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  1. Francesco Pampinella Rispondi
    Un fenomeno, collegato ai test universitari, che secondo me va evidenziato, è il proliferare di corsi di preparazione ai test stessi, corsi che costano migliaia di Euro (ho sentito di gente che ha pagato 3500-5000 Euro per la preparazione ai test della facoltà di Medicina). Se, come mi hanno fatto intendere, la frequenza di questi corsi aumenta sensibilmente la probabilità di superare i test, allora è evidente che siamo in presenza di una selezione su base reddituale o di ricchezza, dato che non tutte le famiglie sono in grado di sostenere spese così gravose che si aggiungono ai costi di mantenimento agli studi. Il fenomeno ha, secondo me, dimensioni tali da richiedere un serio dibattito. Sono sorte scuole private in tutto il paese che si occupano solo di preparazione ai test d’ingresso nelle università, con giri d'affari "consistenti", che come già detto costituiscono una forma di selezione basata non sul merito ma sulle possibilità economiche delle famiglie.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Le risorse ovunque sono per definizione limitate (anche in Francia, paese attento a investire nell'educazione, dove ho studiato alcuni decenni fa), in genere e per ogni singolo istituto. Se studenti motivati sono preferibili a studenti parcheggiati, la selezione all’ingresso o all’inizio del ciclo (come accadeva in Francia) è inevitabile, almeno nelle università (istituti, discipline) più ambite. Studi econometrici per valutare l’utilità di test di ammissione rispetto alla selezione in base al curriculum scolastico pregresso (comunque non omogeneo, non equi-valente) sono interessanti ma non decisivi; entrambe le misure di selezione hanno meriti innegabili. Il primo ha tuttavia un vantaggio colossale sul secondo, fondamentale per la libertà dei singoli e per l’efficienza del sistema educativo, cioè di permettere agli aspiranti di dimostrare le loro capacità a prescindere da insufficienze, errori e fallimenti passati. Questo elemento non è, o solo molto difficilmente, misurabile. La giustizia sociale non si realizza con la rinuncia alla selezione, ma orientando e aiutando tutti a partecipare e se necessario a ripresentarsi ai test, facilitando l’avvio dello studio universitario e sovvenzionando gli studenti bisognosi e meritevoli. Un aneddoto: tre studenti di un liceo milanese si candidano per due posti in un’ottima scuola americana; due studenti hanno ottimi voti, due, non gli stessi, sono sportivi confermati; indovinate chi è scelto: i due sportivi.
    • bob Rispondi
      La selezione deve avvenire nel contesto del tragitto universitario e non prima. Frequenze regolari, esami regolari, soglia di media minima di voto per proseguire etc. Noto che ricercatori di fama all'estero vengono da Università Italiane considerate di serie C. Un conto è giudicare una persona con un test d'ingresso, il cui risultato spesso è dato da parametri esterni negativi in quel momento, un conto è giudicare uno studente dopo un anno di corso. Questo è un Paese con una crosta di provincialismo da paura.
  3. FRANCESCO FERRANTE Rispondi
    Apprezzo molto questo modo rigoroso e non ideologico di porre la questione e di contribuire al dibattito
  4. Mario Celi Rispondi
    Ma se è un problema di risorse, come mai in Francia - dove le tasse universitarie variano più o meno dai 180€ annui per la laurea triennale ai 600€ circa per gli studenti di ingegneria, cioè l'equivalente della nostra sola prima rata in una qualunque facoltà - non esistono test d'ingresso?
    • Rick Rispondi
      Perchè in Francia hanno abbondanti ed enormi risorse per il personale, per le strutture ecc... Per cui avere tanti iscritti non influisce sulla qualità dell'istruzione fornita, semplicemente perchè l'università ha risorse sufficienti per far bene con tutti. Sfortunatamente la situazione italiana è lievemente diversa.
  5. Giacinto Collegno Rispondi
    Motivazioni poco convincenti. Se lo scopo è la selezione perché non consentire l'accesso a tutti, imponendo barriere nel corso degli studi? E come poter ritenere validante il voto di maturità stanti le enormi differenze di preparazione e valutazione tra le varie aree del Paese?
    • diana Rispondi
      @ GIacinto: perché andrebbero sovradimensionati risorse e spazi. Ha mai provato a seguire una lezione di Fisica2 a ingegneria, seduto sulla finestra a 1,5mt da terra perché in 600 in una aula da 350 posti? (successo davvero a Milano, e non solo a questo corso, diversi anni fa) Sicuramente chi è sopravvissuto a questo tipo di selezione, anche 'fisica', non si spaventa di nulla o quasi...
  6. Marco Rispondi
    Partendo dal diritto costituzionale della persona, e anche considerando utilitaristicamente che più giovani istruiti (meglio) sono una risorsa, un'opportunità per tutti che rischia di essere sprecata limitandone l'accesso agli studi, sembra opportuno tra l'altro: indirizzare risorse al sistema educativo-scolastico, per migliorarlo in quantità (posti disponibili) che in qualità (la ricerca dice, migliori risultati da una "migliore" università); e inoltre, chiarire che il diritto all'educazione, come gli altri, non è incondizionato, ad esempio affermando che un giovane ha diritto ad entrare all'università, non necessariamente a quella specifica università (in modo da non rischiare aule strapiene e altre deserte).
  7. Savino Rispondi
    Un Paese che ha enormi problemi in termini di selezione della classe dirigente e di realizzazione dell'ascensore sociale non può permettersi, in sede accademica, di dire "tu si, tu no". L'abbandono dello studente è l'effetto dell'abbandono delle attività strettamente formative da parte dei docenti, che non seguono adeguatamente i loro ragazzi e sono in tutt'altre faccende affaccendati. Con l'assurdo sciopero attuale, i docenti universitari danno il definitivo colpo di grazia ai sogni di realizzazione di un'intera generazione.