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  1. Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
    L'articolo riporta una tabella che sembra contraddire la tesi esposta nell'articolo. La Germania che ha un tasso di disoccupazione del 3,9% ha anche l'orario di lavoro medio più basso 35,3 stando alla tabella. Il ragionamento è però fallace non solo dal punto di vista economico ma anche dal punto di vista sociale. Esiste una tendenza alla riduzione dell'orario di lavoro che deriva dal progresso tecnologico nel lungo periodo, che è stata rallentata dall'ingresso nel mercato dei paesi sottosviluppati, ma che prima o poi dovrà riprendere. Quindi un conto è dire, in questo o quel paese la riduzione dell'orario di lavoro produrrà dei benefici all'occupazione, un altro dire che la riduzione dell'orario di lavoro a livello globale produrrà dei benefici all'occupazione.
  2. Savino Rispondi
    Più licenziamenti di quelli che non ci tengono al posto di lavoro e lo svolgono con superficialità e meno raccomandazioni i giro fanno lavorare tutti, fanno lavorare i più bravi e fanno lavorare i più produttivi.
    • Giuseppe G B Cattaneo Rispondi
      Scusa, senza offesa, e gli altri cosa fanno, giocano a carte? o forse pensavi ad un reddito universale di base?
  3. andrea cazzaniga Rispondi
    scusate, sono un fisico non un economista. Quella riga tirata in mezzo ai dati nel primo plot e' una follia, non giustifcabile in nessuna possibile "TEORIA": data la sparsita' dei dati il fit lineare non e' una scelta sostenibile.
  4. Marco O. Rispondi
    La "Lump of labor fallacy" (che produce corbellerie quali "riduciamo gli orari di lavoro/anticipiamo le pensioni/blocchiamo l'immigrazione per aumentare l'occupazione") andrebbe insegnata a partire dalle elementari. Del resto è una fallacia che persino un bambino delle elementari riuscirebbe a capire.
  5. l.u.i.g.i Rispondi
    condivido il titolo, solo in piccola parte le argomentazioni addotte. per me c'è un'unica argomentazione veramente valida: il sistema migliore per far diminuire la disoccupazione è creare sviluppo, aumentare la competitività delle imprese, in maniera che possano vendere di più sui mercati internazionali e quindi richiedere più manodopera per far fronte alla produzione necessaria. per avere una produzione efficiente ci sono più possibilità che semplifico a 2. 1) prodotti di alto livello qualitativo, che si vendono bene con prezzi elevati, molto remunerativi. 2) prodotti di livello qualitativo accettabile che si vendono bene, grazie ad un prezzo competitivo rispetto a quello della concorrenza. il primo è il migliore, ma è difficile da attuare; il secondo è più facile e dipende da più fattori (p.a. efficiente, infrastrutture efficienti, ecc.), fra i quali il costo del lavoro è spesso quello su cui si può agire più rapidamente. di conseguenza aumentare il numero di ore lavorate a parità di salario o diminuire il salario a parità di ore lavorate. condivido le considerazioni dell'autore sul fatto che non è sempre facile sostituire una persona con un nuovo assunto; lo è in generale per i lavori esecutivi a basso contenuto professionale, non lo è per gli altri. spesso lo stesso prodotto può essere ottenuto con un'automazione maggiore o con più lavoro.
  6. G. Obi Rispondi
    Per quanto sia assolutamente d'accordo sul fatto che il concetto di lavorare meno per lavorare tutti sia quanto meno discutibile, trovo assurdo l'utilizzo che l'autore ha fatto dei dati sulla disoccupazione per argomentare la dinamicità del mercato del lavoro. Trarre conclusioni dal dato che la disoccupazione sia inferiore nei Paesi dove il numero di occupati è maggiore non ha nessun senso, se tra questi ultimi si annoverano anche coloro che sono in cerca di lavoro.
  7. Fabrizio Rispondi
    Articolo interessante. Resto tuttavia un po' perplesso per la dicotomia tra un titolo così assertivo e una conclusione molto meno netta. Al di là di ciò, ci sono alcune considerazioni da aggiungere: 1) Una crescente parte della letteratura (un esempio facilmente leggibile è: https://piie.com/blogs/realtime-economic-issues-watch/labors-declining-share-manufacturing) sottolina come non sia la sostituzione robot-lavoro il problema dell' alta disoccupazione e dei salari stagnanti, ma piuttosto il fatto che la complementarità tra capitale e lavoro permette ad un solo lavoratore di svolgere la mole di lavoro che altrimenti richiederebbe molti più impiegati. Dunque in questo caso ridurre le ore di lavoro pro-capite può verosimilmente far aumentare l'occupazione. 2) Il punto 1 si basa sull'assunzione, giustamente ricordata dall'autore, di una sostitutibilità tra lavoratori a parità di capitale disponile. Questa assunzione forse non vale per professionisti e specialisti, ma vale verosimilmente per tutti quei lavori che non richiedono una specializzazione eccessiva. In un'Italia che fa del manifatturiero e delle PMI il proprio marchio, un buon mix di on-the-job-training e riduzione dell'orario di lavoro pro capite a seconda del tipo di impiego può produrre effetti decisamente espansivi sul lato dell'occupazione. 3) http://sbilanciamoci.info/ridurre-lorario-lavoro-perche-ci-converrebbe/ La riduzione delle ore di lavoro va accompagnata a un ripensamento più generale del welfare.