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  1. stefano fontana Rispondi
    chiudevo, per la verità, con la frase l'avara povertà di Catalogna, che non risulta trascritta.
  2. stefano fontana Rispondi
    Pienamente d'accordo. La follia catalana è sostenuta solamente da un revanscismo storico insensato, sull'onda delle invenzioni di Ildefonso Falcones, il quale ha avuto, per esempio, il coraggio di scrivere che Pietro d'Aragona, cui i magnati siciliani della guerra del vespro offrirono la corona, conquistò militarmente la Sicilia e, per giunta, che i siciliani furono sconfitti dagli almogaveri di Barcellona, quando, esattamente al contrario, quelli furono arruolati da Roberto d'Angiò e sconfitti dai siciliani, che catturarono Roberto. Poi, la miserabile entità del contributo netto che Barcellona versa a Madrid, rievoca la sinistra fama dei catalani per tutto il medio evo, sintetizzata dal poeta con la nota .
    • Alberto Rispondi
      Le nationalisme, c'est la guerre. (F. Mitterand) e - aggiungo io - menzogna sistematica, indispensabile a costruire una mistica romantica, che - a sua volta - permette di giustificare la "superazione" delle regole del gioco democratico, ritenute come delle inique catene dalle quali il Volk deve liberarsi. Abbiamo già visto questo film e sappiamo come finisce.
  3. Redelf Rispondi
    Mi trovo molto d'accordo con quanto scrive giuli 44: gli stati-nazione nati con la pace di Westfalia del 1648 sono ormai una forma di gestione del potere che non funziona più. Questo perché gli stati nazionne sono troppo piccoli per gestire la globalizzazione e troppo grandi per risolvere le conseguenze che la globalizzazione ha portato a livello locale. Il nazionalismo è stato il cancro del XX secolo, speriamo non lo sia anche del XXI. L'Europa può tornare forte, anche economicamente, solo se si ristruttura in aree economico-culturali più omogenee di quelle attuali. Ciò significa stati più piccoli ma più efficienti, che godono di maggior consenso democratico dai cittadini, più attenti alla cultura e modi di vita locali, ovviamente federati ed aperti agli altri popoli e nazioni d'Europa. L'argomento economicista che uno stato piccolo ha meno forza economica o da malintesa realpolitik in cui esso non conterebbe nulla ha un senso limitato, quando piccoli stati riescono a mettersi in rete e condizionare le politiche a livello UE (es. il gruppo di Visegrad). Oggi ciò che fa la forza economica o politica è la capacità di apertura al mondo e quella di mettersi in rete. Ma ai dinosauri dello stato-nazione non basta vedere il meteorite che solca il cielo, evidentemente, per capire che il loro tempo è finito.
    • Alberto Rispondi
      Peccato che questo argomento trovi una refutazione sistematica nella cronaca quotidiana. La geopolitica dimostra che sono i megastati coesi e con un forte potere centralizzato quelli che impongono la loro volontà ai piccoletti ed alle coalizioni "arlecchino" come la UE. Citare il gruppo di Visegrad come esempio di forza condizionante fa sorridere, vista l'incapacità di esprimere alcuna posizione comune di rilievo al di là del prevedibile "mandate soldi".
  4. Marcomassimo Rispondi
    Se tutti si mettessero a fare i "conti della serva" nessuno potrebbe fare Stato con nessuno e si verificherebbero scissioni istituzionali a catena dentro lo stesso condominio; una entità statuale dovrebbe essere qualcosa di più di un mero fatto contabile; però in questa specifica fase storica si sono messi tutti quanti all'unisono a rivendicare un a qualche restituzione di quattrini ingiustamente sottratti oppure a minacciare divorzi non consensuali; il fatto è che la crisi sociale strisciante ed inespressa dell'Europa e non solo, fatta di bassa crescita, salari stagnanti, precarietà e flessione numerica del ceto medio, non potendo trovare soluzione nel contesto del presente apparato economico liberista e monetarista, si sfoga per vie traverse sul piano di rivendicazioni regionali o etniche; è un fenomeno sociale abbastanza elementare e prevedibile, di fronte al quale però i più sembrano stranamente bendati nella vista.
  5. giuli 44 Rispondi
    E se gli ottocenteschi stati nazionali avessero fatto il loro tempo? Se le varie regioni (non le nostre micro regioni, ma finalmente le macro regioni) aderissero ad una Federazione Europea con veri poteri politici sulle materie comuni (difesa, fisco, politica estera, istruzione, ecc.) sul modello degli Stati Uniti D’America? Non si allenterebbero buona parte di quelle tensioni anti europeiste che montano in molte persone e partiti?
  6. giuli 44 Rispondi
    Credo che queste tendenze autonomistiche che percorrono diverse realtà Europee potrebbero trovare posto in una Europa riformata con un suo effettivo governo centrale in una federazione delle realtà regionali. Salterebbero i Governi Nazionali di stampo ottocentesco che si sono dimostrati, negli ultimi anni, solo di ostacolo ad una effettiva unità Europea. Ovviamente l’Italia non potrebbe presentarsi ad un simile appuntamento con le sue micro regioni.
  7. Henri Schmit Rispondi
    Il referendum catalano solleva una serie di questioni: conviene alla Catalogna essere (più) indipendente dalla Spagna? La C ha il diritto di chiedere l’indipendenza? A quali condizioni potrebbe la C decidere l’indipendenza? Come gestire una rivendicazione d’indipendenza che si vorrebbe evitare? Sul primo punto sono d’accordo con l’autore, ma non spetta a noi decidere. Il secondo punto è relativo: NO secondo la costituzione spagnola, SI secondo i promotori dell’indipendenza; http://blog.juspoliticum.com/2017/09/18/crise-catalane-qui-a-suspendu-quoi-par-anthony-sfez/. siamo in mezzo a un dilemma che ripropone quello che gli studiosi chiamano l’aporia della sovranità. Per rispondere alla terza domanda si può sostenere che decisioni popolari su temi fondamentali come un cambiamento totale della costituzione, della sede della sovranità, dell’appartenenza a un ordinamento internazionale (cf. Brexit) non si possono prendere a una maggioranza stretta dei votanti, ma che serve una maggioranza più solida, durevole e calcolato sugli aventi diritto, tanto più se una parte di un insieme più grande intende imporre la propria scelta a tutti. A prescindere dalla sussidarietà l'UE deve difendere la sovranità degli stati (membri!). La quarta questione è molto ampia perché riguarda l’arte del convincimento; ma una cosa è certa: il confronto blocco contro blocco - come all’altro estremo un eccesso di indeterminazione e di ambiguità - non portano a nulla di buono, per nessuna delle due parti.
    • bob Rispondi
      Aporia = problema le cui possibilità di soluzione risultano annullate in partenza dalla contraddizione. La Catalogna è tutta una contraddizione sia in termini di numeri che di istanze ideologiche insensate
  8. Giovanni Dettori Rispondi
    Ai Catalani viene chiesto "Volete vivere bene con due pensioni ricche o sopravvivere male con una pensione minima". Nessuno ha spiegato loro (come fece invece l'Inghilterra di Cameron con la Scozia) cosa vuol dire indipendenza da uno stato membro delle Unione Europea. Junker glielo ha detto in tutte le salse, ma tant'è...Concordo con quanto scritto nell'articolo e infatti, se io dovessi decidere farei pure fare questo benedetto referendum per finalmente stanare questi avventurieri al governo della Catalunha. In catalunha ci sono un sacco di Andalusi che non credo siano contenti di dover farsi fare un passaporto per andare a trovare i parenti in Andalusia. Il problema è che se il Governo in qualche modo accetta questo referendum, subito dopo c'è la fila della altre comunità spagnole (in testa i baschi) che vogliono fare lo stesso. La Spagna non può semplicemente cedere su questo punto. I più imbarazzati, comunque, sono i Socialisti che a lungo hanno flirtato con i separatisti Catalani mentre la loro base nazionale (Soprattutto la Andalusia) non sono per niente d'accordo (e ci credo, visto che Andalusia succhia risorse nazionali da sempre...).
  9. Leonardo Bargigli Rispondi
    Se gli indipendentisti sono minoranza, perché non lasciare che siano sconfitti dal voto invece che scegliere la strada della repressione poliziesca? Il comportamento del governo spagnolo è nella linea di approcci che normalmente vengono fragorosamente criticati dalla UE, come quelli di Erdogan. E' o non è una contraddizione gigantesca?
    • Marco Rispondi
      Caro Leonardo, anche se posso essere d'accordo con lo spirito del tuo intervento, devo sottolineare la pericolositá di fare una votazione senza nessun tipo di garanzia sul fatto che si possa svolgere in maniera trasparente e libera. Non esiste censo elettorale. Non si sa ancora esattamente dove si potrá votare. Non si sa qual é il quorum minimo per dichiarare la votazione valida. Purtroppo é giá successo nel passato che in momenti di confusione politica una minoranza é riuscita a imporre il suo dominio scavalcando la legge e le regole e grazie alla permissivitá delle istituzioni. E una volta che questa minoranza controlla i gangli nevralgici dello stato, la maggioranza si puó "creare" attraverso la strategia dell'intimidazione e della menzogna.
    • María Laura Bufano Rispondi
      Mancando alcune informazioni importanti: 1- nel 2010 fu cancellato, su istanza del PP, da un Tribunale Costituzionale abbastanza "schierato" lo statuto di Catalogna varato dal governo Zapatero. Allora gli indipendentisti erano dal 10 al 15% dei catalani, ora son schizzati a più del 40% (vedremo domenica che succederà). 2 - Il Psoe non è affatto schierato con l'indipendentismo. Propone una riforma costituzionale chiaramente federale: in questo modo non sarebbe più consentito, con l'alternarsi di governi di destra e di sinistra, che si possa giocare con le autonomie secondo propri interessi di potere. Peraltro il Psoe è chiaramente schierato con la difesa della legalità costituzionale e vorrebbe una modifica della costituzione del 78 per via costituzionale. 3- In questi mesi Rajoy e il presidente e in vicepresidente della Generalidad di Catalogna hanno continuato a lanciarsi provocazioni. Il governo spagnolo non ha preso nessuna iniziativa politica e ora si affida ai tribunali. Questo rischia di far crescere molto l'indipendentismo. 4 - Il distacco della Catalogna dalla Spagna sarebbe probabilmente una tragedia innanzi tutto per la Catalogna. Però è utile capire le "ragioni irrazionali" delle spinte indipendentiste. Si parla molto poco di "interessi", tasse ecc.; molto di lingue, tradizioni, enfatizzate quando non semi-inventate ecc.. Nella oggettiva condizione di ponte fra Oriente ed Occidente, molti catalani inclinano verso l'Europa, la Francia ecc.
      • bob Rispondi
        Il distacco della Catalogna dalla Spagna sarebbe probabilmente una tragedia innanzi tutto per la Catalogna. Però è utile capire le "ragioni irrazionali" delle spinte indipendentiste. Si parla molto poco di "interessi", tasse ecc.; molto di lingue, tradizioni, enfatizzate quando non semi-inventate" ! No soltanto piccole mafie
    • Amegighi Rispondi
      Penso che tutte le cose e i fatti vadano analizzati con freddezza e raziocinio. Lasciamo gli slogan ai chi li vuole fare per produrre poi disastri da cui puntualmente, si dissocia non ritenendose responsabile. Leggendo la Costituzione spagnola e le citazioni dell'articolo, tutto mi sembra, tranne che il Governo spagnolo sia sulla strada della repressione poliziesca e che la Carta spagnola sia simile a quella di Erdogan. Forse Lei è più giovane di me, ma io ricordo come "repressione poliziesca" quello che succedeva nei Paesi ex-comunisti europei, nel Cile di Pinochet o nell'Argentina dei Colonnelli. Definire quello che ha fatto il Governo legittimo spagnolo in Catalogna come "repressione poliziesca" mi pare eccessivo e fuori luogo. Piuttosto sarebbe ora di capire, politicamente e nei fatti, cosa intendono fare questi movimenti separatisti. Anche riguardo all'UE. Ad esempio come intendono la possibilità per i lavoratori di muoversi in UE? Come intendono la distribuzione dei fondi UE? Come intendono il fatto che la Ricerca scientifica UE sia centralizzata per renderla migliore e competitiva rispetto agli USA e Cina? Intendono l'UE come un insieme di Stati sempre più piccoli, ognuno dei quali in competizione con gli altri e di poco peso nel panorama internazionale? O intendono dirigersi verso una forma di federazione tipo USA per avere peso? Perchè questo è il problema principale. Avere peso o no.
  10. Luigi Boglioni Rispondi
    E' tutto molto vero e la situazione è riportata con rigore. Si dimenticano però i pregressi storici che spiegano l'incompatibilità Governo Centrale/ Catalogna. Durante il franchismo, dopo i massacri compiuti a Barcellona, furono proibite tutte le manifestazioni di "catalanità" dalla lingua ai balli popolari e Barcellona fu tenuta anche dopo il franchismo, fino a quando risorse con le Olimpiadi dell'82, in una situazioni di manifesta oppressione. Il governo Centrale, ancora oggi molto franchista, non tralascia nessuna occasione per "offendere" la catalanità. vedi collegamenti ferroviari Barcellona Valencia mai realizzati. Per andare a Valencia da BCN con TGV bisogna passare per Madrid. Tutto ciò premesso l'indipendenza catalana oggi sarebbe un grave errore, per la Catalogna stessa. Basterebbe che il Madrid mostrasse maggior rispetto, anche formale, nei confronti dei catalani, cosa che Madrid non farà mai.
    • Marco Rispondi
      Caro Luigi, la parola "oppressione" é molto forte e genera reazioni forti. E nostra responsabilitá usarla con le dovute cautele. Continuo a sostenere che é assolutamente inadeguata per descrivere la situazione catalana. I catalani possono votare chi vogliono sia alle elezioni nazionali sia alle elezioni regionali che si svolgono regolarmente. Possono manifestare le loro opinioni liberamente tanto a Madrid come a Barcellona. Possono fischiare il re quando va a assistere a una finale di coppa (salvo poi celebrare la vittoria di una coppa intitolata proprio al re...) senza nessuna conseguenza. Possono parlare catalano liberamente. E un mese che quando cerco di vedere il telegiornale mi passo mezz'ora leggendo sottotitoli perché i politici catalani parlano sempre in catalano. Chi ha visitato la Catalogna recentemente avrá visto che é una "Stato" fondamentalmente monolinguista catalano dove é tollerato l'uso dello spagnolo e non viceversa. "Oppressione" mi sembra proprio una parola che sicuramente era giustificata sotto Franco, ma non lo é nel 2017. Chiedo a chi la usa di sostentarla con esempi piú forti della mancanza di un collegamento ferroviario di alta velocitá tra Barcellona e Valencia. Questo collegamente non esiste nemmeno tra Madrid e Murcia, tra Murcia e Valencia, tra Badajoz e Sevilla, tra Sevilla e Valencia...
  11. Savino Rispondi
    Invece di restare tutti uniti continuiamo a creare confini e muri, nazioncine e sub-nazioni. Questo non è stato detto con la necessaria forza. La stigmatizzazione si deve estendere anche al referendum fasullo indetto da Veneto e Lombardia. Zaia, ad esempio, ci spieghi perchè non si sente indipendentista e secessionista quando, coi soldi di tutti gli italiani, vengono salvate Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza dalle gestioni spavalde del loro management.
    • Stefano Rispondi
      Suppongo che le banche da lei citate non siano state salvate per decisione della regione Veneto ma in virtù di una scelta Parlamentare Nazionale (vd. decreto salva banche). Il “rimanere uniti” è una condizione auspicabile e, dinanzi ai mercati globali, necessaria. Purtroppo in un gruppo di persone non legate da rapporti sentimentali, come potrebbe esserlo la famiglia, la solidarietà, se limitata nel tempo, gli aiuti reciproci (tralascio gli sprechi e le ruberie) e l’egoismo non imperante può durare; altrimenti accade quello che nella storia si è ripetuto innumerevoli volte e la favola della formica e della cicala lo insegna.