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  1. marco schultze Rispondi
    E' possibile che gli effetti della automazione robotica siano meno distruttivi di quanto si teme e che potranno nascere nuove attività correlate (istruzione dei robot, manutenzione, ecc) ma potranno esserci nuovi e inattesi intrecci con altri fenomeni gravissimi quali la sovrapopolazione in Asia e spratutto in Africa (la sola Nigeria si prevede passerà da 200 a 400 milioni di abitanti nei prossimi 20 anni) o fenomeni come nuove epidemie non facilmente arginabili (da Ebola al pollame e molti altri). Mi pare che siamo di fronte a fenomeni gravi e intrecciati fra loro in modo inestricabile. Non possiamo valutarli singolarmente.
  2. P.PIERANGELINI Rispondi
    il problema della disoccupazione tecnologica risale a molto addietro uno dei primi a porselo fu Ricardo e poi Marx. Il problema esiste ma si è risolto ( anche con gravi problemi sociali) grazie anche alle evoluzioni istituzionali ( vedi Polanyi), il mercato lasciato a se stesso produce disastri sociali è solo la reazione della società che pone le basi per una sua regolazione. Quindi il problema è che le rivoluzioni scientifico tecnologiche sono inevitabili ma solo un cambiamento sociale garantisce uno sviluppo equilibrato ( C.Perez) . Lo Stato e la sua spesa sono serviti nel dopoguerra ha creare un benessere diffuso e la redistribuzione della ricchezza. Il problema attuale è che lo Stato nazionale è debole perchè le multinazionali giocano sulla possibilità di arbitraggio tra le diverse condizioni dei paesi. La soluzione non è facile ne dietro l'angolo, l'idea che si risolva tutto solo con la formazione è un po troppo semplicistica il vero problma è la redistrbuzione dei redditi e della proprietà delle grandi corrportaion.
  3. Mario Rispondi
    Come concilia la sua affermazione “oggi temiamo che l’automazione e la digitalizzazione possano portare a un futuro senza lavoro. In passato questi timori si sono rilevati infondati, ci sono stati vinti e vincitori, ma nel complesso la creazione di nuovi posti di lavoro ha più che compensato quelli distrutti dall’introduzione delle nuove tecnologie con la successiva “un recente lavoro di Daron Acemoglu e Pascual Restrepo, che cerca di tener conto di alcuni effetti compensativi, mostra per gli Stati Uniti un forte impatto negativo dei robot sull’occupazione e sui salari (tra il 1990 e il 2007, l’aggiunta di ogni robot nel settore manifatturiero ha comportato la perdita media di 6,2 posti di lavoro). L’effetto positivo su altre attività e settori non direttamente interessati dall’innovazione è stato invece estremamente debole”? Grazie
    • Maria Rispondi
      Come può vedere dal testo, dopo l'affermazione che lei cita, ho scritto" Su quanto questo dovrebbe rassicurarci le opinioni sono contrastanti.". Il fatto che in passato il progresso tecnologico non abbia portato a una riduzione complessiva dei posti di lavoro non significa che ciò non possa accadere in futuro.
    • Alberto Rispondi
      Va considerato che in passato un contadino veniva "riconvertito" al lavoro in fabbrica. I campi venivano comunque lavorati, seppur da meno contadini con nuovi mezzi tecnoclogici. Per costruire, ad esempio, un trattore servivano nuove figure professionali come operai, tecnici, ingegneri che, in diverse aziende, costruivano i diversi componenti del trattore alimentando l’indotto, ad es. la catena di distribuzione del carburante, nuove figure di impiegati ad es. nella motorizzazione ecc... Il primo problema nasce quando questi lavori vengono delocalizzati in altre nazioni creando da noi, solo una frazione di occupati nella vendita e assistenza post vendita del trattore. Se viene meccanizzato, tramite robot, la produzione di trattori diminuisce la forza lavoro anche dove è stato delocalizzato ma forse rende più competitiva la loro costruzione in loco. Ci saranno nuove figure professionali che creano robot, fino a quando altri robot creano i primi robot che realizzano il trattore.
    • Maria De Paola Rispondi
      Le nuove "tecnologie sociali" includono forme di redistribuzione dei redditi. Mi sono soffermata sulla formazione ma sono consapevole che essa è solo un tassello e da sola non può bastare.
  4. Marcomassimo Rispondi
    Guardando ai precedenti storici si può prevedere quello che accadrà; per esempio la diffusione dello schiavismo di massa nella Roma antica; a causa dell'afflusso massiccio di schiavi derivanti dalle conquiste militari ci fu una concentrazione di ricchezza nelle mani dei grandi latifondisti che potevano sfruttare al meglio la manodopera a costo zero; parallelamente ci fu uno spiazzamento dei piccoli contadini liberi che prima avevano costituito il nerbo della repubblica; questi non poterono che affluire a Roma come plebe che si arrangiava; i Gracchi furono i soli che intuirono la deriva negativa che stavano prendendo le cose ma furono fatti fuori come tutti sanno; il fenomeno portò alla crisi della Repubblica e all'avvento del nuovo equilibrio dell'Impero ove la carriera militare costituiva il principale mezzo di mobilità sociale in un contesto di diseguaglianze molto più massiccio che nella Repubblica; ora possiamo paragonare la robotizzazione ventura all'afflusso di una vera nuova classe di schiavi metalllici; la estensione della "lotta di classe" a masse di soggetti di intelligenza artificiale è un vero fenomeno epocale che ovviamente può sconvolgere gli equilibri sociali e politici in modo drammatico ed intuibile, spostando il potere sostanziale verso forze finanziarie che ne hanno il effettivamente il possesso ed il controllo
  5. Alberto Rispondi
    Trovato in una testata giornalistica: rapporto dell’intelligence Americana su come sarà il mondo nel futuro - il 17 settembre del 2021 è il turno della “rivolta dei gig workers a Londra”. I “gig workers” sono i lavoratori della cosiddetta “gig economy”. Si tratta di lavoratori senza stipendio fisso che lavorano solo “su richiesta (on demand)”. Lavoratori in proprio che svolgono attività temporanee. Secondo l’intelligence USA, infatti, lo sviluppo tecnologico creerà un ulteriore disequilibrio economico, modificando radicalmente la piramide lavorativa conosciuta dopo la Prima Rivoluzione Industriale. Così lo sviluppo progressivo di Intelligenza Artificiale andrà a sostituire il capitale umano in numerosi comparti, contribuendo allo sviluppo appunto della figura del lavoratore “su richiesta”.
  6. Savino Rispondi
    Andranno avanti, giustamente, solo i lavori in cui vi è effettiva e concreta produttività. I robot rendono sicuramente di più degli italiani fannulloni.