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  1. Daniele Borioli Rispondi
    Bisogna considerare che il successo di Ryanair e di altre low cost in Italia ha incorporato anche ingenti risorse pubbliche o "parapubbliche" in forme di co-marketing (si parla di oltre 150 mln/anno; 33 solo su Orio). Meccanismo che in diversi casi è stato utilizzato (e assecondato dai vettori), anche per tenere in vita scali non sempre strategici
  2. CARLO FUSARO Rispondi
    A me non pare che la similitudine - intelligente - valga nel caso di Ryanair. Lì si è trattato di un caso clamoroso di cattivo management. Non si son resi conto che - col personale - avevano tirato troppo la corda. Invece, diversamente da quel che dice l'Autore, la politica nei confronti dei passeggeri è cambiata da almeno un paio d'anni. Non più rigidità sul bagaglio a mano, posti assegnati, e perfino sulle mitica carte d'imbarco! Francamente la differenza con le non low cost si è molto ridotta. Se mai il punto è che qualcuno nella compagnia s'è reso conto che i passeggeri si stavano stancando..., altri non si sono accorti che il personale s'era stancato e la concorrenza poteva offrire alternative...
    • bob Rispondi
      ...non vale per altri motivi neanche per l' Alitalia!!
  3. bob Rispondi
    I quattro vettori hanno in comune di essere rimasti indietro, diversamente tra loro, rispetto al nuovo passo del mercato. Direi che Alitalia ultimi 30 anni di "mercato" ne ha ben poco....ma tanto tanto di mediocre politica soprattutto di carattere localistico e regionalistico di cui si sa che sia l' artefice