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  1. Alfonso Salemi Rispondi
    Non riesco a capire i limiti di età posti dal governo per intervenire concretamente sulla disoccupazione. Se una persona ha 35 anni invece di 34 non rientra ? E allora cosa dovrebbe fare? Non sarebbe meglio investire sulla disoccupazione qualunque sia l'età delle persone? Saranno, poi, i Servizi Sociali locali a decidere il modo di intervento e controllare la situazione specifica. Porre dei limiti di età serve solo ai burocrati e alla burocrazia per far perdere tempo ai disoccupati e alle istituzioni con la soddisfazione dei responsabili degli uffici di "complicazione degli affari semplici".
  2. Carmine Meoli Rispondi
    Concordo sulla corretta presentazione dei dati e sulla priorita da riservare alle posiizoni per facsia di vita . Resta tuttavia incomprensibile 1 migrano in percentuale maggiormente i giovani lomardi rispetto a quelli campani. 2 le forze lavoro complessive comprendono circa 5 milioni di attivi ( regolari ) di provenienza extra UioneEuropea, in aggiunta a quelli di provenienza UE. Una corretta e completa analisi e informazione potrebbe finalmente smuovere l'iceberg e promuovere valutazioni e azioni meglio efficaci.
  3. QualeWelfare Rispondi
    Bravo Rosina, era ora che qualcuno parlasse di quel libro (si può chiamare così?) ... Ne "l'inganno generazionale" non funziona alcun ragionamento...straordinaria la tabella 2 (!) sulla "duplicazione da indagare" con la quale le autrici vorrebbero spiegare l'aumento vertiginoso della disoccupazione giovanile (raddoppio con la crisi) con il famigerato "effetto di sovrapposizione"....peccato, che le autrici non si rendano conto che la relazione è inversa: al diminuire dei "sovrapposti" aumenta drammaticamente il tasso di disoccupazione. Se fosse un libro satirico ci sarebbe da divertirsi.... Riferirsi poi all'inganno statistico semplicemente richiamando come viene calcolato il tasso di disoccupazione lascia attoniti e desolati...
  4. Daniela Fabbri Rispondi
    Spesso il sistema dell'informazione italiano maneggia dati e percentuali in modo a dir poco frettoloso, quando non li interpreta con una precisa finalità o secondo un proprio punto di vista precostituito. E tutto quello che fa chiarezza in questo senso, come questo intervento, è più che utile. Concordo con il professor Rosina sul fatto che concentrarsi su una fascia d'età o un'altra ha poco senso. Quello di cui le politiche pubbliche dovrebbero tenere conto è che si accentua sempre la divaricazione fra giovani con ottimi percorsi formativi, esperienze all'estero e competenze molto spendibili e altri che rischiano di rimanere fuori del mercato del lavoro a oltranza perché non hanno neppure le competenze di base...
  5. Motta Enrico Rispondi
    Si legge: " Su 10, 2 lavorano, 1 cerca lavoro..., 1 non cerca lavoro. ., 5 sono studenti. Totale fa 9. Quindi non si capisce bene il prosieguo dell' articolo.