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  1. Alberto Rispondi
    Se la sua analisi evidenzia che in alcuni TG viene maggiormente risaltato il problema “sicurezza” rispetto ad altri; gli altri potrebbero censurarlo e pertanto lei lo evidenzia in modo lapalissiano. Forse l’attuale minoranza politica al servizio di alcune testate TG desidera evidenziare una realtà, a meno che non si inventino i fatti di cronaca, che altre testate giornalistiche, forse più “accondiscendenti” alla politica della maggioranza o per evitare l’allarme sociale non desidera evidenziare. Oppure, alcune notizie sembrano dare più risalto di altre, cavalcando l’onda emotiva, come lo è stato per lo stupro di Rimini che ha avuto un risalto mediatico maggiore di analoghe vicende che, purtroppo e sono migliaia, rimangono nell’anonimato. Ma se la precedente tesi è destituita di fondamento, è insolito che in Germania, qualche mese fa, sia stato pubblicato uno studio che si potrebbe definire “imbarazzante”; quello della Fondazione Otto Brenner a cura dell’Università di Lipsia e Hamburg Media School dal titolo: ”La crisi dei rifugiati sui media”, che è “lo studio più completo e metodologicamente elaborato sul tema”. Da questo emerge che: “Dal 2015 al 2016 nessun giornale ha raccontato le preoccupazioni, i timori di una parte crescente della popolazione…” e le rare volte che i giornalisti collettivi hanno provato a raccontare quella parte di Germania preoccupata dall’immigrazione, l’hanno fatto “con un atteggiamento pedagogico se non “sprezzante” e “chi non era alline e “chi non era allineato al mito dell’accoglienza era automaticamente xenofobo o razzista…”. Ieri le elezioni tedesche hanno avuto un risultato politico altrettanto “ imbarazzante” e oggi gli analisti si interrogano cosa ha sbagliato la politica nell’evitare che l’AfD abbia avuto il 13% dei consenti nazionali nonostante non sia stato dato risalto alla crisi dei rifugiati sui media.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo lavoro. Conferma con dati precisi quello che sapevamo già. I media populisti di dx funzionano così. I dati della ricerca confermano che quelli che fanno l'informazione ritengono che attraverso un'informazione pilotata si può influenzare l'opinione pubblica e quindi le preferenze degli elettori. Il punto più delicato è che il proprietario delle reti è da 20 anni uno dei tre principali leader politici, un problema che l'Italia ha clamorosamente fallito di risolvere. L'aggravante di questa caratteristica è che quando era al governo comandava per interposte persone anche due delle tre reti pubbliche.
    • Alberto Rispondi
      Premesso che il termine “populista” è ormai mai usato con accezione diversa dal suo significato, stavo consultando il rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa 02.2017, curato dalla fond. Unipolis. La Tab. B.3 evidenzia che nella % di notizie “ansiogene” dei principali telegiornali di 5 Paesi EU nel periodo 1-21 gennaio 2017 (RAI1 per l’IT, RTVELa1 per la SP, BBC ONE per la GB, FRANCE2 per la FR e ARD1 per la D) RAI 1 dedicava al tema criminalità il 36,6% del tempo, RTVELa1 il 56,6%, BBC 26,3%, FRANCE2 il 17,2% e ARD1 il 18,2%. Dallo stesso rapporto del 2010, viene evidenziato che nel periodo 2005-2010, TG5 forniva una % maggiore di notizie sulla criminalità rispetto RAI1 anche durante il governo Berlusconi.
  3. Luca Ba Rispondi
    Articolo certamente interessante che fa un'analisi attenta di un fenomeno che interessa l'informazione italiana. C'è però da fare un'osservazione, i media berlusconiani evidenziano un fenomeno che comunque è già percepito come molto diffuso dagli italiani (intendo i crimini ed l'illegalità legato all'immigrazione), quando gli stessi media durante la crisi economica minimizzavano tutto e parlavano di ristoranti sempre pieni non ci credeva nessuno e questo costò la credibilità del governo.
  4. marcello Rispondi
    Ma da chi è stato condotto questo studio? Nell'articolo non è riportato
  5. Mario Alemi Rispondi
    Bellissima analisi, bravo.
  6. Alfio P. Rispondi
    La sua osservazione è corretta ma è altrettanto vero che per una "opposizione" che allarma ci sono media "governativi" che minimizzano. Se nota sui giornali rai gli sbarchi sono notizie spesso omesse e in genere le notizie centrate sulle statistiche dei crimini. Stessa cosa per i quotidiani dove Repubblica non specifica mai nei titoli l'eventuale origine del "delinquente" mentre Giornale è la prima cosa che evidenzia. Il vero problema quindi è quanto sia inaffidabile e teleguidata l'informazione in Italia che invece di "informare" vuole "indirizzare" l'utente su come leggere l'informazione. Un esempio viene da un articolo letto tempo in cui si diceva che solo il 40% degli stupri è commesso da stranieri. Basta un minimo di matematica e di analisi dei numeri veri (% stranieri, omessa denuncia o considerazione di reato all'interno nelle comunità) per vedere che le % reali pesate diventano abnormi.
  7. bruno puricelli Rispondi
    ... una derivata di della ricchezza non il fine. La Stella Polare dell'umanità non può essere la carità materiale perchè si annullerebbero le motivazioni naturali dell'animale uomo. Tempo al tempo. Quando la società raggiungerà un più elevato livello culturale, sarà certamente più sensibile al problema dell'uguaglianza e si avvicineranno gli estremi riducendo i conflitti. Al momento, fanno tutti la loro parte, Berlusconi non è stato peggio della sinistra che ha "lavorato" su altri temi ma in chiaro conflitto d'interesse finchè pagava e paga Pantalone. Il problema non può essere risolvibile, si chiede e spera in una maggior imparzialità.
  8. bruno puricelli Rispondi
    Chi è così affidabilmente imparziale da dirimere i conflitti d'interessi in un paese dominato da cultura sinistrese dal '65 in poi? Chi, visto che noi siamo ciò che apprendiamo nei primi anni di vita e soprattutto nei primi anni di scuola? Grossolanamente, osservo che negli animali l'istinto detta il comportamento che è quasi sempre connesso ad esperienze precedenti; anche gli uomini sono animali, ma grazie alla maggior conoscenza ci siamo costituiti in società e, fortunatamente, sviluppati in civiltà che, piaccia o menoa certu ni, hanno favorito la conoscenza e, in subordine, la cultura! Nell'ordine, prima si conosce un fenomeno, prima se ne può parlare e generare cultura specifica e generale. La conoscenza stimola la cultura, la cultura approfondisce la conoscenza. Dopo il '68 in Italia s'è affermato un mainstream che relega all'angolo comportamenti disciplinati e ordinati, è cresciuta un'idiosincrasia funesta con le strutture sociali preceesistenti e con le forme. Nonci si è curati di prevedere i rimedi. Si esaltava la contestazione fine a sèSi sonocreati quelli che io definisco veri e propri pregiudizi comportamentali che fanno ritenere in torto chi non è legato alla sinistra italiana. A prescindere. Come spesso accade, non ci si accorge del pregiudizio (Einstein scherzava: più facile rompere il nucleo diun atomo che un pregiudizio). A differenza degli animali, noi inventiamo, costruiamo e cresciamo in ricchezza che consente la carità. La carità materiale é ..segue
    • roberto Rispondi
      20 anni di berlusconismo dove sono finiti?
  9. bob Rispondi
    ..fare politica con la cronaca nera è direttamente proporzionale al grado di cultura del Paese. Ad un paese di analfabeti racconti della strega cattiva