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  1. Alberto Rispondi
    Suppongo sia lapalissiano che chi dispone di un reddito di molto maggiore alla media possa consentire ai propri figli le migliori università del mondo e corsi di formazione linguistica all’estero. Ma a parità di reddito un genitore che preferisce portare nel fine settimana i suoi figli allo stadio o in un centro commerciale e un altro che preferisce portarli in un museo o a fare una passeggiata nel bosco mostrando loro i segreti della natura, tra chi, a casa, preferisce leggere o sfogliare con loro un libro o guardare trasmissioni TV come il grande fratello la differenza di reddito è ininfluente. Se sei un genitore curioso, hai maggiori probabilità di educare un figlio alla curiosità. All’estero leggono molti più libri rispetto gli italiani ma poiché le biblioteche fornisco libri a prezzo zero, il livello di reddito è ininfluente.
  2. bob Rispondi
    nel Paese dei Prof. Comm. Cav. S.E. etc la cultura intesa come capacità critica e di analisi delle cose terrorizza il potere come l'aglio il vampiro. Il grosso equivoco è: la cultura e la scuola! Due cose diverse anche se complemetari nel percorso
  3. Felice Rispondi
    Ottimo vedere descrivere e discutere una condizione di disuguaglianza nei risultati, piuttosto che - come va di moda sembrerebbe - esclusivamente nelle opportunità. Perché evidentemente di questo si tratta, una forma particolarmente odiosa di diversa condizione di istruzione, mi permetto di chiamarla di povertà educativa, piuttosto che di "low performance". L'obiettivo di spingere sopra la linea di povertà gli apprendimenti degli studenti implica il superamento di politiche esclusivamente attente alla uguaglianza nelle opportunità, potrebbero non essere sufficienti a influire sull'ottenimento del risultato sperato. Grazie
  4. massimo gandini Rispondi
    La scuola meritocratica e selettiva è un vero ascensore sociale. L'attuale istruzione pubblica , lassista e scarsamente impegnativa, perpetua le differenze sociali , vuole aiutare i più deboli ma in realtà li penalizza
    • Felice Rispondi
      Interessante interpretazione. Qualche dato a supporto della tesi? fonti bibliografiche, ricerche empiriche pubblicate? insomma, qualcosa che possa dare fiducia nelle conclusioni? Ad esempio qualche studio che associ, almeno in qualche parte del mondo, mobilità sociale a "meritocrazia" (una volta che si è capito come definirla)?
      • Pietro Rispondi
        L'articolo si limita a sintetizzare quanto emerso da una ricerca condotta dalla Commissione per la povertà infantile e la mobilità sociale, a cui si accede attraverso il link nella pagina (la parola ricerca evidenziata in colore arancione) che presenta dati e rinvia a studi specifici. Aggiungo il link per comodità: http://dera.ioe.ac.uk/23370/1/Downward_mobility_opportunity_hoarding_and_the_glass_floor.pdf
    • Henri Schmit Rispondi
      Supponiamo che Lei abbia ragione (e qualche critica è sicuramente pertinente), la domanda è: che cosa fare? Distruggere la scuola pubblica investendo altrove o investire per migliorarla?
    • Alberto Rispondi
      Se in una classe esistono alunni che per predisposizione naturale o per educazione famigliare hanno competenze molto diverse, per l’insegnante medio è molto difficile svolgere una lezione che non sia troppo difficile per alcuni e noiosa per altri. Penso sia fondamentale chiarirsi quale sia lo scopo della scuola: o formare un gruppo di studenti, nella stessa scuola, con competenze superiori alla media, dando sempre agli altri, se si applicano, la possibilità di farne parte o abbassare l’asticella per tutti, con il risultato che i genitori più lungimiranti o accorti scelgano soluzioni alternative che portino i figli a risultati superiori agli obiettivi fissati dalla scuola.
  5. giovanni maria Rispondi
    Consola leggere uno studio che valuta oggettivamente la scuola aprendo il discorso al contesto sociale sul quale essa dovrebbe agire e dal quale è evidentemente agita. Purtroppo dominano l'opinione pubblica indagini come quella elaborata dalla Fondazione Agnelli conosciuta come Eduscopio accreditata dalla stampa nazionale e locale come specchio fedele della qualità della scuola italiana. Lo scopo di Eduscopio è fornire una graduatoria delle scuole migliori che serva da criterio di scelta per le famiglie, Ora De Paola ci spiega accuratamente che scegliere l'istituto al quale avviare i figli è un privilegio che solo una parte della popolazione può permettersi. In realtà Eduscopio conferma la tesi di De Paola sulla scuola come promotrice di disuguaglianza mostrando come nelle graduatorie (stilate incrociando i dati relativi al numero di esami sostenuti e ai voti ottenuti dalle matricole universitarie provenienti dai diversi istituti) risultino ai primi posti le scuole dei quartieri abitati dalle famiglie ad alto reddito e di sicuro fuori dalla portata dei giovanni delle periferie le cui scuole occupano il fondo delle graduatorie. Naturalmente la Fondazione Agnelli fa il suo mestiere che é perpetuare il privilegio convogliando iscritti e risorse verso le scuole avvantaggiate e condannando alla ghettizzazione le scuole già in difficoltà. Invece fa specie che diventi apprezzato strumento di orientamento uno studio che documenta l’ingiustizia sociale che viviamo e accettiamo
    • Alberto Rispondi
      Nello stesso intorno, non mi risulta che ci siano preclusioni oggettive ad iscrivere i propri ragazzi nella scuola che ha i migliori punteggi secondo la fondazione Agnelli. In alcune nazioni come l’India, le risorse sono una frazione di quelle nostrane, ma gli esperimenti nei laboratori tecnici vengono attrezzati da insegnanti con materiale di recupero. Se legge in questo sito http://www.reinventore.it per attrezzare un’aula didattica non servono ingenti somme di denaro che “condannando alla ghettizzazione le scuole già in difficoltà”.
  6. Lorenzo Rispondi
    Dott.ssa De Paola, posto che le famiglie dei ceti più abbienti non compiono "grossi sforzi" per sostenere l'istruzione dei propri figli in quanto hanno le capacità economiche per farli, nell'ultimo capoverso, non comprendo la coerenza fra gli interventi a livello di istituto e quelli che purtroppo avvengono (e come se avvengono!) durante la formazione delle classi.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Articolo interessante che attraverso studi comparati difende una posizione coraggiosa su un tema importante. La democrazia è fondata sull’uguaglianza e sulla libertà, due valori che non esistono in natura, ma che sono i principi e le promesse della comunità politica. La (III°) Repubblica francese è stata costruita negli ultimi decenni del 800 attraverso la scuola pubblica (cioè gratuita e uguale per tutti) obbligatoria. La scuola costa e sarebbe assurdo non investire nelle capacità delle future generazioni. “Ognuno può scegliere per i suoi figli la scuola che preferisce”, si, ma a condizione che la paghi lui. È però nell’interesse di tutti che ci sia un’ampia offerta scolastica. Detto ciò si capisce che serve un compromesso ragionevole. Bisogna investire nell’istruzione, ma a beneficio di tutti. I paesi vincenti, più forti, sembrano essere quelli che vi sono riusciti. Nella tabella 3 l'Italia non si colloca in una posizione particolarmente negativa. Ma la mancanza di risorse pubbliche e un'ideologia unilaterale hanno sicuramente creato grossi danni soprattutto negli ultimi due decenni.
  8. Riccardo B Rispondi
    Ottimo articolo (come sempre a lavoce.info) ma ahimè nulla di nuovo. La scuola italiana (ma non solo) riproduce le differenze di classe (come si diceva qualche anno fa). Tragico invece che la questione sia peggiorata negli ultimi anni. Ma chiaramente questo non è un tema all'ordine del giorno dell'agenda politica.
  9. Filippo Rispondi
    Sarebbe ben strano che le famiglie che hanno più risorse non le usassero per ottenere la migliore istruzione possibile per i figli. Il problema non sono le differenze (che sono inevitabili in una società economicamente polarizzata), il problema è garantire un livello minimo comune adeguato alle esigenze di cittadinanza di oggi.
    • giovanni maria Rispondi
      Ha mai letto "Costituzione della Repubblica Italiana, art. 3"?
  10. Fabrizio Bercelli Rispondi
    Un contributo negativo lo danno i libri di testo, che hanno spesso un linguaggio inaccessibile, e un mole scoraggiante, per i ragazzini in difficoltà, senza l'assistenza di un adulto competente. Penso specialmente ai libri di matematica, ma non solo. Libri di testo più agili, con un linguaggio meno formale, che non richieda la mediazione di un adulto, sarebbero un buon aiuto. Se poi chi scrive i libri di testo vuole, aggiungerci tutto quello che potrebbe forse servire agli studenti più bravi, lo faccia in approfondimenti facoltativi.
    • Ilaria M. Rispondi
      Il linguaggio che lei definisce "inaccessibile", in realtà sarebbe comprensibilissimo con il semplice ausilio di un vocabolario. E' importante che i ragazzi apprendano termini nuovi e, se buone competenze linguistiche non vengono acquisite in ambito familiare, la scuola rappresenta l'unica possibilità di insegnare all'alunno un linguaggio corretto.
  11. Massimo Rispondi
    Interessante. Ma perché impedire ai genitori di scegliere la scuola? Non sarebbe meglio consentire a tutti di scegliere le scuole migliori?
    • Chiara Fabbri Rispondi
      Se tutti scelgono le scuole "migliori", poi come si fa? Avremo istituti con 10.000 iscritti che non hanno spazio fisico per accogliere nelle classi gli allievi (tralascio di osservare che la gestione di questi maxi istituti sarebbe di una complessita' ingestibile) e scuole "peggiori"che chiudono. Che dire poi dell'inevitabile impatto sulla mobilita'cittadina del quotidiano andare e venire di studenti ancora minorenni - quindi accompagnati - verso istituti "migliori", del costo del trasporto per le famiglie, dell'impatto - anche in questo caso sicuramente maggiore per le famiglie disagiate - dei tempi di trasporto sulle ore disponibili per lo studio (se sono ricco abito vicino alla scuola migliore e i miei tempi di studio non risentono dei tempi di spostamento, se sono povero abito lontano e le mie giornate sono mangiate dal tempo per andare e venire da scuola). La scuola va potenziata sul territorio, le scuole "cattive"vanno supportate con investimenti in strutture, progetti, formazione e soprattutto buoni insegnanti, che andrebbero adeguatamente incentivati - economicamente ma non solo, con specifica formazione, anche all'estero, budegt adeguato per progetti educativi specifici, supporto di esperti etc. - ad accettare incarichi in scuole difficili. Lo stesso per i dirigenti scolastici, i migliori dovrebbero andare negli istituti piu'complicati, nei territori difficili dove la performance e'bassa, e dovrebbero essere incentivati adeguatamente e remunerati per il loro successo
  12. Fabrizio Bercelli Rispondi
    Un contributo negativo lo danno i libri di testo che sono spesso poco comprensibili per gli scolari senza l'aiuto di un adulto capace di capirli e spiegarli. Servirebbero testi molto più comprensibili, in cui anche lo scolaro più in difficoltà potesse trovare un aiuto senza l'assistenza di un adulto. E testi più brevi, oppure con brevi parti a esposizione semplificata, ben segnalate. Testi troppo corposi scoraggiano l'uso da parte degli scolari meno attrezzati.
  13. Maragno Mariano Rispondi
    Questo è un articolo molto interessante a mio avviso. Auspico che un simile studio sia fatto al più presto anche in Italia e che faccia molto rumore nei mass media.
  14. giovanna martellato Rispondi
    forse le politiche pubbliche oltre che orientare verso un obiettivo da conseguire valido per tutti, si dovrebbero domandare anche se il sistema scolastico è adeguato anche al sistema cognitivo dell'età dei ragazzi anche in relazione all'ambiente socio-culturale-economico da cui provengono
    • Rosalia Garzitto Rispondi
      Francesco Ferrante in un interessante articolo pubblicato su Scuola Democratica 2/2017 "La qualità dell'istruzione in Italia: un'eredità del passato?" porta argomentazioni e dati a sostegno della tesi che la qualità dell'istruzione dipenda in misura significativa anche dai ritardi nei livelli di istruzione della popolazione ereditati dall'esperienza italiana pre-unitaria, che può condizionare i tempi di realizzazione del cambiamento, implicazioni poco considerate dalla politica dell'istruzione.