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  1. Gianfranco Nigro Rispondi
    Oltre a ridurre le regioni si dovrebbe ridurre le competenze delle regioni. Prima del 1970 non esistevano e non mi sembra che la situazione italiana sia migliorata in termini di servizi al cittadino in compenso è esplosa la spesa pubblica. L'Italia non è uno stato federale ma ha i costi di uno stato federale.
  2. Marcello Rispondi
    Credo che la vera questione sia: il compito delle Regioni è di amministrare un certo territorio con la massima efficienza, o dare voce a una presunta identità etnica locale, ramazzando nella storia mitiche grandezze passate enfatizzando le differenze rispetto ad altri?
  3. Maurizio Cortesi Rispondi
    Il riferimento alla Germania è proprio superficiale: il Land di Brema ha gli abitanti della Basilicata e l'estensione di Monza e la Brianza o poco più ; la Saarland ha 1 milione di abitanti e l'estensione di una media provincia storica come quella di Chieti; il Meckleburgo-Pomerania ha gli abitanti delle Marche e anche l'altro City Land di Amburgo è sotto i 2 milioni di abitanti e i mille kmq di estensione. E sono stati non regioni, con polizie e magistrature e bilanci consistenti: la spesa su cui decideva Schauble è appena il 10% del PIL. Non a caso Brema è già stata salvata dai debiti una volta e non a caso ci sono complessi e controversi trasferimenti tra Lander. L'esempio francese è solo in parte utile perché si fonda su una struttura sensata dei dipartimenti non fosse che per l'estensione del Paese, quasi il doppio dell'Italia, rispetto alle nostre ormai più numerose Province, ma con un insensata frammentazione di base con i 35 mila comuni a cui si sovrappongono e/o si intersecano i cantoni e ora anche le aree metropolitane senza fondersi. Per me è proprio dalla riorganizzazione dei comuni che si dovrebbe partire tenendo presente l'ambiente fisico ed economico: i Sistemi Locali di Lavoro che l'Istat elabora sulla base degli spostamenti casa-lavoro sono solo 611 (1/4 inter provinciale e una 50ina interregionali). Avere per dire 1600 tra Distretti e Città renderebbe inutili le Province anche con queste Macroregioni che sospetto essere funzionali al loro mantenimento.
  4. giuseppe Rispondi
    Penso sia legittimo valutare l'organizzazione amministrativa, nelle sue dimensioni e competenze, da un punto di vista dei risparmi della spesa pubblica. Spero anche che ciò sia anche un apporto per migliorare i servizi, penso ad esempio ad un'area fragile come quella del Mezzogiorno d'Italia. Però, su la Voce.Info, conducete analisi solo di tipo contabile ed economico senza una visuale più ampia che inglobi pure aspetti sociologici, antropologici, dinamiche storiche. Rivedere le regioni solo in base a principi contabili e di finanza pubblica è riduttivo, fuorviante e non tiene conto del fatto che i territori sono un mosaico di contenuti molteplici. Le maggiori resistenze ad una tale riforma si potrebbero incontrare proprio perché si parla di modelli di altri Paesi, e non si parla della specificità italiana. E poi l'Europa dovrebbe essere l'Europa dei popoli e da noi, i popoli in materia di Regioni sembra che non debbano avere molta voce in capitolo. Vogliamo forse dire però che il popolo è sovrano in assoluto? E per opposto vogliamo forse affermare che il legislatore è onnipotente? Forse alla lunga non si riuscirà a fare un bel niente, perché si parla di modelli, di tecnocrazia, ma decidere sulla pelle delle persone è un fatto più complesso. Possiamo ridurre le riforme istituzionali solo a una questione di meccanica dei poteri, di risparmi della spesa pubblica, ossia ad un fattore burocratico-economico, o forse non dovremmo considerare che le Regioni hanno una loro storia?
  5. Salvatore Paolillo Rispondi
    Concordo con l'autore ma resto pessimista sulla volontà di intervenire, non solo la nostra classe politica è alla ricerca di aumentare le poltrone ed i posti pubblici ma anche gli italiani e lo hanno dimostrato nel referendum del Dicembre 2016. Certo che tenere ancora in vita regioni come Valle D'Aosta e Molise ma anche Umbria e Basilicata è una vergogna.
  6. Independent Rispondi
    Il modello francese, ahimé, venne adottato dal Piemonte sabaudo per organizzare l'Italia unita. Un modello estremamente centralista, irrispettoso della storia e cultura locali, oltre che poco democratico in quanto allontanò i livelli decisionali e provocò danni economici enormi, a partire dalla confisca dei beni "comuni" cioè appartenenti alle comunità (città, villaggi, regole, monasteri) e che sostentavano il 30% della popolazione. Da cui l'inizio della povertà ed emigrazione di massa. Riproporre un modello simile, per quanto attualizzato al 2017, non cancella l'inadeguatezza di fondo del modello alle attuali sfide globali, né a quelle locali. Il modello decisionale basato sullo stato-nazione non è più considerato efficiente da molti economisti e specialisti del settore. Invito a leggere, ad esempio, "La rinascita delle Città-Stato. Come governare il mondo al tempo della devolution" (Fazi Editore) di Parag Khanna, noto politologo indiano ospite a Venezia qualche giorno fa. Farebbe bene sia per gli alfieri del centralismo statalista che per chi brandisce l'autonomia senza avere le necessarie basi culturali per affrontarla.
  7. Lorenzo Rispondi
    Articolo condivisibile. Purtroppo il localismo all'italiana potrebbe addirittura portare all'aumento del numero delle regioni. Es.: Emilia e Romagna
  8. Amegighi Rispondi
    Daccordo sulle dimensioni. Non esiste paragone tra dimensione delle regioni (Lander) tedesche e quelle italiane. Tuttavia il punto, credo stia: 1. nella omogeneità degli statuti (non è possibile a 60 anni dalla fine della guerra e dopo la fine del contenzioso con l'Austria e della guerra fredda) avere delle regioni a statuto speciale ed altre a statuto ordinario; 2. nella chiara definizione dei settori in cui vale l'autonomia regionale e quelli in cui vale quella statale (la possibilità di richiedere 23 nuovi compiti di controllo prevista dalla legge costituzionale è semplicemente ridicola; il classico colpo al cerchio e alla botte) 3. last, but not least, la reale e vera autonomia impositiva della regione. Solo così la regione può utilizzare come meglio gli pare i soldi delle tasse. Nello stesso tempo l'Amministrazione regionale si trova a dovere essere pienamente responsabile di fronte ai cittadini dell'uso dei soldi, in un contesto locale molto più controllabile di quello nazionale. Altrimenti ci troveremmo sempre al solito scaricabarile di responsabilità tra Roma e periferia
  9. Michele Rispondi
    In un mondo sempre più piccolo e sempre più conneso , le regioni hanno dato in italia una pessima prova di se: MOSE, EXPO e scandali della sanità lombarda parlano da soli. Aboliamole al più presto possibile.
  10. Dario Q Rispondi
    Esistono due problemi opposti: la polverizzazione degli enti locali di piccola taglia, e il gigantismo della città di Roma. La sola città di Roma ha oltre un milione di abitanti: quindi, a termini di Costituzione, e senza il concorso di altri comuni, potrebbe diventare una regione.
    • bob Rispondi
      Roma un milione di abitanti? Roma i residenti sono 2.800.000 se consideriamo almeno quasi altrettanti non residenti ma di fatto domiciliati a Roma piú l' indotto quotidiano....faccia i conti lei
  11. Luca Rispondi
    Vediamo di non finire come con le province. Pressoché intatte tutte le spese, scomparsa del solo voto popolare.
  12. Aldo Mariconda Rispondi
    Ricordo anche una vecchia proposta di 12 regioni da parte della Fondaziione Agnelli. Mi dicono comunque che, se si tocca una regione a statuto speciale, tutti i parlamentari locali si schierano contro, cil rischio di mettere in crisi i governi
  13. Henri Schmit Rispondi
    Sono d'accordo con lo spirito generale dell'articolo. Nonostante la mia ammirazione per le stituzioni della Francia (dove ho studiato) non penso che la recente riforma delle regioni sia solo positiva. L'Italia ha il pregio di un regionalismo più autentico, più autonomista, meno centralista. Servono regole centrali che incentivano le regioni (o alcune di loro) a fondersi in enti più grandi e più efficienti. Ma non esiste quello che l'autore chiama "regioni di taglia europea"; questa è retorica; di solito si segue una best practice; in questo caso il modello è il federalismo tedesco, ma nelle strutture, non nella dimensione. Esistono paesi in cui le regioni godono di un'ampia autonomia settoriale e paesi che hanno regioni con pochi poteri, e esistono (fra i primi) paesi in cui le regioni hanno una governance veramente democratica e altri dove questa governance è scarsamente democratica. Secondo me, la soluzione è (in questo ordine) 1. democrazia locale, 2. efficienza amministrativa e dimensione, 3. autonomie.
    • bob Rispondi
      L' Europa futura se futuro avrà si chiamerà: Germania! Quando parla la Germania parla la Merkel ! Punto ! Un copia - incolla di concetti che non riesco a capire.." 1) democrazia locale" ?. Cosa vuol dire?? L' Italia di per se per dimensioni è una Regione. Autonomia di che? per dirla come Luciano Benetton
      • Henri Schmit Rispondi
        Non sono filogermanico. Ma i Länder tedeschi - preesistenti alle Repubbliche di Bonn e di Weimar - sono autentiche democrazie, con veri parlamenti (non ci sono le Minetti di lombarda memoria), veri governi (non casse acustiche di governatori più o meno dispotici), vere votazioni (elezione dei parlamenti, iniziative popolari, referenda), vere competenze con vere responsabilità. La Francia mi sembra che abbia fatto per una volta all'italiana: copiare le apparenze (la dimensione) per avere l'illusione dei benefici. Per quanto riguarda le regioni l'Italia, nonostante i numerosi difetti, è avanti sulla Francia. - L'Europa non sarà germanica (lo è già stata due volte, dal 1871 al 1918 e dal 1939 al 1945; quanto basta e avanza). Dopo la Brexit l'Europa non dovrà più nascondere che è sinonimo di Francolandia (Francia, Franconia, Francoforte, quella sul Meno e quella sull'Oder per chi conosce la Geografia), cioè governata da un'intesa fra Francia e Germania. Gli altri paesi hanno due possibilità, andare avanti con loro e rimanere indietro.
        • bob Rispondi
          "L' Europa futura se futuro avrà si chiamerà: Germania" esattamente quello che sostengo!!! Claudia G : Condivido pienamente il commento di Henri Schmit (L'Italia ha il pregio di un regionalismo più autentico, più autonomista, meno centralista." Esattamente la burocrazia centralista moltiplicata per 21 volte: più corruzione, più spese inutili, più mediocri al potere! Delle "ambasciate regionali" nel mondo vogliamo parlarne? I confronti con Germania e anche la Francia non reggono loro a differenza di noi hanno un sistema-Paese noi un mercato rionale vociante di masanielli affamati
          • Henri Schmit
            Perché è così? Potrebbe essere perché manca un controllo (trasparenza) e una sanzione democratica efficiente (responsabilità individuale: chi è incapace, sbaglia di grosso o è infedele viene estromesso). In Francia la democrazia funziona a livello nazionale e comunale, in Germania discretamente anche a livello dei Laender. In Italia ....
    • ClaudiaG Rispondi
      Condivido pienamente il commento di Henri Schmit (L'Italia ha il pregio di un regionalismo più autentico, più autonomista, meno centralista.) Per fortuna o purtroppo comparazioni di questo tipo non sono possibili vista la diversa evoluzione storica e amministrativa dei due paesi. La Francia è ad oggi ancora imperniata sul centralismo degaulliano.