) investe il prodotto della vendita, in Italia, in nuovi progetti industriali (green field) o in attività finanziaria (borsa, fondi, gestioni, assicurazioni vita) o all'estero perché ritiene che le prospettive di guadagno/rischio vi siano più interessanti. Se alcuni settori (distribuzione retail, food, fashion) tendono a passare in mani straniere, francesi o altre, significa soprattutto che gli acquirenti industriali dispongono di business model più validi di quelli delle strutture italiane più artigianali. Detto ciò, non comprerò un libro troppo estroso; da tempo non leggo più un giornale spesso appiattito su posizioni filogovernative o demagogiche, p.es. imitare D e F a sforare i limiti del deficit.
  5. Marino Massaro Rispondi
    L'autore del libro, che ho avuto il (dis)piacere di avere come direttore mi sembra molto poco credibile alla luce anche del disastro che ha creato al giornale. Giusta la definizione di fakeeconomics!
  6. andrea naldini Rispondi
    Sono sostanzialmente d'accordo con Perotti, ma nella sua verve polemica dimentica aspetti importanti. In uno studio per la politica industriale di 10-15 anni fa, (forse il rapporto Boyer ora non ricordo bene), l'Italia era già identificata come l'economia maggiormente complementare a quella francese. Questo solo per dire che lì esiste una visione e una politica industriale, non si tratta di conquista nei nostri confronti ma di strategia di sviluppo, che a noi manca del tutto. Su questo sarebbe più interessante discutere.
    • bob Rispondi
      analisi esatta! Il sistema-Paese che non c'è più! Progetti industriali e strategie che ormai mancano da oltre 40 anni. Qualcuno dimentica che quello che rimane dei pochi Gruppi Italiani presenti nel mondo ( ENI- FINMECCANICA etc) è frutto di una politica ricondicibile al dopoguerra ( se non addirittura al fascismo conl' IRI) in pratica politiche frutto di lungimiranza ( sbagliate o no da vedere) cioè ricondicibili ad un progetto politico ampio . Tutto questo fino inizi anni ' 70 poi inizio della catastrofe con l'avvento delle Regioni la scomparsa del sistema-Paese per fare posto a localismi e regionalismi facendo credere a molti " fenomeni" che l'avremmo sfancata con il " piccolo è bello" , micro-multinazionali e altre menate varie. Questi i risultati altro che complotto francese ! Oggi cosa abbiamo Eataly che apre un supermercato per ogni capitale? Un rispettabile salumiere e niente più che nulla può a fronte di gruppi dalla massa aggregante immensa
  7. Savino Rispondi
    L'Italia sta facendo tutto da sola nel distruggere la propria economia nata col boom degli anni '60, senza bisogno di complotti esterni.
  8. Antonio Sechi Rispondi
    Grazie dell'operazione di verità, non so quanto possa essere utile a convincere gli analfabeti funzionali e gli estremisti in servizio permanente effettivo (due categorie in larga parte sovrapponibili).
  9. rosario nicoletti Rispondi
    I brillanti argomenti del Prof. Perotti ricordano quelli (celebri) di Don Ferrante a proposito della peste. Sta di fatto che i francesi hanno acquisito la maggior parte delle firme italiane della moda, una buona fetta della grande distribuzione. Tentativi di acquisire ditte Francesi si sono scontrate con il governo di quello Stato (vedi Danone). E va ricordato l'ultimo episodio: per avere una soddisfazione più formale che sostanziale sui cantieri di Saint Nazaire, si sono sacrificati gli interessi di Finmeccanica (ora Leonardo).
    • andrea goldstein Rispondi
      brillante dimostrazione che la relazione economica franco-italiana è complessa (segnalo http://www.lavoce.info/archives/44647/roma-parigi-le-multinazionali-della-discordia/), temo che nn sia sufficiente x intaccare il muro di gomma della fakeconomics di Napoletano, cui duole constatare che anche il Corriere (Fubini) dà visibilità e legittimità
    • DAVIDE MORANTE Rispondi
      Mi inchino alla competenza tecnica del prof. Perotti, ma sono d'accordo con Nicoletti. Anzi aggiungo che la Francia ha anche acquisito TIM, Parmalat, il Pendolino, Edison, e l'elenco sarebbe lungo. Sui migranti, Macron ne prende pochissimi e ha dato ordine di rispedire tutti gli abusivi in Italia. In politica estera, la Francia tiene ben poco conto dell'Italia e governa l'Europa con la Germania. Ma che importa se è un "complotto" o no?. Quel che è certo è che la Francia ci sovrasta. Invito caldamente il prof. Perotti a venirmi a trovare quando passa da Parigi, e gli illlustrerò molti altri esempi che qui non c'è spazio per evocare
      • Maurizio Cocucci Rispondi
        Se l'Italia conta poco(ammesso che sia così) è perché dell'Europa, nello specifico della UE, non ci siamo interessati per molto tempo. All'indomani della crisi del 2008 quali iniziative ha adottato il nostro Paese presentandole alla UE? A me non ne risulta nessuna. Francia e Germania si sono accordati per proporre misure che, giuste o sbagliate, adeguate o meno, sono comunque state le uniche. Ad essere precisi c'è stata solo la solita litania su più deficit da coprire con eurobond ben sapendo che per la Germania è al momento la condivisione dei rischi (e quindi gli eurobond) misura incostituzionale oltre che respinta dalla maggioranza dei Paesi mwembri. Contiamo poco che abbiamo la presidenza della BCE, dell'EBA e dell'Europarlamento, abbiamo avuto anche quella della Commissione Europea e la tanto vituperata Germania non ancora. Anzi, come rievoca correttamente il prof. Perotti è tanto influente che è in disaccordo da anni con la politica monetaria della BCE a tal puunto che si è dimesso in netto contrasto un loro membro ed il successore prima che scadesse il mandato anche se in maniera meno polemica. Contiamo talmente poco che la prima e seria proposta riguardante i migranti è stata condivisa dalla Germania. La Francia respinge i migranti per osservanza di un trattato che abbiamo sottoscritto a suo tempo (Dublino 3). Sempre se non è stato sottoscritto a nostra insaputa. In ogni caso la Francia ha poco meno del 50% in più di rifugiati e richiedenti asilo dell'Italia.
      • Amegighi Rispondi
        Credo esista una discreta differenza semantica e logica tra "complotto" e "progetto" o "investimento oculato". Credere al complotto, significa giustificare la totale mancanza di un'idea progettuale a lungo termine in chi ci dirige, vorrebbe dirigerci o si appresta a dirigerci. E significa ascrivere ad "altri" (francesi, tedeschi e quant'altri) colpe che in gran parte sono espressione di incapacità nostrane. Non sono un economista, ma mi interesso di scienza. E basta vedere la totale confusione mentale su quelli che devono essere i temi di base su cui focalizzare la nostra Ricerca & Sviluppo e allacciarla alla crescita (e anche nascita..) di determinati settori industriali, così come l'assurdo abbandono di campi della Scienza di base classica che potrebbero essere i futuri settori di sviluppo, per averne un esempio. Aggiungo, poi, il modo con cui i nostri Ricercatori vengono sostenuti e aiutati nel sistema Europeo della Ricerca (ERC), rispetto ai tedeschi o ai francesi. Complotto ? Mah, sarei propenso a pensare, alla luce di questa minima esperienza, a incapacità, disorganizzazione e, soprattutto, mancanza di direzione ed idee.