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  1. Alessandro Rispondi
    Aggiungo sulla motivazione: a scuola si vede in modo lampante (faccio l'insegnante) quanto gli stranieri di prima o seconda generazione siano in media molto più motivati degli italiani. Lavorano sodo, con obiettivi, voglia di riscatto, fame di successo e consapevolezza piena della bella opportunità di avere un'istruzione.
  2. Alessandro Rispondi
    Pienamente d'accordo con Carlo sull'assurdità di stare dietro alle percentuali del resto del mondo: piuttosto è utile fare quello che serve veramente al benessere, non al pareggio dei dati. Si pensi appunto a quanti laureati si frustrano in ambiti lontani o demansionanti rispetto al campo di studi. Sull'abbandono invece rifletterei: è un problema di costume, di "bambocciaggine", di non inclinazione allo studio ereditata dal percorso scolastico, di motivazione? Propenderei più per l'ultima.
  3. Claudio Zocca Rispondi
    Un altro tema rilevante è la mancata conciliazione di università e lavoro: anche in assenza di obblighi di frequenza, in molte facoltà è praticamente impossibile superare gli esami senza seguire le lezioni. I sistemi di e-learning sono spesso archivi di slide (pure malfatte) e ció impedisce a molti di avere fin durante gli studi una contaminazione con il mondo del lavoro, che consentirebbe di mettere in prospettiva i concetti che si stanno apprendeno all'università, oltre che a ridurre il peso economico sulle famiglie.
  4. Carlo Rispondi
    Mi sfugge il perché di quest’ossessione nel paragonare le percentuali di laureati italiani con quelle di altri paesi. Vogliamo avere un numero di laureati che ci faccia stare in cima alle tabelle di confronto con altri paesi, o un numero di laureati congruo con le nostre effettive esigenze? Mi sfugge anche come mai la stessa azienda, per lo stesso ruolo, in Inghilterra assuma tranquillamente i laureati triennali, mentre a quelli italiani richiede il 3+2. Mi vengono in mente molti esempi di multinazionali, società di consulenza aziendale, revisione contabile, etc. Infine, nessuno in Italia sembra voler ammettere che in molti ruoli la laurea serve a poco o nulla: si impara tutto sul campo. Non a caso il mondo degli affari è pieno di persone senza titoli di studio che hanno avuto ben più successo. Non mi aspetto che le aziende inizino ad assumere diplomati al posto dei laureati, ma teniamo almeno presente che questo è un motivo in più che rende, in alcuni casi, il bienno specialistico un inutile fallimento. Sì, la cultura, l’arricchimento, lo studio, etc., ma questo arricchimento di due anni ha un costo notevole che non tutti possono sostenere facilmente.
    • Savino Rispondi
      Medici che speculano sulla salute, maestre d'asilo (ci vuole la laurea) che maltrattano i bambini, operatori che maltrattano anziani e malati, dirigenti pubblici pieni di bustarelle e lingotti d'oro, funzionari corrotti e fannulloni, alti magistrati ed esponendi delle forze dell'ordine che commettoni errori banali, della politica non ne parliamo nemmeno, ingegneri e progettisti che deturpano l'ambiente, professori universitari abili solo a gestire il potere, gente che non sa fare la "o" col bicchiere in posti sbagliati ecc. ecc. e lei mi viene a dire che essere capaci di fare un lavoro con la professionalità di uno studioso non serve? Ma in che mondo vivete? In che mondo vivono quelli chiamati a selezionare le risorse umane, che continuano a preferire un imbecille raccomandato ad uno studioso? Chi ha vissuto altre sciagurate epoche non si metta, per favore, a fare il maestro di vita ai nostri giovani, perchè aspetti in cui le cose funzionino proprio non ce ne sono.
      • Marcello Romagnoli Rispondi
        Signor Savino, molto meglio farsi curare da un guaritore con la 3a elementare? Quante maestre d'asilo con la laurea sono accusate di aver maltrattato i bambini a loro affidati? Suvvia, non cadiamo nella banalità!
        • Savino Rispondi
          Dov'è che si sono formati quelli delle generazioni precedenti, che non sapevano neanche fare un dettato (e si vede)?
      • Carlo Rispondi
        ??? Non capisco, lei sta dicendo che un laureato ha più probabilità di comportarsi onestamente di un diplomato? Il mio esempio sull'inutilità della laurea era riferito ad esempi molto specifici del mondo aziendale. Non a caso prestigiose società di consulenza aziendale assumono anche laureati in materie scientifiche che di economia ed affari non sanno nulla. Ovvio che esistono altri mestieri (medico, architetto, scienziato, etc.) in cui invece anni di studio sono fondamentali e non si può improvvisare. Io ho fatto la Bocconi, e ora lavoro a Londra. Le assicuro che il 90% di quello che ho studiato si è rivelato un insieme di astrazioni teoriche pressoché inutili, e che il 90% di ciò che mi serve l'ho imparato sul campo. Non a caso ho lavorato a fianco di ingegneri, biochimici, fisici etc che hanno anche loro imparato tutto sul campo.
        • Savino Rispondi
          Le rispondo con le parole del magistrato Sabella, ex assessore alla legalità del Comune di Roma, il quale ha detto che, senza la competenza, i piani anti corruzione sono acqua fresca e che la corruzione si annida proprio dove la competenza manca.
  5. Marco Casale-Rossi Rispondi
    Gentilissimo, Da un lato le iscrizioni a scienze della comunicazione, giurisprudenza, lettere e filosofia, o architettura continuano a superare di almeno un ordine di grandezza il fabbisogno, con ovvie ripercussioni sulla possibilità di trovare un lavoro ma anche sulla motivazione ad iscriversi e a concludere gli studi. Dall'altro ci vuole una laurea per fare l'insegnante di scuola materna/elementare o l'infermiere - ovviamente a parità di retribuzione rispetto a coloro che hanno raggiunto solamente il diploma. A quando la laurea in ecologia per fare il netturbino? Credo che oltre all'insipienza del legislatore - che ha"mal-pensato" il 3+2, consentito l'istituzione di corsi di laurea "in cura del cane e del gatto" e impone il numero chiuso a ingegneria ma non a lettere e filosofia - pesi la mancanza di una visione strategica del futuro da parte di molti studenti - quanti altri avvocati avrà ancora bisogno un paese che ne ha già il doppio di paesi europei con popolazione comparabile o superiore ? Sono proprio sicuro di iscrivermi a giurisprudenza ? Infine, mi turba la miopia imprenditoriale - anche della "grande" impresa - che galleggia sugli stagisti, perde competitività, si lamenta ma non è disposta a pagare la professionalità. Tutti incentivi a evitare l'università oppure - per l'elite che può permetterselo - a frequentarla all'estero. Cordialità
    • bob Rispondi
      ..un conto la laurea "inventata" in scienza della comunicazione più che un corso di laurea è "crea posti inutili per i docenti" non metterei lettere e filosofia ( se vogliamo fare una battuta Marchionni è un laureato in filosofia). Ma mi chiedo : perchè un muratore non può essere un laureato?
  6. Savino Rispondi
    Per frenare l'emorragia di iscritti e laureati, l'università e l'intero sistema del mercato del lavoro devono dimostrare trasparenza e meritocrazia. Se vanno avanti sempre i soliti e sempre i meno bravi si lludono e si deludono solo le speranze dei giovani e delle loro famiglie. Invece, lo sciopero attuale dei docenti universitari va esattamente nella direzione contraria: è l'ennesima prepotenza baronale ed è il definitivo colpo di grazia per le aspettative di un'intera generazione.
    • Marcello Romagnoli Rispondi
      Signor Savino, mi interessa soprattutto la sua affermazione "Se vanno avanti sempre i soliti e sempre i meno bravi". Potrebbe cortesemente fornire le prove di quanto dice?
  7. carmelo lo piccolo Rispondi
    A mio avviso tre anni di università sono pochi per acquisire una vera istruzione che consenta l'uso del titolo di studio ai fini dell'ingresso nel mondo del lavoro. Il problema non è accorciare i tempi dello studio, il problema è quello di garantire ai laureati una effettiva possibilità di maggiori opportunità di lavoro. A mio avviso basterebbe rendere di nuovo conveniente iscriversi all'Università, abbattendo i costi enormi che le famiglie sostengono per fare studiare i ragazzi. Occorre poi abolire il valore legale della laurea, che è all'origine di tanti fenomeni di malcostume anche penalmente rilevanti (raccomandazioni, corruzioni, falsificazioni di esami, ecc) e che ha permesso ad una casta potentissima (i professori universitari) di avere un enorme potere di ricatto. E poi occorrerebbe intervenire sul contesto "culturale" del capitalismo italiano, sui suoi modelli di governance e sulla sua capacità di promuovere l'innovazione.
  8. asdra Rispondi
    La BCE punta tutto sulla moneta forte? Con la politica del QE?
  9. Plinio Rispondi
    Il fallimento della 3+2, a mio avviso, è fallita anche per ragioni culturali tipicamente Italiche. Ho parlato con tanti studenti ed ex studenti i quali mi hanno riferito che durante il percorso di studi, i professori universitari hanno martellato gli studenti dicendo che la laurea triennale "non vale niente" oppure che è di "serie B". L'Università è anche una burocrazia che non vuole perdere il potere di condizionare gli accessi alle professioni, non si vogliono chiudere sedi inutili, non si vuole perdere utenza e non si vuole accettare che l'esperienza sul campo è molto (talvolta più) qualificante rispetto ad alcuni corsi inutili.
    • arthemis Rispondi
      forse le aziende, che per prime avevano spinto all'adozione del 3+2, hanno realizzato che non potevano assumere un laureato triennale e pagarlo come un diplomato...
  10. davide445 Rispondi
    Per quanto sia vera la confusione esistente nel 3+2 (ricordo benissimo l'evidente la modalità di riciclare i corsi delle lauree vecchio ordinamento invece di strutturare un piano nuovo e ben organizzato), ritengo molto più importante la problematica della domanda, ossia l'endemica mancanza di innovazione, accesso ai capitali, qualità del management, sviluppo delle aziende, efficienza normativa e amministrativa. E' un annoso problema di cui non si vede la soluzione e qualunque altra iniziativa non focalizzata sarà solo uno spreco di risorse. Aggiungo che non solo di laureati sono sempre meno, ma quei meno se ne vanno se sono qualificati e fortunati. Tutti i giovani che sento non vogliono nemmeno studiare in una università italiana, perché vogliono studiare e rimanere all'estero. Non si tratta di trovare cavalieri o geni, prima di tutto i cittadini sono chiamati a eleggere a rappresentanti il meglio possibile che sappia creare un ambiente competitivo, e non solo il rappresentante comodo, folcloristico o conveniente. Ma in fondo cittadini poco istruiti sono convenienti per tutti, in quanto più plagiabili. Il timore è quindi che questo sia semplicemente impossibile, se non tramite una crisi vera che forzi un cambiamento.
    • bob Rispondi
      ...oppure un Comitato di Salute Pubblica formato da intelletuali, imprenditori, giovani, facce non viste ma che sono quel 25% di attivi che ancora tira il carro. Senza distinzione di ideologia, ma solo comprendendo che questo Paese sta affondando da Nord a Sud. Qualcuno non si è reso conto o gli fa comodo non rendersene conto che Internet è una rivoluzione epocale giusta o sbagliata che sia che stavolgerà lavoro, comunicazione, trasposrti, energia. In Cina progettano il Tram guidato da banda magnetica ...in una città del Nord Italia stanno mettendo i pali per rifare il filobus....pazzesco