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  1. Henri Schmit Rispondi
    Gli autori parlano di informazione finanziaria. Quella obbligatoria non deve essere né letta né compresa da tutti gli investitori, basta che sia a disposizione di chi se ne intende, e che sia completa e veritiera. Poi c'è l'informazione effettiva data al cliente in base a un contratto di consulenza, o eventualmente di fatto all'occasione di un collocamento. Se un intermediario colloca i propri titoli o prodotti presso la sua clientela retail agisce di fatto come consulente ma in conflitto d'interessi. È questo lo scopo della MiFID1 nonché la soluzione del buon senso e dell'equità. Se l' investimento sottoscritto in tali condizioni si rivela fallimentare, dovrebbe bastare all'investitore qualificarsi come non-esperto e passivo per ottenere dal giudice ordinario una sentenza per il risarcimento del danno. Se il responsabile del danno è nel frattempo insolvente bisogna chiedersi chi doveva vigilare e sapeva da una certa data in avanti (al più tardi dal 2011, ma forse già dal 2009) quanto fosse rischioso sottoscrivere obbligazioni subordinate di quasi qualsiasi banca italiana, ma non si è mosso. Forse tutti dovevano intervenire, ma nessuno nemmeno gli analisti o i gestori professionali hanno valutato correttamente quelle emissioni. Ammesso che c'erano omissioni di vigilanza la questione più importante è chi risarcisce gli investitori ingannati? BdI e Consob? Senza risarcimento, l'Italia svuota la mifid e permette che i risparmiatori ingannati non sono protetti. Non è accettabile.
  2. Alberto Rispondi
    Sarebbe interessante fare un’indagine tra gli italiani che dichiarano conoscitori di strumenti finanziari e di spiegare, secondo la visione dell’investitore razionale e in base alle modalità di presentazione dell’informazione sul rischio, come giustificano l’acquisto di un BOT (es. Cod. ISIN: IT0005278327) nonostante il rendimento negativo del -0,38 % a cui si deve aggiungere la mini patrimoniale in ragione dello 0,2 %, con rating dell’emittente BBB - , invece di tenerli sotto il materasso.
  3. Emilio Rispondi
    Ho sempre creduto che i concetti basilari della logica, dell'economia e del diritto debbano far parte del patrimonio cognitivo di tutti i cittadini, a partire dalla formazione nella scuola dell'obbligo. Purtroppo mi pare ancora così non sia.
  4. Paolo Palazzi Rispondi
    Sinceramente! Se i piccoli e medi investitori riuscissero esattamente a capire come funzionano gli investimenti finanziari, investirebbero giustamente solo BTP. È per questo che chi gestisce i fondi di investimento (che rendono molto meno dei BTP), distribuendo opuscoli informativi illeggibili (ma non dovrebbero essere controllati dalla Consob?), possono, a voce, inventarsi rendimenti fantasiosi!
    • Rino Santilli Rispondi
      Concordo. Una semplice proposta: basterebbe che (1) gli intermediari possano prendere commissioni solo nei periodi in cui ci sono rendimenti positivi e (2) che Bankit e Consob assumessero piú tecnici di back office e asset manager che hanno lavorato presso intermediari e meno avvocati o persone di formazione legale. Avremmo meno schede informative e piú informazioni pratiche (oltre che intermediari meglio controllati)
      • rosario nicoletti Rispondi
        Concordo nella sostanza. Tutti i documenti delle banche sono scritti in modo tale che solo gli addetti ai lavori sono in grado di comprenderli facilmente. Poi, sono di una lunghezza mostruosa. L'insieme di queste due cose rende impossibile o quasi ai più lo studio (di questo si tratta) dei documenti. Andrebbero: 1) semplificati nel linguaggio 2) ridotti all'essenziale, ed indicando chiaramente il rischio dell'investimento.