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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non si tratta di problemi statistici, e le statistiche non forniscono risposte ai problemi, ma solo risposte numeriche precise a domande basate su concetti precisi. La naturalizzazione (lo ius soli) è un diritto "naturale", le condizioni (di residenza etc) possono essere più o meno esigenti, ma poi la cittadinanza è dovuta. Ultimamente si è fatto il contrario, non solo in Italia ma anche in Francia: il diritto di voto è stato concesso a chi possiede la cittadinanza ma non reside e non paga le tasse (ius sanguinis); l'errore più grave solo i collegi "esteri" invece di far votare i cittadini non residenti nei luoghi di ultima residenza. A monte di questo c'è il problema dell'immigrazione (trattato altrove), a valle quello dell'integrazione (a prescindere dalla cittadinanza). Mi hanno colpito due interviste pubblicate recentemente in Francia (dove esistono grandi communità nord-africane, africane, asiatiche, perfettamente integrate, fino ai posti nel governo), non razzisti, non di destra, la prima di un ex-preside di un liceo nella periferia nord di Marsiglia, l'altra di uno storico che confronta la religione islamica ad altre culture o ideologie: 1. http://www.lefigaro.fr/actualite-france/2017/08/30/01016-20170830ARTFIG00283-islamisme-a-l-ecole-les-verites-sans-fard-d-un-ancien-principal-de-college.php 2. https://www.herodote.net/histoire/synthese.php?ID=2200&ID_dossier=482#video. Non si può parlare di questo alla leggera.
  2. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Io non vedo un problema in un Europa multietnica. Non mi è invece chiaro il concetto di Europa multiculturale. Do per fermo che si rifiuti qualsiasi folle idea di Italia/Europa multinormativa (quell'idea per cui accanto alla legge nazionale viga in certi quartieri la legge etnica. Qualcosa del genere pare ci sia in Belgio e a Londra). Rimane la questione "multiculturale". Cosa significa? Se multiculturale significa che, una volta rispettati con più o meno ritrosie i Codici e le leggi, uno mantiene integra, unica e prevalente la sua cultura, bé allora perché costringerne i figli a frequentare le nostre scuole?. Basta un corso obbligatorio sui Codici vari e poi ognuno si faccia la scuola etnica che vuole e secondo i propri programmi scolastici. Dante, Manzoni, l'arte figurativa, il pensiero occidentale, la libertà della scienza, l'emancipazione femminile e via dicendo non li riguarderà essendo una cultura altra. Anche molti italiani queste cose le ignorano o le hanno scordate. Ma, a parte che nel fondo di ciascuno c'è un deposito della propria cultura, qui il punto è banale: per gli italiani la cittadinanza è per jus sanguinis non per jus culturae. Quindi, se questa indipendenza culturale e scolastica non si dà (tanto è vero che si sta parlando di jus culturae) è perché non si vuole il multiculturalismo. Si vuole una convergenza culturale, giusto? Allora se è così, come pensate che cinque anni di elementari e l'assenza di un retroterra famigliare la possano assicurare?
    • Virginio Zaffaroni Rispondi
      Solo ora mi sono accorto che nello scrivere il testo di cui sopra l'Europa multietnica si è mangiata ..l'apostrofo davanti a "un". Mi scuso per lo strafalcione.