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  1. Francesco Rispondi
    Se i robot sostituiscono i lavoratori, i redditi da capitale sostituiscono quelli da lavoro. Quindi l'unica soluzione stabile è redistribuire il capitale. Non è comunismo ma capitalismo da manuale di micro 1, in cui i lavoratori sono al contempo azionisti...bisogna trovare il modo meno drammatico per farlo.
  2. Stefano Rispondi
    Le società che gestiscono le autostrade hanno sostituito il personale che lavorava 24 ore con sistemi d’incasso del pedaggio automatizzati che vengono costruiti all’estero, non si lamentano, non si ammalano, non scioperano, ma nonostante l’enorme diminuzione dei costi, le tariffe aumentano costantemente, ogni anno, a norma di Legge.
  3. giuli 44 Rispondi
    Noto che pochi prendonoin esame quelle che per me sono le vere alternative: più istruzione (accantonando i 'baroni' e facendo largo ai giovani e meritevoli nell'insegnamento), riduzione degli orari di lavoro (magari attraverso una sortadi gneralizzazione dei contratti di solidarietà)
  4. Luigi Vignaroli Rispondi
    per un quadro più esaustivo consiglio la lettura delle seguenti pubblicazioni: Le persone non servono; Lavorare tutti lavorare gratis; Il futuro senza lavoro
  5. Aldo Mariconda Rispondi
    Il problema è grave ed è globale. Le stesse elezioni tedesche, pur in un Paese che va bene quanto all'ecomia in EU, ha fascie di largo scontento, di povertà e precariato. Ragione di più per l'Italia di porsi il problema di accelerare lo sviluppo del PIL con delle riforme incisive come raccomandato da tutti gli osservatori internazionali. Certo non basta, ma è comunque necessario.
  6. Vincenzo Rispondi
    Interessante disamnina di come l'automazione e tutto il paradigma della industry 4.0 può incidere sulle dinamiche del lavoro. A proposito sarebbe interessante affrontare l'impatto in Italia della Sbtc - skill-biased technological change - in un contesto dove la tecnologia continua a fornire strumenti a supporto della sostituzione della manodopera per attività di routine (manuali), e dove la specializzazione verso l'alto (con relative conseguenze in termini salariali) non trova ancora un substrato regolamentativo ed economico in cui svilupparsi, e dove la cosiddetta "classe media" di specializzazione (la più diffusa) si contraddistingue per una depressione di valore e graduale impoverimento competitivo.
  7. Roberto Zanetto Rispondi
    Per adesso la divisione e' tra chi e' assunto a tempo indeterminato con eccessivi privilegi e non licenziabile e chi e' a partita iva
  8. Luca Ba Rispondi
    Vado contro corrente, credo che quanto detto nell'articolo in molti paesi sviluppati sia già avvenuto e in molti di questi ci sia stato un assestamento del lavoro. Si sono si persi molti lavori ma se ne sono creati molti altri, cito solo alcuni esempi che tocco con mano nella mia zona ovvero i produttori di alimentari di nicchia (birre artigianali, alimenti a base di farro, salumi di razze suine particolari..) che sono nate e crescono grazie alla facilità di accesso ai dati in rete. Sarebbe da analizzare quanto e grande il fenomeno e quanto invece succederà quando la robotica arriverà nei paesi mergenti ad alta intensità di lavoro.
    • Lorenzo Rispondi
      ... e l'autore dell'articolo dice invece " Il reddito di cittadinanza – una misura con elevati costi per il bilancio pubblico – sarebbe un’assicurazione sociale anche contro gli effetti incerti dell’automazione." ... (ci deve pur essere qualcune che produca reddito per poi distribuirlo!)
  9. FRANCESCO FERRANTE Rispondi
    L'approccio one size fits all non funziona. Il caso italiano richiede ricette ad hoc. La formazione continua e la riqualificazione funzionano se la forza lavoro è sufficientemente istruita. Per diversi anni ancora noi pagheremo il costo del ritardo educativo del Paese, di una forza lavoro poco istruita e gli effetti dell'analfabetismo funzionale legato ad un ridotto utilizzo delle competenze anche nei luoghi di lavoro (indagine PIAAC).
  10. Michele Rispondi
    Licenziati tutti i lavoratori umani, dovranno inventare il robot consumatore che acquista i prodotti e servizi ormai inacessibili per gli umani (disoccupati). Bisognerà però capire come il robot consumatore potrà pagare quei prodotti e servizi. Bisognerà attribuirgli un salario....alto...molto alto....
  11. Henri Schmit Rispondi
    Ottimo articolo che suscita riflessioni e merita approfondimenti. Il problema non è solo il rischio di perdere posti di lavoro. La quarta rivoluzione industriale crea un’illusione di uguaglianza di accesso alla rete ma rinforzerà sempre di più le differenze fra quelli che il prof. Daveri chiama i “pochi beneficiari” (“innovatori, azionisti, investitori”), manager , proprietari e consulenti delle multinazionali vincenti, dall’altro lato "i perdenti", sfruttati ed esclusi, precari senza diritti, dipendenti da accordi d’impresa, sempre meno protetti da garanzie nazionali (regole generali), non qualificati o peggio qualificati ma esclusi. L’asimmetria del rapporto di lavoro rinforzata dall’asimmetria dell’informazione utile, se non contrastata, porterà a un aumento delle disuguaglianze, della povertà, del malessere sociale, dell’odio. L’errore sarebbe di trattare gli scenari attuali e futuri con le ideologie dell’800, tanto di moda in Italia e in America, la libertà fra disuguali: basta pensare a settori maturi, alle banche, alla telefonia e all’energia per rendersi conto che non basta ragionare in termini di libero mercato. La libertà esiste solo perché è garantita da uno stato, e se lo stato è democratico, non è immaginabile che una maggioranza si faccia sfruttare da una minoranza di privilegiati che si giustificano come più bravi, più meritevoli, ....
  12. Antonio Rossi Rispondi
    Il lavoro non sarà più né un diritto né un obbligo, ma diventerà una scelta: occorrerà creare le condizioni reddituali per consentire di sopravvivere con dignità a chi sceglierà di non lavorare (ma dovrà continuare a consumare, per tenere in piedi il sistema efconomico) e di vivere con agio a chi, invece, sceglierà di lavorare, qualunque lavoro sia. Solo così, peraltro, potrà darsi una giustificazione accettabile alla disuguaglianza sociale, che costituisce una funzione logaritmica della diffusione della tecnologia.
    • Giovanni Rispondi
      Anch'io spesso sono portato a pensare, come lei Antonio, che il lavoro debba giungere ad essere una scelta; ma temo d'altro canto, che molti resteranno senza lavoro non perché l'abbiano scelto, ma perché non c'è sufficiente lavoro per tutti, e allora solo i più forti potranno ottenerlo. Quello che mi preoccupa è che chi resterà escluso, non venga messo in condizione di avere una vita dignitosa. Qui sta il nodo più grande secondo me: se si tratterà di "sopravvivenza" o di "vita dignitosa" per chi sarà escluso dal lavoro.
  13. Ezio Casagranda Rispondi
    Tassare i patrimoni e le rendite finanziarie, ridurre l'orario di lavoro e fare il reddito di cittadinanza. Se il lavoro non c'è non c'è. Quindi la formazione e assicurazioni come proposte sono semplici palliativi. Le risorse non mancano basterebbe trasferire le ingenti risorse oggi dedicare alla guerra e tassare i patrimoni.
  14. Savino Rispondi
    Se arrivano i robot, facendo sparire (in fondo, lo si intuisce sotto traccia) lavori di manodopera semplice e impiegatizi d'ordine, bisogna rafforzare e valorizzare la competenza, la professionalità, la serietà professionale, la qualificazione professionale, la produttività, la responsabilizzazione, la formazione e l'aggiornamento continuo e costante del lavoratore dipendente. Cioè, bisogna fare esattamente il contrario di quella che è la mentalità prevalente di gran lunga nella società italiana, laddove, già a livello di selezione, sono penalizzati quelli studiosi e volenterosi, che si sanno muovere nelle dinamiche del mondo del lavoro flessibile contemporaneo, in favore di metodi da signorotti alla Don Rodrigo, che portano all'assunzione di persone incapaci ed irresponsabili in tutte le professioni e in tutti i mestieri, i cui risultati negativi, in termini di produttività, sono sotto gli occhi di tutti e non li vede solo chi non vuole vederli.