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  1. giuseppe Rispondi
    Far sollevare in aria un A-380 di 500 tonnellate con l'elettricità è e resterà impossibile, così come far attraversare un oceano a una porta-container lunga 300 metri con motori elettrici. Però si possono sostituire le centrali a carbone con centrali a sole e vento, questo lo si sta già facendo con ottimi risultati. Io credo che se al 2050 il problema dell'inquinamento riguardasse solo il trasporto marittimo e aereo saremmo quasi a posto
  2. francesco vittori Rispondi
    ma davvero secondo lo stimato autore (stimato per davvero, non è una presa in giro) possiamo mettere in una ipotetica situazione di emergenza sulla stessa bilancia sostenibilità economica e salvezza ambientale. Chiaro che finchè la situazione lo permetterà sarà giusto farlo ma in caso di estrema emergenza, che non è detto che accada, per carità, ma alcune stime la danno come possibile (o addirittura probabile), credo che tutti, autore compreso, saremmo pronti a sacrificare o ignorare la sostenibilità economica a fronte dell'obiettivo da raggiungere. Immagino, per pura fantasia, che domani esca uno studio che confermi che le navi, con la tecnologia attuale, rendano tossico il mare nel giro di 30 giorni (esagerazione). Davvero penseremmo ancora all'ammortamento dell'imbarcazione, alla sua sostenibilità economica a scapito della immediata sostituzione con una tecnologia più costosa ma salutare? E' chiaramente una esagerazione frutto della fantasia e i criteri economici devono essere guida per ogni decisione ma talvolta l'uomo dovrebbe essere in grado di darsi un limite.
  3. marcello Rispondi
    Premesso che ritengo il cambiamento climatico e il global warming un fatto, vorrei ricordare che tutte le previsioni, anche quello di scenario, sono fatte sulla base di probabilità che carartterizzano gli eventi futuri, Quindi vengono stimate delle distribuzioni di probabilità nelle cui code sono rappresentati gli eventi estremi a cui sono attribuite probabilità piccole. Il ruolo dell'incertezza in queste siatuazioni è determinante e gli scenari descritti da diversi istituti di ricerca sono diversi, cioè sono caratterizzati da distribuzioni di probabilità diverse. Il tema dell'aggregazione di queste è uno dei punti cruciali di tutti i rapporti a cominciare da quello dell'IPCC che usa molte distribuzioni e introduce nelle sue analisi giudizi qualitativi che corrispondono a intervalli di distribuzioni di probabilità, La stima sui costi allo stesso è incerta e la valutazione dell'economcità dipende anche dai costi impliciti, di opzione e dal tasso di sconto. Credo che dagli anni 90 l'economia ambientale abbia rispostoa tutti i quesiti teorici su cosa significhi sviluppo sostenibile in un modello standard e come questo implichi ineludibilmente la crescita dei costi rispetto a un'economia non sostenibile. Il problema è chi deve sostenere questi costi e in quale misura. Un tasso di sconto pari alla probabilità annua di decesso come suggeresce Quiggin sembra elevato? A cosa serve l'economia ambientale oggi?
  4. Mauro Rispondi
    Mark Z. Jacobson e colleghi hanno prontamente riposto alle critiche, punto per punto, dimostrando che in diversi casi esse si basavano su errate interpretazioni dei loro numeri. Quanto ai costi, altre analisi indipendenti dimostrano come, per limitare la concentrazione di CO2 in atmosfera, l'ottimizzazione economica porta a scenari per il 2050 che impiegano al 100% fonti rinnovabili (v. https://www.researchgate.net/publication/318966594). Piu' in genere basta uno sguardo alla letteratura scientifica piu' recente per vedere che gli studi sull'abbandono di energie fossili stanno considerando scale di tempi sempre piu' ravvicinate, impensabili fino a pochi anni. Peccato che i nostri ministri dell'ambiente e dello sviluppo economico non se ne siano accorti nella loro Strategia Energetica Nazionale (SEN) pubblicata qualche mese fa.
  5. Marcello Romagnoli Rispondi
    Triste pensare che la probabilità di sopravvivenza di buona parte dell'Unamità si infranga sullo scoglio del costo. Non ci si pone ogni anno questo problema quando si spende per acquisire nuovi armamenti militari e neppure quando si varano QE.... Capisco obiezioni relative alla tecnologia non ancora disponibile, al poco tempo a disposizione, ma quella dei soldi non mi è chiara. Le banche centrali hanno dimostrato coi fatti che i soldi sono in grado di crearli dal nulla quando occorre salvare il sistema bancario.
    • arthemis Rispondi
      non è solo questione di costi, ma anche di disponibilità di materie prime: le fonti rinnovabili sono 'diluite' e, a parità di MW installati, solitamente richiedono più rame-acciaio-cemento ecc. rispetto alle fonti tradizionali. E' disposto a decuplicare l'estrazione di rame e la produzione di cemento? (per approfondimenti, vedere per es. le pubblicazioni di Vidal-CNRS Grenoble e di Terrasi-CNR Catania)
  6. Alessio Rindi Rispondi
    Ma soprattutto che autonomia avrebbero aerei e navi "elettrificati" che immagazzinano energia esclusivamente tramite accumulatori? E l'onnipresente discussione sui tempi di ricarica? vita utile degli accumulatori? cicli di carica-scarica utili? Dovremmo ripensare completamente il trasporto merci perchè credo che anche ai limiti dello sviluppo tecnologico difficilmente aerei e navi completamente elettrici si avvicineranno in prestazioni a quelli attuali.
    • Marcello Romagnoli Rispondi
      Faccio presente che gli aerei elettrificati, treni, navi ecc non hanno bisogno per forza di sole batterie, ma esistono anche altre tecnologie come le celle a combustibile a idrogeno. Per i treni ad esempio la Alstom propone treni con questa tecnologia. Anche sulle prestazioni possiamo discuterne e la lascio con una domanda....l'attuale spostamento di merci serve proprio tutto?
  7. DDPP Rispondi
    Mi sembra che tutti questi studi sull’energia e/o sul riscaldamento globale, siano viziati da un errore concettuale. Mi riferisco alla necessità dei gruppi scientifici di lavoro di non parlare della crescita demografica. Questo porta a concentrarsi sulle altre variabili “tecniche” dei modelli: consumo di petrolio, carbone, autotrazione. O ancora le definizioni di sviluppo sostenibile o la costruzione di città “ecosostenibili”. Sono costrutti intellettuali fatti per evitare il problema costituito dal del sovrappopolamento. Sono anni che non sento più parlare di controllo delle nascite, di contraccettivi, di premi alla denatalità. Il Congresso Mondiale di Bucarest del 1974 sulla sovrappopolazione ha sancito la vittoria delle istanze religiose (cristiani e musulmani) e di quelle ideologiche (gli allora paesi comunisti e la sconfitta delle liberaldemocrazie. Fu sancito che la crescita demografica era incoccabile e doveva restare incontrollata. La Cina, firmataria di quelle decisioni ideologiche, decise però che al suo interno la popolazione andasse controllata. Fintanto non si ricomincerà a ragionare su questo tema, credo che sia inutile (o utili solo per chi ci campa) effettuare studi su energia e globalwarming.