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  1. Carlo Rispondi
    Non è affatto detto che risolvere gli NPL farebbe ripartire il credito. Ipotizziamo per un secondo che un gruppo di fondi americani compri tutti gli NPL delle banche italiane a prezzi di libro, cioè senza causare né guadagni né perdite alle banche. Ipotesi assurda, lo so, ma seguitemi un attimo. Anche se avvenisse una cosa del genere, tutti i problemi strutturali dell'Italia resterebbero tali e quali: scarsa competitività, scarsa produttività, pressione fiscale, burocrazia asfissiante, etc. Beh, sono proprio questi i problemi che rendono difficile l'erogazione del credito!
  2. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    Concordo con l'articolo sul fatto che imporre alle banche la svendita delle sofferenze bancarie è induzione al suicidio. Il problema vero è però più grave. Le banche così come le intendiamo in Italia sono morte e questo nessuno lo dice
  3. DDPP Rispondi
    l'articolo sviluppa in modo completo il problema, ma a mio avviso non centra il problema. Divido in due parti. La “Disposizione normativa”. La Bce non obbliga le banche, ma “raccomanda” di utilizzare criteri trasparenti per la valutazione del rischio di credito. A tal fine definisce congrui due periodi di tempo 2 anni per i crediti non coperti da garanzie, 7 anni per i crediti coperti da garanzie ipotecarie. La Bce accetta anche criteri diversi, ma chiede che in sede ispettiva siano rappresentati e insieme ad essi siano dimostrate le azioni intraprese per il recupero. Nulla osterà alle banche italiane di darsi tempi di svalutazione crediti e tempi di recuperi valutati sul rischio legale che è rappresentato dal Paese Italia, ma dovranno valutare comunque valutare razionalmente il rischio di credito. Vengo ai tempi. I due e sette anni da quando partono? Partono da quando il creditore ha smesso di pagare. Vi chiedo, se un debitore chirografario non mi paga da due anni, è realistico che tenga in bilancio al 100% il sue debito (mio credito). Oppure, se un debitore con garanzie ipotecarie non mi paga da sette anni e in questo periodo non sono riuscito a esperire una procedura di recupero sui beni reali, mi tengo a bilancio il credito al 100%. Quanto tempo mi serve ancora? Altre 7 anni, altri 14?
  4. Savino Rispondi
    Assurdo che certe forze politiche stiano ancora a pensare ad un'istituzione obsoleta e sminuita come Bankitalia. Non ci rende conto che se, come si dice, verrà creato apposito Fondo Ue di ultima istanza persino la BCE perderà ruolo in materia finanziaria. Per non parlare della presidenza italiana della BCE che, comunque, scadrà.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Non sono d’accordo. L'argomento contro il calendar provisioning che secondo l‘autore "svantaggia i paesi dove la giustizia civile è più lenta" riassume tutto. Bisognerebbe precisare che non solo la giustizia, ma tutto è troppo lento, in particolare l'avvio delle pratiche dei crediti deteriorati aperte tradizionalmente in base a criteri formali (una sofferenza presuppone l’insolvenza dichiarata del debitore) e i tempi delle procedure di esecuzione, delle procedure di ristrutturazione del debito e delle procedure fallimentari. Il problema è il mix di lentezza, di mancanza di chiarezza (trasparenza, certezza), di confusione sulle responsabilità (rinviare decisioni dolorose per altri e per se stesso), di mancanza di strumenti adeguati (patto marciano), di procedure opache che fanno vivere una quota rilevante dell'economia nazionale e che per questa ragione sono difficili da riformare. Non capisco come si possa contestare che “Eliminando dal bilancio le sofferenze si incentiva a erogare più credito?” BdI stessa lo riconosce. L’ultimo punto, quello della sovranità, fa sorridere. Si il legislatore nazionale decidesse che alle (piccole) banche italiane (non vigilate da BCE) conviene tenersi le sofferenze e recuperare internamente, si scoprirebbe che il costo non è molto diverso rispetto a una cessione: la differenza consiste nella scelta del tasso corretto, un TIR di almeno 15% per chi compra, 2 o 3 volte quello che la banca si illude che sia il proprio costo.