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  1. Henri Schmit Rispondi
    Gli studi menzionati (Tabellini, Perotti & alii) sono utili strumenti di lotta politica contro il deficit e la corruzione, ma non convincono perché non provano quello che pretendono dimostrare. Come spiegare che due paesi con leggi elettorali rigorosamente proporzionali come la D, i NL, la SF e la CH sono virtuosi sotto i due profili menzionati? La ricerca (economica?) farebbe bene guardare in un’altra direzione, quella degli studi logici di Kenneth Arrow sulla scelta collettiva (e democratica) razionale. Solo l’assioma dell’indipendenza del risultato da alternative irrilevanti crea le aporie del modello che comunque è la base (normativa) di qualsiasi procedura elettorale razionale e democratica. Invece di usare parametri poco precisi (maggioritario e proporzionale?) o poco rilevanti (dimensione del collegio), i ricercatori potrebbero scegliere altri concetti precisi forse più determinanti nel campo delle politiche economiche (controllo della spesa, corruzione, altre inefficienze). Un criterio da verificare è se il sistema elettorale rispetta gli assiomi del teorema di Arrow, la scelta libera e uguale di tutti gli elettori fra tutti i candidati liberi e uguali, l’assenza di scelta imposta o di gruppo di elettori con potere dei decisione dominante; il rispetto di questo criterio accomuna uninominale e liste libere. Una ricerca empirica forse confermerebbe l’intuizione che sono questi i criteri che favoriscono politiche economiche efficienti, benefiche alla maggioranza.
  2. Savino Rispondi
    Gli italiani hanno le idee chiarissime sulla necessità del maggioritario uninominale con collegi. Basta andarsi a rivedere le cifre del referendum del 1993.