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  1. Savino Rispondi
    Le Regioni cercassero di esercitare al meglio quelle (poche o tante) materie di competenza che hanno ottenuto finora. La sanità è ancora più una spina che una rosa, anche in un quelle Regioni che credono di sentirsi virtuose ed efficienti. Idem per il trasporto pubblico locale, il sociale di competenza (casa, diritto allo studio, formazione professionale), per non parlare degli ambiti di competenza sulla salvaguardia del territorio ed ambientale. L'esempio in negativo sull'autonomia in senso stretto è, oggi, dato dalla Regione Autonoma Valle D'Aosta. Non stiamo parlando della Sicila, bensì di come si è riusciti a dilapidare il patrimonio di una Regione con sede nel cuore dell'Europa, con risorse straordinarie ed uniche, a partire dal turismo legato alla montagna.
  2. Paolo Rispondi
    Se invece dei referendum (inutili) abolissimo le regioni a statuto speciale? E magari anche le province, ma per davvero, non per finta, e se ancora, riducessimo un po' il numero degli 8000 comuni che non ce la fanno da soli, e quindi mettessimo in galera chi sciupa il denaro pubblico con le centinaia di opere inutili ecc. ecc. ecc. Basta potere alla politica.
  3. Zazza Rispondi
    Certo avremo qualcosa da sacrificare come veneti, però il trentino ci è da esempio... quindi non vedo il motivo di NON provare con questo iter visto che da anni la tassazione ad imprese, il welfare alle famiglie e le restanti imposte ai cittadini sono rimaste le stesse...quindi i pro sono di più rispetto ai contro... anche se sicuramente ROMA sarà restia a dare quello che spetta ad una regione che in merito a fedeltà fiscale non ha nulla da eccepire in tutti questi anni...
  4. Michele Lalla Rispondi
    L'articolo è interessante perché fa comprendere complessità della questione, come deve accadere in questa sede. Alle dita arrivano lettere di fuoco per chi ha promosso il referendum e per chi è andato loro dietro, ma, restando in tema, nell'articolo avrei trovato interessante un cenno a altri tipi di trasferimento. Per esempio, i contributi alle imprese che sono, appunto del nord, per dirne una, sono state conteggiate? I contributi ai disoccupati? I costi delle infrastrutture? Altrimenti diventa che ciò è mio, è mio, e ciò che è tuo è anche mio. Penso di sì, ma a volte ho dubbi. Se cominciassimo a boicottare le merci prodotte in Lombardia e in Veneto, cosa accadrebbe? Ecco il mio invito a quelli del sud, sulla cui razionalità ho dubbi, visto i tanti voti che prende la lega al sud e anche i suoi accoliti: cominciamo a comprare straniero, rispetto alle merci prodotte nel Lombardo-Veneto, cosí vediamo se anche i cittadini che li votano rinsaviscono, visto che la classe dirigente è divisiva, invece di essere inclusiva. Ci si è dimenticati che è l'unione che fa la forza, non la divisione.
  5. E.B. Rispondi
    "È ovvio che se lo stato concederà autonomia a una regione su una quota, a seconda della dimensione delle competenze trasferite, smetterà di spenderli esso stesso sotto forma di spesa regionalizzata: il residuo fiscale rimarrà dunque identico." non capisco bene questa frase: se su qualel quota il rapporto tra denaro versato e denaro ricevuto era maggiore di 1 (che è la ragione per la quale esiste il residuo), allora l'effetto non può essere neutrale.
  6. bob Rispondi
    ..una becera lotta interno nell'ambito "clan Lega" tutto qui! Vorrei aggiungere la banale considerazione che il " residuo fiscale" si genera perchè all' interno di un sistema e soprattutto di un mercato interno che se analizzato da ben altri scenari. Non dimentichiamoci della " consistenza culturale " dell'elettorato di riferimento
  7. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo articolo. Si tratta di un rapporto fra governi, locali e centrale. I cittadini dovrebbero diffidare da consultazioni popolari indette da chi governa. L'obiettivo non è MAI quello di lasciar decidere a loro. Anche quello di Ponzio Pilato era una forma di referendum. Il popolo poi non decide sempre come previsto; di solito soprattutto quando sta male vota più con la pancia che con la testa. A volte c'è quello che in inglese si chiama backfire. Cameron e Renzi ne sanno qualcosa. L'unico referendum (la parola peraltro non è molto appropriata, sarebbe referibile parlare di consultazione popolare su iniziativa di qualcuno) serio è quello di iniziativa popolare o di una minoranza, ovviamente a condizioni precise, predeterminate, rigorose e articolate, tendenzilamente contro chi governa.
  8. alberto balatti Rispondi
    Quando Milano chiederà l'autonomia dalla Lombardia (anche finanziaria) e si pagherà i suoi debiti ... Per le decisioni serie e di impatto vi aspetto, anche il bello di essere cittadini d'Europa