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  1. Cosma Capobianco Rispondi
    egr prof Di Tanno molti paradisi fiscali sono anche mete turistiche e alcune sono pure a buon mercato (come Cipro e Malta). Esiste una quota crescente di turisti "etici", tra cui lo scrivente, che scelgono di spendere i loro soldi dove non vengono calpestati i diritti e i doveri fondamentali. Si potrebbe partire lavorando sull'informazione e sui social. Non sarà la fine dei paradisi fiscali ma quanto meno aiuterà a farli conoscere-
  2. Moreno Rispondi
    E' ora si, ma sarà dura. L'OCSE non può passare alle maniere spicce essendo eterodiretta dagli Stati membri, tra cui quelli in cui risiedono i soggetti che più beneficiano dello status quo. All'OCSE non sono ancora riusciti a pronunciarsi seriamente sulla tassazione dell'economia digitale, figuriamoci un'aggressione frontale e seria ai paradisi fiscali (che poi a ben vedere il tema è lo stesso). Mi ricordo i titoloni dopo il G20 di Londra del 2009 quando ci si accorse che i paradisi avevano avuto un ruolo di catalizzatori della crisi finanziaria, "lotta senza quartiere!". Vicenda dei tax rulings UE, Panama Papers, Paradise Papers dopo, siamo ancora qui a stupirci. La verità - piuttosto triste - è che nelle maglie della rete dei rapporti economici globali ci sarà sempre qualcuno disposto a costruire un approdo off-shore che sia una zona franca manifatturiera, un duty free, un regime fiscale o societario vergognoso e poco trasparente, insomma un pezzetto di paradiso non si nega a nessuno, dopotutto fa contenti clienti e venditori ed è la conseguenza prevedibile di capitali liberi in un mondo ancora essenzialmente di Stati sovrani.
  3. Henri Schmit Rispondi
    La frase migliore è di Barack Obama, un anno fa: "A lot of it is legal, but that exactly is the problem". Non vale la pena lottare conte i paradisi, chiudendo uno si aprono tre altri. Bisogna lottare contro le regole fasulle, l'incapacità e l'ipocrisia dei nostri legislatori.
  4. Eparrei Rispondi
    Anche condividendo sui social media vi si rende un servizio rendendovi famosi. Perché non è possibile farlo?
  5. Davide Rispondi
    Io la butto lì, ma perché non un embargo europeo totale dei paradisi fiscali? Tralasciamo per un attimo il fatto che alcuni di essi siano membri UE, concentriamoci su quelli esterni. Conti alla mano, mantenere accordi di libero scambio/libertà dei capitali o cmq tariffe ridotte, serve a qualcosa? I paesi fiscali sono micro-paesi, che proprio a causa della popolazione minima non hanno spesa pubblica elevata per sanità etc, quindi possono mantenere livelli di tassazione irrisoria, anche 0% sul reddito. Per lo stesso motivo, non sono grandi o utili partner commerciali, perderli causa embargo non è una grande danno economico. Di fatto vivono alle spalle di paesi grandi in modo parassitario, succhiando enormi quantità di tasse altrimenti da pagare in questi ultimi. L'altra grande forma di ricchezza per i paradisi fiscali normalmente è il turismo. Ma anche qui, con un embargo ci perdono loro, non noi. Perché non proibire ai ricchi europei di metterci piede in certi posti? Altra cosa, una enorme quantità di paradisi fiscali sono territori della corona britannica (sia isole del canale che caraibiche). La Brexit in tal caso è una manna dal cielo. Si può fare finalmente qualcosa per bloccare il flusso di capitali verso tali territori. E allora perché no?