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  1. Henri Schmit Rispondi
    Segnalo un articolo pubblicato il 3 novembre su The Guardian: https://www.theguardian.com/commentisfree/2017/nov/03/catalonia-spain-basque-breton-bavaria-europe. Ecco il passaggio con la conclusione dell'autore: "It is hopeless to seek recourse from these woes (l'antagonismo fra potere dello stato nazionale e pretese di autonomia) in statute books and legal niceties. Self-determination has been the essence of Europe’s stability since Woodrow Wilson’s 14-point programme for Europe’s future in 1917. How such determination is defined may be moot: what of the self-determination of Spaniards against that of Catalans? But it is in Europe’s interest to seek that definition, to formulate protocols whereby separatism can be resolved into grades of autonomy. European statehood has long been a “vale of tiers'”. Since the EU itself is inherently centralist, it makes sense for the Council of Europe, the 47-nation organisation which deals with democracy and human rights across the European continent, to undertake such a task, urgently. The EU has worked itself into a political straitjacket, such that few of its member nations would dare hold a referendum on continued membership. This cannot be healthy for the EU or for Europe. The rising tide of identity politics is now the greatest threat to Europe’s free development. Catalonia is not a little local difficulty. It is an awful warning." Condivido. Ma ad ogni stato nazionale spetta fare la propria parte.
  2. Volty De Qua Rispondi
    Trovo che parlare di “maggioranza silenziosa” unitaria sia mistificatorio. Sono contro l'indipendenza soltanto coloro che votano contro l'indipendenza. Alle ultime regionali, del 2015, non si era votato pro o contro l'indipendenza, bensì per eleggere i rappresentanti regionali. Quelli che avevano votato per i partiti indipendentisti certamente votavano per una autonomia spinta o per l'indipendenza, ma quelli che avevano votato per gli altri partiti non avevano votato contro l'indipendenza. In democrazia vige il principio per cui chi tace acconsente. Comunque sia alle ultime manifestazioni in favore della unità c'erano circa 350.000 partecipanti, mentre alle manifestazioni per l'indipendenza erano oltre un milione. Queste cifre sono state confermate da fonti ufficiali, nonché dalle varie testate in giro per il mondo. Detto questo, pare strano che la supposta “maggioranza silenziosa” unitaria si sia fermata a questa cifra, soprattutto se consideriamo la posta in gioco, nonché la chiamata della patria per dimostrare all'intero mondo che gli indipendentisti sarebbero una minoranza. Ci si può schierare invece benissimo. Ci si può schierare per una nuova costituzione che codifichi, in modo esplicito. il riconoscimento ed il rispetto reciproco, che quindi non lasci spazio ad interpetazioni.
  3. Volty De Qua Rispondi
    Trovo che parlare di “maggioranza silenziosa” unitaria sia mistificatorio. Sono contro l'indipendenza soltanto coloro che votano per l'indipendenza. Alle ultime regionali, del 2015, non si era votato pro o contro l'indipendenza, bensì per eleggere i rappresentanti regionali. Quelli che avevano votato per i partiti indipendentisti certamente votavano per una autonomia spinta o per l'indipendenza, ma quelli che avevano votato per gli altri partiti non necessariamente avevano votato contro l'indipendenza. In democrazia vige il principio per cui chi tace acconsente. Comunque sia alle ultime manifestazioni in favore della unità c'erano circa 350.000 partecipanti, mentre alle manifestazioni per l'indipendenza erano oltre un milione di partecipanti. Queste cifre sono state confermate da fonti ufficiali, nonché dalle varie testate in giro per il mondo. Detto questo, pare strano che la supposta “maggioranza silenziosa” unitaria si sia fermata a questa cifra, soprattutto se consideriamo la posta in gioco, la chiamata della patria per dimostrare all'intero mondo che gli indipendentisti sarebbero una minoranza. Ci si può schierare invece benissimo. Ci si può schierare per una nuova costituzione che codifica, in modo esplicito. il riconoscimento ed il rispetto reciproco, che quindi non lascia spazio per i giochetti interpretativi di parte (nazional-politica) della carta costituzionale. La attuale crisi è dovuta, appunto, ai trucchetti interpretativi dei partiti di Madrid.
    • Marco Spampinato Rispondi
      Certo che ci si può schierare, ma gli argomenti non sono tutti uguali. Conta anche come sono costruiti. Ad esempio, sono d'accordo che contare persino i non votanti per costruire una ipotetica maggioranza contro autonomisti e indipendentisti sia una mistificazione. Tanto maggiore è la posta in gioco in una democrazia, tanto più l'onestà intellettuale di tutti (partecipanti e osservatori "esterni") conta. Un accademico può avere tutte le sue legittime opinioni. Quando usa il suo mestiere/ruolo, tuttavia, anche quello entra in gioco nell'influenzare il dibattito pubblico. Il modo con cui costruisce il suo argomento diventa criticabile anche "in sé" (lo è per tutti ovviamente, ma i ruoli contano). Spero di spiegarmi, laddove quel suo <> finale possa essere inteso come implicita risposta alla mia frase troppo sintetica <>. In ogni caso mi sembrava corretto chiarire il punto, anche storicamente legato proprio alla Catalogna. Nel bellissimo "Omaggio alla Catalogna" di George Orwell la mistificazione dell'informazione messa in opera da più parti - sopratutto dalla stampa internazionale, britannica iclusa- è argomento centrale del libro. Anche il termine inglese Homage mi sembra contenga un senso di rispetto che Orwell - che fu diretto e certo appassionato protagonista degli eventi - potrebbe avere scelto con oculatezza, andando anche un po' oltre i fatti, le opinioni e le interpretazioni espresse nel testo.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Articolo condivisibile in quanto descrittivo e in apparenza neutro. In realtà condanna - giustamente - l’indipendenza come dannosa. Perché allora la parte ragionevole degli “indipendentisti” (sono fra il 40 e il 55% della popolazione locale, a seconda della definizione dell’obiettivo e della contingenza degli eventi) la richiede? Sotto il dibattito di superfice (pretesa d’indipendenza repubblicana, voto irregolare ostacolato e contestato, supremazia formale della costituzione, applicazione articolo 155, elezioni, situazione giuridica dei governanti locali) si nasconde un vero problema della giovane democrazia spagnola: istituzioni fragili, governo di minoranza, ingovernabilità, frammentazione dell’offerta politica, cleavage secolare fra destra già franchista ora popolare e monarchica, spesso collusa con poteri oscuri e corruzione, sinistra tradizionale senza proposta, numerosi gruppi di protesta in disaccordo fra di loro. Questa situazione ha portata al muro (sfida, richieste eccessive) contro muro (formalismo, durezza, arroganza). Oramai solo un potere esterno può disinnescare la bomba ad orologeria. Dietro le quinte tanti ci provano. Le parole più sagge sono state pronunciate dai politici belgi, pardon: fiamminghi e valloni (che sanno di cosa parlano). L'Italia farebbe bene guardare al caso come una lezione per le proprie istituzioni. Nuova legge elettorale, frammentazione politica, populismi, bicameralismo, regioni scatenate contro il potere centrale, ci siamo quasi.
  5. Marco Spampinato Rispondi
    L'economia è scienza di qualche valore - con i suoi limiti - o passepartout per parlare di tutto rivestendolo/si di una "patina" di autorevolezza? La risposta per me è la prima: le scienze sociali e umane non sono solo "scrittura on line". Molti praticanti mi sembra preferiscano la seconda risposta, evidentemente più remunerativa (su qualche piano). Nell'articolo mancano DOMANDE/RISPOSTE elementari. 1ma DOMANDA: quanti gg. ci vogliono a spostare la sede legale di una società multisede tra regioni dello stesso Paese? Penso sia pratica relativamente "facile" che non dice nulla - l'autore stesso lo fa notare -, sulla localizzazione delle attività. 2nda DOMANDA: perchè una società sposta la sua sede, in pochi giorni, come conseguenza di un Referendum come quello in Catalogna? Quale incertezza/eventi teme? A caldo, me ne vengono in mente due: maggiori costi amministrativi (es. rifare carta intestata) e aspettative di maggiori tasse (la Catalogna non promette paradisi fiscali). Se nessuno di questi (o altri) motivi fosse avvertito, allora i motivi potrebbero essere politici: una grande società sposta la sede legale come arma di ricatto contro gli autonomisti/indipendentisti catalani. Altro? In ogni caso, gli IDE non sembrano indicatore di "ulteriori problemi economici" bensì lettura finanziaria dell'informazione sugli spostamenti di sede. Idem per i viaggi aerei, salvo distinguere viaggi di turismo e affari, etc. Obiettività e rigore scientifico non prendono parte.
  6. Bruno Rispondi
    Uscire dalla Spagna comporta cambiamenti economici e sociali negativi, fatti che riguardano non solo i giocatori della partita ; il riflesso nei cuori nelle menti delle persone che abitano e vivono le piccole patria presenti in Europa può generare un impulsi di pancia e aspettative dagli esiti poco prevedibile, ma forse il problema centrale è sempre lo stesso:i politici e i cittadini "europei" e lo spazio mentale e gli interessi spesso divertenti tra queste due categoria
  7. Luca Ba Rispondi
    La ricerca di indipendenza è stata un colpo di testa emotivo fatta da un gruppo di politici mediocri non all'altezza della situazione. non hanno assolutamente pensato a come gestire un'eventuale fase successiva, i rapporti con la Spagna con l'Europa e con il resto del mondo. Hanno cercato di dipingere la Spagna come un regime oppressivo senza però dire in che modo. Insomma è stata solo una caciaronata in stile italiano che per fortuna non ha portato a conseguenze di violenza.