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  1. Michele Rispondi
    Nulla di buono ci si può attendere dalla gig economy, specialmente per i lavoratori. Si vende l’idea del super professionista che seleziona i propri committenti. La realtà è fondamentalmente opposta: lavoratori che nella impossibilità ad avere un posto fisso, con un minimo di certezze, accettano qualunque lavoretto sottopagato pur di sopravvivere. Quello che serve non sono umbrella company, ma sindacati. Non la vaucherizzazione dei rapporti di lavoro, ma contratti collettivi. Ben pochi sono i professionisti (figuriamoci i lavoratori) che sono nella condizione di “valutare gli imprenditori disponibili su scala mondiale”. Non abbiamo bisogno di carrozzoni (fonti solo di profitti privati) dediti alla pseudo “formazione e riqualificazione permanente”. Abbiamo bisogno invece di più investimenti nella scuola pubblica. L’idea che il mercato sia l’unico strumento che possa regolare i rapporti, ci porta al caos, ad un aumento dei costi totali. Quando chiamo un taxi, non voglio condurre un’asta sul costo del servizio. Voglio un servizio semplice, garantito dal comune, a un costo noto in anticipo.
  2. Marcomassimo Rispondi
    Vedremo se sarà l'avvento delle sorti magnifiche e progressive del ventunesimo secolo oppure il dignitoso ritorno alla miseria dell'ottocento in forma non agricola ma digitalizzata
  3. giuli 44 Rispondi
    Chiarissimo Professore. approfitto dell’occasione non già per commentare il Suo articolo: non ne ha bisogno per la Sua chiarezza e conoscenza della materia che son a tutti ben note, ma per sottoporLe una mia proposta. Visto che le nuove tecnologie hanno, fra l’altro, la caratteristica di richiedere un minore impiego di mano d’opera non sarebbe più opportuno ricorrere, anziché a forme assistenziali, ad una sorta di “contratto di solidarietà” esteso a tutti con taglio delle ore-lavoro individuali? Sarei veramente lieto di sapere un Suo parere in proposito.
  4. Savino Rispondi
    Se il lavoro sta cambiando, perchè si continuano solo ad assumere solo over 55? Penso che, sia il mondo dell'impresa che quello delle maestranze, abbiamo timore di questo mutamento, perchè esso mette in evidenza i fattori produttività e meritocrazia, cioè mette in moto, nel mondo del lavoro, i macro fattori della serietà e delle capacità professionali, che non vanno a genio al sistema produttivo italiano, basato sulla generica e fantasiosa "creatività", inconciliabile con i parametri dell'economia globale.
    • diana Rispondi
      @Savino: che buffo, a sentire gli over 55 sembra che vengano assunti solo giovani perché hanno il vantaggio dei minori oneri contributivi (anche su lavoce hanno puntato l'attenzione sull'effetto della demografia delle coorti di impiegati; non è detto che vi siano davvero più lavortori over 55, è che molti babyboomer ci sono entrati ora arrivando dalla fascia di età inferiore)