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  1. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Per giudicare il contributo della psicologia all'economia la mia stella polare è la distinzione tra finalità descrittiva dei fenomeni e finalità prescrittiva. La psicologia potrà certamente spiegare meglio perché gli uomini assumono certe decisioni economiche. Ma, proprio perché emerge ora meglio che molte scelte sfuggono alla razionalità, un'economia della razionalità, della scelta efficiente ed efficace, che pensi a prescrivere e non a descrivere appare sempre necessaria. Senza una scienza economia prescrittiva, mi viene da dire pedagogica, che continui a occuparsi non di "come e perché la gente fa le cose" ma di "come dovrebbe farle", tutta l'economia finirebbe in una melassa psicologista indulgente ed acritica.
  2. Henri Schmit Rispondi
    "Il valore di uno studio non si misura da quanto intricate o eleganti siano le sue spiegazioni, ma dalla veridicità e affidabilità dei suoi risultati." No so se l'ardita tesi epistemologica sia del neo-Nobel Thaler o del prof. Nicola Gennaioli, Ma la condivido.
  3. Mario Rispondi
    ----e ci volevano i premi nobel per capire che non siamo razionali?
  4. Alberto Rispondi
    Forse la prima formulazione risale al matematico Daniel Bernoulli, che valutando una soluzione al paradosso di San Pietroburgo, aveva evidenziato che nella teoria delle decisioni il valore atteso di una particolare scelta non può essere sempre preso come criterio per determinare la decisione dal punto di vista razionale enunciando:"Uno scommettitore «razionale» non rinuncerebbe mai alla possibilità di raddoppiare qualsiasi somma, per quanto estremamente ridotta. Al contrario, nessun scommettitore «avveduto» accetterebbe una scommessa, per quanto elevata, quando l'utilità procurata risulta sconosciuta". Il matematico Gabriel Cramer, scriveva dieci anni prima:”I matematici stimano il denaro in proporzione alla sua quantità, mentre un uomo di buon senso lo stima in proporzione all’uso che può farne".